Bizzarra obliterazione della conoscenza (coscienza?)

Pagina della validazione, meglio – più colto – dell’obliterazione;

intanto, per evitare sanzioni: del biglietto. L’obliterazione.

Sola andata, perché ogni vero viaggio è così; sperando non si riveli una sòla, alla romana. Meglio, alla romanesca.

Obliterare, non blaterare vane e arcane parole alla Rosa dei Venti; annullare, cancellare. Se si tratta di un titolo (documento), convalida mediante apposita macchina automatica. Salvo errori, orrori o guasti; della coscienza, soprattutto. La nostra esile, fallace, posticcia conoscenza non scherza, se proprio volessimo essere pignoli. Meglio pinoli, ma tant’è.

Anche perché, non scusante o sciocca motivazione, nelle epigrafi – chiamo in aiuto i sapienti – nelle iscrizioni datate si possono verificare parziali o totali cancellature a causa dell’ineluttabile usura del Tempo. Tempus fugit, fosse solo lui il gran maratoneta.

Noi sedicenti umani siamo molto versati nell’obliterazione storica, un modo come un altro per mondarci, spesso e volentieri, l’ingombrante, fastidiosa coscienza; meglio una sbrigativa, risolutiva martellata al Grillo Parlante e la vita diviene – di colpo! – un Bengodi. Largo alla fantasia, alle fantasie, alle intuizioni (da ignoranza molto reale, poco artificiale), alle voglie; gli inferni sono tanti, infiniti.

Prevista e prevedibile anche la scomparsa, prematura o meno, di usi e costumi; evento inevitabile in questa vorticosa, confusa baraonda di tempi stretti, indecifrabili, impazienti: chissà perché.

Potrei aggiungere l’obliterazione medica, ma non essendo ‘efferato’ in materia, rischierei il ridicolo (questo il meno) oltre all’imprecisione ‘chirurgica’ (davvero inaccettabile, imperdonabile); un bel tacer non fu mai scritto, quindi mi astengo da patetici conati.

Sapremmo, in soldoni, dire qualcosa sulla Storia del Friuli antecedente la fondazione di Aquileia e di Cividale, da parte di Roma caput mundi? Sapremmo noi Friulani raccontare qualche episodio risalente all’epoca delle glaciazioni, della civiltà cavernicola, della sfida non certo indolore tra Neandertaliani e Sapiens? Farei fatica a declinare – i verbi greci, senza dubbio, caro Don Mosca – le mie generalità, immaginiamo il resto. Eppure, il lodevole, bravissimo giornalista e scrittore Walter Tomada ha ritenuto importante, fondamentale scrivere, riscrivere aggiungendo, la nostra storia, molto più ricca, imprevedibile, sorprendente, non solo perché da 40 anni o giù di lì, nessuno più si cimentava, come se l’argomento fosse chiuso, esaurito, definitivo; soprattutto perché se un popolo (oltre l’orgoglio e il prestigio, eventuale) non conosce, oblitera il proprio passato, non sarà mai in grado di orientarsi nel presente, né, a ragione maggiore, di edificare i pilastri di un futuro, concreto e sostenibile. All’altezza della Storia.

Obliterare la Storia o stravolgerla per meri fini immediati e utilitaristici? Staccare un francobollo storico e ricavarne, magari a causa della IA (idiozia artificiale), una narrazione ipocrita e invasiva; Piano Mattei, Piano Mattei: esisteva, in cosa consisteva davvero? Ah, potessimo saperlo; al massimo, mi sono spinto fino al piano Mattel, perché i giochi comunitari sono preziosi, quando veri e sinceri.

Dunque, cosa resta di noi, tra obliterazione della conoscenza e della coscienza?

Come filosofeggiava Hannah Arendt:

Il suddito ideale del regime totalitario non è il nazista convinto oppure il comunista convinto, ma le persone per le quali non c’è più differenza tra realtà e finzione, tra il vero e il falso“.

Da quando “il passato non proietta più la sua luce sul futuro, la mente dell’uomo è costretta a vagare nelle tenebre“.

Incontro (no boxe) tra Titani

Pagina dell’incontro, non dello scontro.

