Pagina dell’ultima volta.
Intendiamoci: ultima volta del deambulare sopra le nostre teste di quella di Halley Edmond, la cometa.
Correva l’anno – per recarsi dove? – del Signore (Lui lo sa?) 1986 e noi più che osservare il cielo per individuarla, scrutavamo angosciati verso l’alto perché non volevamo ravvisare la nube tossica e radioattiva proveniente da Chernobyl. Oggi non accadrebbe mai, infatti autorizziamo il Giappone – un dolore infinito – a sversare acque radioattive in mare, ma in totale sicurezza: per la salute umana e per l’ambiente.
Cometa magnifica, immaginifica parola latina di etimo greco che allude alla chioma, quella di certi corpi celesti, meglio astrali, che ruotano attorno al Sole e quando appaiono ad occhi vagamente umani sembra sfoggino una indomita capigliatura luminosa.
Super Luna – perigeo, questo sconosciuto nuovo eroe, anzi: eroina (senza sensi mimetizzati) – e Luna Blu (ero rimasto fermo alla Laguna Blu, o forse al laghetto della Trota Blu) non hanno un preciso equivalente scientifico, anche se la scienza contemporanea assomiglia più a un reality con annesso reparto marketing; sono però molto popolari quindi vox populi, vox dei. Un dio minore: basta sapersi accontentare.
Forse non passeranno le comete più luminose in formazione celebrativa – o forse sì – ma mezzo secolo fa si congedava dalla Terra di Mezzo (e da tutti gli altri mondi) il Maestro Tolkien, JRR, per raggiungere l’empireo e riposarsi, finalmente; magari dedicandosi alla lettura dei romanzi fantasy e del suoi numerosi emuli. Certo, suona strano che con tutte le latitudini e longitudini disponibili, solo nell’ex Belpaese le sue opere siano divenute miti per i destrorsi italopitechi. Mentre ovunque hanno nutrito, educato, conquistato popoli di pacifisti e di hippie. Qualcuno non ha capito e difficilmente ritengo si tratti del Professor John Ronald. Comunque, solo per la cronaca, lo spietato Saruman era un tecno capitalista e noi tolkeniani parteggiamo, sempre e comunque, per nostra grazia: la Natura.
La cometa, quella di mister Halley, è periodica, come certi numeri o certe persone, forse presenze; ogni 77 anni torna qui da noi, ci osserva, ci predice il futuro e riprende il viaggio. Pronuncia profezie sempre più arcane e stringate, la prossima volta potrebbe anche restare muta. Ammutolita, più che altro.
La prossima volta chissà che Terra ritroverà, chissà se ci saremo: 2061.
