Sogni concreti (per costruire il Futuro)

Correre insieme a tutte le persone che amiamo.

Correre fra verdi prati lussureggianti, in mezzo a mari d’erba nipponici, attraversando cascate di petali di ciliegio, avvolti costantemente da una luce infinita, perfetta, indescrivibile.

Rifugiarsi in un vagone abbandonato di una linea ferroviaria dismessa, dimenticata, lontana dal mondo, anzi, dalla società degli uomini, dalle sue regole crudeli, dalla sua ipocrisia.

Nel vagone, ricreare un mondo incantato, soprattutto libero; ove ognuno può davvero esprimere la propria dimensione ontologica, lasciando a briglia sciolta le emozioni, i desideri, le fantasie: senza occhio giudicante, senza mano che punisce.

Sublimarsi nella gioia luminosa della propria essenza, cullati eternamente dal trascorrere delle comete, delle stelle, degli eoni spazio temporali.

L’innocenza o, per essere più fedeli all’originale, Il mostro – in senso etimologico – è un dono estivo che dalle nostre sale, ancora spopolate causa ferie, plana sulle nostre vite; Hirokazu Kore’eda distilla cinema, racconta le dinamiche complesse e spesso problematiche delle famiglie, dove nulla è mai come sembra, cita a piene mani Rashōmon di Akira Kurosawa, ma raggiunge l’apice nell’ultima mezzora, nella quale i più ingenui e entusiasti (come il compulsatore), ravvedono in controluce la sagoma inconfondibile di Miyazaki Sensei. Un condensato di pura meraviglia miyazakiana: colori, atmosfere, protagonisti, filosofia, anzi, Weltanschauung dell’autore nipponico.

Le opere, una volta pubblicate, sono totalmente dei fruitori, interpretazione compresa. Cosi è, se vi aggrada. Anche se non. Gli Artisti lo sanno.

Del resto, il velo lieve e fragile che separa la realtà – le infinite versioni della realtà – dall’immaginazione, dall’onirico, dovrebbe aiutarci a riflettere; le forze del bene e del male non sono separate in modo netto, manicheo, oserei affermare; un certo Guglielmo d’Albione ci disse qualche tempo fa che esistono più verità in cielo e in terra di quante possa comprenderne la nostra filosofia, la nostra scienza, la nostra ‘suprema’ (illusione) tecnologia.

La meraviglia dell’innocenza contro la barbarie dell’avidità, lo stupore dei bambini di fronte alla bellezza della Terra, contro l’aridità di troppi adulti. Se sul serio abbiamo a cuore le sorti della casa comune e di noi tutti, non gli indici azionari.

Tim Ingold, antropologo inglese, in Italia per la lectio inaugurale del nuovo progetto culturale Serra Madre, quasi si fosse confrontato con i due registi del Sol Levante (con Hayao in particolare), avverte: “nessun domani post umano, con fughe su altri pianeti. Dobbiamo trovare un piano B. anzi, molti. Paghiamo caro le insensatezze capitalistiche, a base di incessante produzione e confidando sulla presunta, infondata disponibilità infinita delle risorse. Tutto questo ha creato solo danni: disuguaglianze sociali, crisi ambientale“.

Come i sogni, molto concreti – perdonate il paradosso – di Miyazaki, così un vero futuro intergenerazionale sarà possibile solo abbandonando l’eccesso di tecnologia, comunicazione robotica, intelligenza artificiale, big science (irresponsabile, insostenibile);

ci salveremo e prospereremo ancora non ponendoci più in posizione dominante, ma centrali rispetto al mondo vivente, per promuovere il benessere di tutte le forme di vita sul Pianeta.

Vivremo lieti e sani solo con minore ricorso al digitale, con maggiore ricorso all’umanesimo.

Come in un film di Miyazaki Sensei: quando si entra in una delle sue allettanti porte, dopo un percorso affascinate ma impervio, si esce migliori:

nuovi, in ogni senso.