Scontro nel senso di conflitto, polemica, diatriba. O giù di lì.

Incontro inteso come conoscenza di qualcuno o contesa sportiva, mai bellica. Incontro tra persone, possibilmente raziocinanti, non belluine né belligeranti. Non sarà un incontro tra Titani, ma tra esseri pensanti, proprio sì.

Nel 2024, fra poche ore, la radio compirà il suo primo – glorioso? – secolo di vita, mentre Happy Days, telefilm statunitense che ebbe l’ardire di superare Star Trek e Hazzard nel cuore e nell’attenzione degli spettatori italici (nonché, nell’indice di gradimento), festeggerà con soddisfazione i 50 anni; forse i due eventi non sono in relazione, non hanno punti in comune (sicuri?), però meglio segnalare, anche perché, riflettendo con calma, accuratezza, analiticamente, forse elementi di contatto si trovano. Almeno ci si prova, tra fenomeni culturali popolari.

Appunto un incontro che parla di noi, ci descrive, delinea tratti salienti e peculiari delle trasformazioni sociali e dei gusti comunitari, anche i più sfumati e meno evidenti, che hanno caratterizzato la gens tricolore negli anni rivoluzionari del ’70 , per poi sfociare inaspettatamente in quelli gaudenti e molto sciocchi dell’80. Del 1900, un’era geologica fa. Evviva gli italopitechi, direbbe il leggendario tennista letterato Gianni Clerici (per tacere dell’informatissimo e preparatissimo amico: Rino Tommasi).

Nei fossi sulla Pedemontana l’acqua è allo stato liquido (non ghiacciato) questo incoraggia i ciclisti; anche se, come purtroppo capiterà agli appassionati della montagna e dello sci, il dettaglio in apparenza favorevole, non sarà foriero né messaggero di prossime, liete sorprese.

I lampioni scompaiono sulle rive dei fiumi, ma rifrangono la luce del Sole, capace di prevalere anche sulla fastidiosa, insistente, penetrante nebbia; i Titani restano attoniti e perplessi. Non solo loro.

Abbiamo inventato e sganciato la bomba atomica, ce ne siamo vantati, gloriati, ne abbiamo fatto un fantasma (più ordigni accumulo, minacciando di farli esplodere, più ottengo la sicurezza e la pace; davvero?), scriviamo la fallace, falsa storia indicando l’occidente come civiltà progredita, evoluta, avanzatissima. Pensa fosse il contrario.

Rincuora che i Titani, seduti in un inverno vero accanto a un focolare vero, si raccontino ancora la leggenda di Andrés Aguyar, il Moro di Garibaldi (Giuseppe, spaccamontagne nizzardo, lui): nato da una famiglia di schiavi di Montevideo, analfabeta, “cavaliere eccellente, formidabile domatore di cavalli” (scrive di lui Gian Antonio Stella), salvò la vita al condottiero dei Mille almeno un paio di volte, grazie al suo coraggio, alla sua straripante vigoria fisica, alla convinzione di amare due patrie, quella natia e quella prescelta: le repubbliche d’America e quella di Roma. Morì a Trastevere, falciato da una granata francese, il 30 giugno 1849, eroe dimenticato in fretta – o oscurato con fretta sospetta – della troppo breve stagione della repubblica romana.

Ci sarebbe poi la piccola vicenda personale di Sam Allison, arbitro di colore nella ricca Premier League inglese post Brexit, ma questa è davvero un’altra storia, una di quelle che si raccontano i Titani, quando s’incontrano e sono di buon umore;

come quella dell’Uomo che decise di salvare il Pianeta, le generazioni future e se stesso.

Questa però è davvero una fiaba, auspicando sia solo fantasia e non frutto di fandonie.

Guerre certezze merletti

Venezia, la Luna e Tu (tu, nel senso di lui, quando c’era lui)?

Venezia, non la magica unica città su palafitte che ci siamo giocati tra mostri turistici del mare e trivelle sostenibili, ma il palazzo e anche la piazza, capitolini: balconi panoramici e adunate oceaniche; gli oppositori si mimetizzavano bene, anche i favorevoli però, soprattutto un minuto dopo la caduta.

