Bacucchi colbacchi Bakunin

Pagina bianca, per penne bianche, capelli brizzolati, penne fuori corso.

Penne a mezz’asta, in lutto: abbiamo inventato il reato di umanità, in nome del nostro cambiamento, in meglio senza discussioni; chi rifiuta di aderire al mutamento – genetico mentale socio antropologico – non riceverà più cure mediche e per un turno sarà estromesso dal novero della razza, forse umana.

Non volendo mettere in discussione, rottamare, ostracizzare una volta e per sempre il sistema economico criminale che ha due soli comandamenti: sfruttare vampirescamente – chiedo venia Principe Vlad – oltre tutti i limiti Persone e risorse naturali, fino al prosciugamento, è automatico consequenziale perfettamente coerente criminalizzare stigmatizzare mettere alla berlina chi aiuta empaticamente e concretamente i propri simili, ridotti alla fame e alla disperazione.

Siamo o non siamo l’unione dei paesi bacucchi più cristiani del globo?

Vaccini a raffica, qualche valente cronista indigeno indica la via della salvezza, come nella perfida Albione uscita a testa bassa, ma spettinata, dall’Europa; erano comunque isolani da tempo, vero? Certo, un titolo giornalistico di questo tipo, ne rammenta uno – memorabile memorabilia – di un antico quotidiano sportivo che celebrava l’impresa domenicale di un goleador dal cognome evocativo: Pompini (Stefano), a raffica. Era il lontano 14 aprile 1990, le gloriose formazioni del Fiorenzuola e della Sammargheritese – in onore delle Margherite o di Il Maestro e Margherita? – si affrontavano con in palio la prospettiva di balzare dall’Interregionale all’olimpo della serie C2, come diceva quel tale. Titolisti e correttori di bozze, nel mondo antico i più preparati nei circoli esclusivi degli scribi, forse in buona fede, forse maliziosi quanto basta, si divertirono: giochi di parole, parole in gioco, solo per palati fini, stomaci forti e anche villosi, se non virtuosi.

Vi chiederete e mi chiedo da solo cosa c’entri Michail Bakunin, ma un anarchico rivoluzionario che non solo avrebbe voluto organizzare, ma partecipò in prima persona a un bel ’48, è sempre il benvenuto: ogni struttura gerarchica – in mano a plutocrati o a dittatori acclamati dal popolo (quale? ne esistono varj e di molto eventuali) – è per sua genetica originaria coercitiva repressiva iniqua; Gian Maria, occhi di bragia, la classe operaia è poi andata davvero in Paradiso? Intanto, passaggio intermedio necessario, ha raggiunto il Camposanto.

Il Colbacco presto non servirà più, ne perderemo tracce e memoria con questi incrementi di temperature, però sulla scrivania con sullo sfondo una libreria virtuale con tanti dorsi colorati di libri inesistenti fa sempre un certo effetto pseudo intellettuale; è più naturale l’origine della pandemia o i cerusici televisivi che tentano di smerciare i rimedi? Dubbi amletici atavici atroci, come certi dolori de panza quando il segretario più democratico e più lideristico che esista si preoccupa per il lavoro inesistente dei proletari e per la carriera delle donne: anzi, di una in particolare, la reginetta dei tolksciò, alla quale hanno imposto lo sciò sciò, ovvero la chiusura del teatrino per mancanza di fedeli, anzi fedelissimi, ché si sa gli adoratori digitali o tubocatodici sono volubili voltagabbana ingrati.

Voci infondate senza fondamento senza ugola diffondono leggende continentali; pare che alcune tribù germaniche abbiano rispedito all’alchimista di turno gli elisir miracolosi: “Non vengono dalle Stelle, come non sono di discendenza astrale la fantasia dei Popoli e gli imperi della Musica”.

Non abbiamo riscontri evidenze fattuali scientifiche, però le panchine affollate di gente che sta male causa nenie quotidiane del Mondo Prima sono vuote e con questi ritornelli anche il Maestro etneo, con colbacco anti cenere e veste arancione sufi, si butta giù:

dal/nel Vulcano.

Popolo popolino popolusque, al dunque giunti, gaudeamus: i nuovi vice capoccioni – 39, non uno di meno – sono stati investiti dalla responsabilità ex cathedra.

Le nuove regole draconiane sono realtà; ora anche Bakunin e il suo fido Colbacco sorridono, sereni.