Vite appese, non ai chiodi

Pagina delle vite appese, magari, se possibile, non ai chiodi arrugginiti;

anche fossero quelli delle opere pittoriche immortali. I chiodi, non confondiamoci.

Pagina dei graffiti o murales urbani, poco urbani, cioè sconci; quelli vergati da ignoti writers – forse – capaci di sorprendere, scandalizzare, criticare nel e dal profondo le nostre rispettabili società, non solo umane. Graffiti senza veli, per davvero: finalmente.

Non per pignoleria, writers, cioè scrittrici e/o scrittori (anche, non solo): di astrazioni, di realtà vivisezionate in precise categorie mentali, senza specificare il supporto; dell’astrazione, ovvio. Writers fantasma, non meno importanti e contundenti per questo.

Pagina di quelle vite che decidono di dedicare un periodo – un anno? – sabbatico, cioè del sabato, festivo, in senso ebraico, a sé stesse. Magari in un antico faro un po’ diroccato, ma funzionate; a picco sulle rocce nude e aguzze, a picco senza teli protettivi sulla vita, reale. Un sabbatico stabilito o una esistenza intera, però retribuita, giustamente degnamente totalmente. Per illuminare: le materie, l’intelletto.

A piedi scalzi, sempre su quelle pietre acuminate, per scoprire o riscoprire la bellezza dei sentieri – lunghi, infiniti – in bicicletta; o per scoprire all’improvviso che, magari in Transilvania, hanno inventato la scrittura, magari 7.000 anni fa circa, o giù di lì; per scoprire che la scrittura, una delle poche invenzioni rivoluzionarie sul serio per tutto il globo, forse è stata ideata da popolani ignoranti e non da anonimi burocrati o soliti ‘figli degli dei’, per cristallizzare il potere e abusare in eterno della povera gente.

Ascendere al monte ventoso, certo, camminando o pedalando, per rimirare il paesaggio, il passaggio, per apprendere la poesia; ascendere all’altopiano dell’Anatolia, ma rammentare che i popoli africani giunti in Europa edificavano templi a più piani e abitazioni di cinque stanze. Per non citare tutte le altre abilità. In più, disponevano di strane tavolette d’argilla, forse utilizzate per un primo, rudimentale sistema di scrittura. Pernacchia – gigante – alle nostre immutabili convinzioni: settentrionali, occidentali.

In realtà, le nostre esili vite sono appese, se non ai chiodi, ai rami dei tigli secolari; noi stessi ci dedichiamo allegramente alla potatura, immotivata, dalle conseguenze rovinose. Non ci rendiamo conto – non ci facciamo mente capace – che non è mutato il tempo, siamo proprio piombati in un’altra era, più insidiosa, minacciosa: mutatis mutandis, simile a quella che accolse i primi esseri umani. I quali – sia scritto senza offesa – sembravano di gran lunga più intelligenti di noi.

Come sosteneva lo scrittore statunitense Harlan Ellison, ogni scrittrice, ogni scrittore di valore sa che tutta la scrittura, in un modo o nell’altro, è sovversiva, è una guerriglia contro lo statu quo.

Soprattutto se stupido, come adesso.

Tutto sommato, meglio appigliarsi ai chiodi rugginosi.

Visioni

Pagina delle Visioni, anche da Pejote, anche dei simpatici Visoni, ma vivi.

Orsi polari che si affacciano alle finestre degli avamposti più settentrionali esistenti sul Pianeta, quelli abbandonati dai bipedi; attorno a quelle che di fatto sono ormai le loro case, possiamo notare vegetazione curata e senza scarti o rifiuti, e, soprattutto – dettaglio non ininfluente – la totale, preoccupante assenza di ghiaccio e neve.

Il nostro paese è figlio, chissà quanto legittimo, di un passato non sempre adamantino, con il quale non ha mai fatto un vero redde rationem morale collettivo; forse così si spiegano oscure presenze nei palazzi rinomati e sceneggiate istituzionali anacronistiche, umilianti per le casse dello stato e soprattutto per l’intelligenza dei cittadini, rituali retaggio ingombrante di epoche e regimi che dovremmo rinchiudere negli archivi polverosi, sigillandoli una volta per tutte. Invece.

