Crowd watching a live band on stage with colorful magical swirls and pink hot air balloons

Ispirazione

I tempi sono rosa: dovrebbero, vorrebbero esserlo.

Non rosa, come fu la notte di Tozzi, al secolo, il cantante torinese Umberto; che con i brani interpretati nella sua carriera, ha spesso accompagnato più generazioni e, anche, probabilmente, fornito ispirazioni, per parole e sentimenti.

Giorni rosa, i prossimi in Friuli, con l’atteso passaggio della carovana del Giro – non del mondo, in 80 tappe – ma d’Italia (compresi gli ‘sforamenti’ all’estero, Bulgaria e Svizzera, mentre si tornano a erigere muri e fili spinati, ma le regole del marketing sono intoccabili). Gli atleti si cimenteranno nella doppia ascesa verso Piancavallo, ma gli occhi, le menti e soprattutto i cuori dei veri appassionati, saranno in particolare rivolti a lui, Marco Pantani. Proprio qui volteggiò con la sua fedele Bianchi (bicicletta) e scrisse una delle pagine più belle, indimenticabili, di questo sport meraviglioso.

Certo, oggi notiamo – considerazione bonaria – meno poesia, meno poeti (nessuno? speriamo di no), meno artigianato, meno, anzi, nessun folklore, eppure, i suoi graffi alla vita, le sue braccia alzate verso/contro il cielo resteranno leggendarie per chi, come lui, sogna ancora e sempre “il Sole che non tramonta mai“.

Ci andrebbe bene, di lusso, essere liberi cittadini anche solo della dimensione onirica.

Ispirazione, questa sconosciuta: l’etimo coadiuva: purtroppo, non risolve.

Fuori di dubbio, ha molto a che fare con il respiro, nostro soffio vitale. La derivazione è latina, ispirare deriva da inspirare. Naturale, naturalmente. Gli antichi, Greci e Latini senza distinzioni, prendevano le cose seriamente e, rispetto a noi adesso (poco intelligenti, anche senza artifici tecnologici) la sapevano lunga: quindi, l’ispirazione, era opera di uno spirito divino che attraverso un’azione soprannaturale determinava la volontà stessa dell’Uomo o degli Uomini, rivelando alle menti alcune verità, stimolandole a pensare, agire, creare opere letterarie e/o artistiche, per condividerle con la Comunità.

Per estensione, sempre noi, nel passato recente, che appare remoto o addirittura inesistente, ogni “impulso o idea felice che sgorga nell’animo quasi per suggerimento delle, o di una, divinità“. Magari, per gentile concessione eterea ai più meritevoli o, semplicemente, più simpatici. A insindacabile giudizio delle entità trascendenti. Per chi crede, o spera, tenacemente.

Planiamo al dunque, giungiamo all’argomento di interesse, auspico ‘Generale’, personale e lo dichiaro senza infingimenti; “stato di entusiasmo, di eccitazione fantastica in cui l’artista crea la sua opera“. Qualcuno argomenta di ‘attesa dell’ispirazione’ per creare, di contro, di ‘mancanza d’ispirazione’, per giustificare lunghe o totali fasi di inattività, “crisi da pagina bianca” – horror vacui, per fingere cultura – , nel caso degli scrittori.

Mister Rimmel, alias Francesco De Gregori, ammette che “da 10 anni non scrivo più canzoni“. Peccato, però può permetterselo, lui. Autore di autentici e svariati capolavori, con musiche e parole mai banali, antitesi e cura rispetto alla sciatteria imperante.

Non sento più ribollire in me l’ispirazione“, racconta tranquillo, fedele al suo stile, indifferente alle mode del tempo, ai modi degli artisti contemporanei (veri o presunti). “Faccio l’artista, non dico dal palco quello che la gente dovrebbe pensare sulla politica, non mi ergo a maestro“. Già, gli artisti e le loro opere sono altro, oltre kronos, non si piegano a diffondere ideologie, propaganda (di qualunque tipo), non reclutano folle di proseliti.

Da ragazzo, avrò avuto 16/17 anni, dopo il suicidio di Luigi Tenco, giurai a me stesso che, se fossi riuscito a diventare cantautore, non avrei mai partecipato al festival di Sanremo, per nessun motivo“.

Mentre noi, di nuovo, tentiamo di emulare il coraggio e la fantasia della donna cannone, ma se non ci affretteremo a scompigliare il destino che pochi altri stanno scrivendo per noi – senza trasformarci magicamente, necessariamente, in poeti o artisti –

finiremo presto per tentare di rubare il necessario alla sopravvivenza nei supermercati.