Per aspera ad… boh

Pagina delle imprese, ma grandi.

Grandi imprese o imprese grandi? Da non confondere con il famigerato pennello di cinghiale – oggi, non esiste problema, vista la proliferazione incontrollata dell’ungulato – con cui dipingere vaste pareti.

Impresa dunque nel senso di azione umana notevole, non di intrapresa economica; anche se poi, a essere pignoli, rispettando regole leggi e persone, in un certo senso, si somigliano. Si sa, chi si somiglia, si impiglia. O giù di lì.

Non per saggezza da umarell – anziano in pensione che vagabonda per cantieri urbani, commentando lo stato dei lavori (o i lavori di stato) – ma risulta complesso assai giudicare l’effettiva o presunta grandezza di un’impresa; giudicare di per sé diventa una impresa, ardua e notevole. Spesso chi la compie, chi ne fa parte a pieno o parziale titolo, non possiede la necessaria lucidità, l’essenziale terzietà, l’imprescindibile lontananza. La lontananza sai, è come il vento. Il resto, mancia (è Storia).

Ditelo a Kali – non KalìFajardo Anstine, scrittrice; nel suo romanzo d’esordio narra le gesta di cinque generazioni di una famiglia nomade, in viaggio – in tutti e con tutti i sensi, possibili e immaginari (immaginabili) – tra Messico e Colorado. La Donna di luce dell’opera illumina, per giusto dire, la trama ma dispensa luce intellettiva e onirica anche per noi, poveri mortali analogici, lasciandoci intuire che nessuna terra, nessun popolo sono conquistati fino in fondo, fino a quando la memoria sopravvive. Vive, viene custodita come gemma preziosa e salvifica.

I nostri giorni a disposizione saranno stati forse happy – perché siamo stati giovani? pensa quando non esisteva la gioventù come categoria – resta la sensazione che quel telefilm, in apparenza così innocuo e di successo (bingo), veicolasse, in modo nemmeno troppo subliminale, un solo messaggio ‘forte’: aderite al sistema capitalistico (a stalle e strisce) e sarete per sempre invincibili e felici. Un’illusione, una menzogna: criminale. Mentre i loro aerei da guerra – ancora? nel 2024? – insozzano cieli e umanità, giorno e notte.

Per aspera – che poi sarebbero le difficoltà, le brutture, perfino le crudeli ingiustizie che ognuno di noi affronta durante la vita terrena – ad astra, dicevano gli avi Latini; auspicabile, ma chissà: la luce delle stelle, così affascinante e misteriosa, è luce di corpi ormai decaduti.

Meglio, più realistico se non altro, per aspera ad boh; consolante leggere, rileggere, leggere ancora i racconti di Osvaldo Soriano, i suoi Artisti, pazzi e criminali che non passano mai di moda, perché delle mode se ne infischiano. E se l’esito conclusivo, di tutto, deve essere Triste, solitario y final, almeno, per merito dell’autore, saremo in grado di osservare il mondo – perfino le dittature – con sguardo sognante e poetico.