Completa guarigione

Dolore nella voce, o voce del dolore?

Incipit che appare peregrino, marzulliano, ma scompare, appare in tutta la sua tragicità, concretezza, se solo ci soffermiamo per qualche minuto sulle dolorose vicende di Sinead O’ Connor e Dolores O’ Riordan. Curiose assonanze di cognome, carriera, destino, esiti finali.

Il dolore è più forte, devastante, distruttivo se non si è in grado di esprimerlo, se non esiste una sola parola per definirlo. Leggere le statistiche sui suicidi in certe società tribali, ove non esistono lemmi per descrivere il disagio, l’infelicità umana.

Dolores e Sinead sono rimaste nel cono di tenebra della disperazione, si sono ribellate o hanno tentato, ma compiere quell’unico grande passo non è stato possibile, per loro. La catena incorporea ha loro precluso la luce, per sempre. Almeno qui, sul pianeta Terra.

Ci si abbarbica disperataMente a ogni cosa, per non patire o patire in modo più sopportabile, perfino alle sudate carte, fogli inutili, alle fole dei romanzi: più che rivelare, nutrono, fanno sgorgare nuove domande; la cognizione del dolore non è solo uno splendido (flusso di coscienza, senza pietà) di Carlo Emilio Gadda, è un pasticciaccio brutto, cui, come scrisse Pietro Citati, nemmeno “la felicità della forma riesce a risanare questa terribile piaga“. L’epilogo, a valanga, è noto; disperato.

Uno, non per indicare il primo capitolo o il primo numero di un (antico) codice binario; uno al di sopra del bene e del male, uno inteso come unità del tutto, nonostante, o grazie alla diversità di ognuno di noi, degli altri esseri viventi, delle cose.

Complicato da capire, eppure evidente, malgrado il nostro scetticismo, le nostre resistenze.

Uno per librarsi decisi – come Nietzsche? – al di là del bene e del male, per muoversi da nomadi, liberi davvero, tra storia, psicologia, cultura, per ridurre a brani (brandelli, se preferite) la morale, per divincolarsi, una volta per tutte, dalla religione cristiana, o meglio, dal cristianesimo, “autentico platonismo per i popoli“.

Riattivare il nostro occhio interiore – terzo occhio, non per importanza – , abbracciare, farsi avvolgere dal misticismo, dalla realtà superiore e divina che permea la concretezza, abbandonare la facile tentazione duale (bene e male, yin e yang, luce e buio, ecc.), finalmente approdare all’unità interiore.

Scorgere l’ombra della Luce, in un Oceano di silenzio, e, infine, conquistare la completa guarigione.

Anche Sinead e Dolores.

Oceano di Silenzio, lode all’Inviolato

Post muto, silenzioso, oceano di silenzio, oceano di cordoglio.

E’ partito un gigante, un maestro, un artista; chiamando in soccorso uno dei Suoi pochi veri discepoli, Gianluca Gill, questo evento triste, questo lutto “mi precipita in uno strano stato, come in una canzone di Franco Battiato”.

Povera patria, abbandonata nelle mani di servi sciocchi, di parassiti senza dignità, di iene egocentriche. Rozzi cibernetici, signori degli anellidi, sintetici.

Viviamo in un mondo dopo, orribile: forse, non ci siamo capiti, perché dovremmo continuare a pagare tributi balzelli extra a dei rincoglioniti e in più asservirci, arrendevoli proni, a chi si crede padrone?

Uno strano bambino di 11 anni ascoltava incessanteMente la Voce del Padrone, disco in vinile a 33 giri, e attraverso la Bellezza, imparava a non sottomettersi, mai, a padroni.

Gli Uccelli, poesia musicale che svela i segreti delle meccaniche celesti, a chi sa ascoltare, volare, sottomettersi abbandonarsi affidarsi alla risonanza primordiale, alla forza poietica primigenia.

Sia lode all’Inviolato per averci donato Franco Battiato, sia lode all’Inviolato per averci concesso di vivere, senza merito, nella stessa era del Cinghiale Bianco.

Stranizza d’amuri, dolore e gioia all’unisono. Ci ritroveremo in altre dimensioni, percorrendo invisibili sentieri diagonali, colmi di Luce, più veloci di aquile e sogni, più veloci dello stesso pensiero, per concerti universali, senza inizio né fine.

Nei giardini della pre Esistenza, cammineremo placidi, finalmente tornati all’Uno al di sopra del bene e del male, oltre ogni passione bisogno dolore fisici; rinunceremo alla nostra identità terrestre limitata, per accedere ascendere abbeverarci alla Vita, quella vera e conversare solo di Armonia Musica Arte.

Quel bambino oggi dice: e Ti vengo a cercare;

anche perché non vorrebbe perdersi: l’incontro tra Te e Gurdjieff che così aggiornerà la sua preziosa lista di uomini straordinari, la riunione tra i leoni culturali di Sicilia, Tu e Manlio Sgalambro, le nuove rivoluzioni sonore insieme a Giusto Pio, magari dopo aver fatto scalo a Grado o dopo passeggiata a Pieve di Cadore.

L’Immagine divina e il Suono metafisico della realtà, li hai trovati e li hai regalati Tu, alle nostre anime, in cammino verso altri mondi, verso nuove visioni, verso realtà dove regneranno solo Pace e Amore.

Grazie, Maestro Battiato.