Dai buchi neri della patria, a quelli rotanti nello spazio che da un po’ di tempo inviano segnali luminosi alla Terra – cinefili, questi buchi neri, hanno certo visto anche loro Incontri ravvicinati del terzo tipo – potremmo trarre energia con un’efficienza pari al 150%, superiore a ogni fonte mai nemmeno immaginata; al momento, la piccola non trascurabile difficoltà, pare sia costituita – come segnalano puntualmente astrofisici e astronomi – dalla mancanza di tecnologia adeguata all’uopo e alla bisogna, ma gli scienziati restano fiduciosi: prima o poi, gli umani saranno in grado di rendere energeticamente fruttuosi, cedendo a poetiche visioni, la luce delle stelle e il buio delle galassie.

Visioni dal passato della Via Lattea: una notizia buona e una cattiva, per noi terrestri e anche per gli extraterrestri: pare che in effetti nella galassia siano esistite altre civiltà. Potremmo affermare che la nostra, molto più recente e in fondo giovane, sia quasi una civiltà adolescente. Fino a qui, restiamo nell’ambito delle note confortanti, quello che invece potrebbe e dovrebbe un po’ allarmarci, riguarda l’epilogo delle popolazioni aliene: pare siano estinte da molto tempo e le cause sarebbero da attribuire a olocausti nucleari e/o mutamenti climatici incontrollabili Una sorta di monito, non presidenziale, molto di più: del genere, civiltà avvisata, mezza salvata (se i padiglioni auricolari e soprattutto le menti, sono aperti e ricettivi).

Permangono come sempre i dubbi: vaghiamo su un Pianeta che dista 25.000 anni luce dal centro del Tutto, ma le galassie si stanno allontanando o avvicinando? In particolare: l’Universo prima o poi terminerà il proprio viaggio? Se è partito, dove arriverà?

Visioni, giunte fino a noi dalle prime forme di scrittura: anche se qualcuno resta scettico, Mama Africa si rivela ancora e sempre una fonte ricca di siti archeologici meravigliosi per gli studiosi – antropologi e non solo – desiderosi di capire sempre più e sempre meglio quando e come sia nata una tecnologia portentosa, quella del linguaggio scritto; i reperti più recenti pare confermino: i nostri avi, poco tempo dopo essersi collocati in posizione eretta, avvertirono la necessità di descrivere il mondo nel quale si trovarono a vivere e lottare per la sussistenza: l’ispirazione per i primi tentavi di grafia simbolica e semiotica – via via resi più semplici per un utilizzo più rapido e funzionale – pare sia sgorgata dai sogni, perché dai primordi ebbero l’intuizione che, oltre la caccia per la mera sopravvivenza, esistesse qualcosa di più prezioso e indefinibile, altro rispetto alla concreta quotidianità.

Visoni oniriche per interpretare la realtà, o viceversa.

Visioni, spartizioni, in senso lato: esiste qualcosa di più prezioso intimo perfetto della condivisione di pensieri, fiato, umori? Nemmeno la congiunzione carnale carnascialesca, allegra può raggiungere quelle vette di passione e compartecipazione – anche solo per brevi istanti – al destino, alla vita di qualcuno, altro da noi.

Il bacio, a ciascuno il suo: quello di Hayez, quello di Klimt, quello di Giuda; quello degli angeli caduti, oppure quello affidato al vento, da Neruda.

Il flusso pseudo informativo ininterrotto – tacitando visioni, illusioni, prospettive chimeriche – ha il potere di rendere ogni argomento banale, sovrapponibile, intercambiabile a qualsiasi altro; se ogni tema viene poi presentato in termini spettacolari, con toni celebrativi e trionfalistici, enfatici, parossistici, l’effetto marmellata scaduta, nauseabonda, diventa inevitabile; ad esempio, ho davvero compiuto enorme fatica per distinguere, per orientarmi, in queste settimane, tra notizie su pandemia, Quirinalia – minima moralia? – , pettegolezzi delle fantastiche costumiste dal sedicente festival delle canzonette;

a proposito, davvero credete che alcuni poverelli di spirito, propagandati quali artisti, siano maledetti, dannati e scandalosi, in senso etimologico? Dopo quel capellone barbuto di Gesù, pura illusione o ipocrisia: ai suoi tempi – che tempi – rinnegava la proprietà privata e le ricchezze, predicava la solidarietà tra gli esseri umani – e la praticava sul serio – spalancava il regno dei cieli agli ultimi della Terra, abbracciava lebbrosi e prostitute.

Infatti, lo hanno inchiodato: non solo alle sue visioni.