I proclami del governicchio diffondono panico e malcontento; dobbiamo sorbirci come amaro calice l’accozzaglia dei migliori, quelli che recitano – con scarso talento – ogni giorno di più scene obsolete, da Cinegiornale Luce, che avremmo preferito rimanessero sepolte negli archivi storici e nelle teche Rai.

Credere, obbedire, inocularsi; chi non si inocula è nemico della patria e sarà passato per le armi seduta stante, stante la comoda seduta degli ex servitori dello Stato e dei Cittadini, servitori arroganti che vollero farsi padroni, imperatori, dei di tutto e soprattutto delle vite, di Tutti. Costituzione e Democrazia, queste sconosciute; chi può, si compri o inventi la Macchina del Tempo e se ne vada nell’Atene del V secolo, prima: non solo del Mondo Prima, proprio prima dell’avvento del Cristo. Chi crede, vedrà.

Pericle, chi sarà mai stato costui?

A proposito, caro Giudice di Berlino – ove per la cronaca non vige obbligo di dosi, né lasciapassare – o caro Giudice di Norimberga – Dike ingolfata, nel Mondo Dopo – nelle rare pause ricreative seguite anche voi la docufiction Virology? Ciancio alle bande, alle masnade, alle intruppate politico affaristiche: procurato allarme e falso ideologico, soprattutto da parte di figure istituzionali, potrebbero configurarsi quali reati di rilevanza penale? Nel senso del bagno, tipo Cayenna, senza sete di vendetta, senza animosità, con tanta fame arretrata di giustizia.

Qualcuno sosteneva fosse molto più facile ingannare un popolo che dimostrargli di essere stato gabbato. Anzi, di solito, i dubbiosi e gli scettici, o anche solo coloro che tentano di ragionare, si ritrovano appiccicate sulle vesti lettere scarlatte, gialle stelle dell’Orsa Minore, condanne a ghigliottine e roghi in piazza che verranno presto rispolverati e riallestiti, con l’approvazione e il tripudio delle folli folle fallaci.

La Storia povera Maestra, rimasta senza Alunni (del Sole): sconfortata per i renitenti i reticenti i repellenti della Memoria, ha deciso di scappare, da Scuola, lasciando però un messaggio, sulla lavagna: “Tanto mi avevano già cancellata”.

Yoghi Bubu il Ranger, che bella vita bucolica – senza offesa – laggiù nel Parco di Yellowstone; a proposito cari Orsi, forse almeno voi sarete in grado di ascoltare dialogare comprendere; dalle elementari (quanti esperti avrebbero bisogno di ripartire da quelle) in poi, le mie Maestre, i miei Docenti, hanno sempre posto come premessa fondamentale di ogni materia, ogni disciplina Tre semplici principi, così puri limpidi intuitivi che potrebbero capirli perfino tutti i fenomeni dei media italopitechi: non si fa minestrone di argomenti di natura diversa, ma non si ragiona per compartimenti stagni; credo a niente, a meno che non mi si dimostri solidaMente il contrario; la scienza non è… una scienza esatta, tantomeno un dogma, procede per tentativi e fallimenti (spesso sono più importanti i fiaschi, non solo quelli colmi di prelibato vino).

Legalizzati non solo la metafora e il gergo bellici, ma anche le misure peculiari dei conflitti brutali, siamo davvero nella pugna; se potete, se ne avete voglia, a/e Volontà: siate soldati, ma dell’Estate, e guerrieri patrioti del/per il Sole, chi oggi resisterà alla violenza e alla mestizia, meriterà davvero l’affetto ecumenico delle Donne e degli Uomini del Futuro.

“Avete dei dubbi?”; “Ho sempre dei dubbi, le certezze granitiche portano spesso dritti al cimitero; e una guerra, anche contro un esercito meno attrezzato del nostro, non è mai una passeggiata”. (Una donna di troppo, Giorgio Ballario – Edizioni del Capricorno).

Se alla fine, avvertirete impellenza invincibile di magici intrugli per riposare sereni, cercate on line il logo arsenico&vecchimerletti, e ordinate presso il gran bazar virtuale il nettare delle adorabili Sorelle Brewster:

è davvero portentoso!