Senza famiglie (Remi?)

Tutti a chiederci – quando è cominciato tutto questo?

Tutti chi? Gli Altri. Altri rispetto a chi? Non posso/voglio escludermi dalla cerchia degli Altri, umani; fino a prova contraria. Mi sfugge il concetto stesso di ‘tutto questo’, se Jep Gambardalla cominciasse a incalzarmi con pungenti quesiti da par suo, non saprei definire, né rispondere.

Lui, fortunato, di notte festeggia con tecno dance in terrazze vip, di giorno cammina per giardini lussureggianti dell’Aventino; io cammino di notte, per camini di Santiago (esistono ancora?) e tetti senza tegole né regole; anche perché qui ormai è sempre e solo notte, in questa casa vuota, o edificio che somiglia ad uno ‘spazio oikologico’, ma popolato di spettri; mi contraddico di continuo: non assenza di abitanti, ma inquilini incorporei. Non so se contengo moltitudini, pensiero stupendo inquietante, di certo contengo scempiaggini.

Deambulo tra assembramenti fantasmatici senza mascherine ma con lenzuola in abbondanza, chiedo permesso, anche perché è complicato aggirarsi senza importunare qualcuno, mi scuso con prontezza se urto qualcuno; non fisicamente, mentalmente e con la mia poco significativa presenza, poco scenica, poco di tutto.

Senza tema di smentita, ufficiale ufficiosa da ufficio (non più, ‘smentitetion from home’), sono certo che i miei passi incerti e timorosi riescano a disturbare le loro riunioni condominiali, i loro sabba festosi, più coinvolgenti e gioiosi degli ennesimi aperitivi esclusivi (ad escludendum?) del Popolo dei presunti Viventi. Tutti rigorosamente distanti da ogni pericolosa e deviante forma di umanità, tutti separati nella propria classe di appartenenza, con o senza girello in plastica tossica; l’ascensore sociale – quello per le risalite ardite – è bloccato da millenni; l’altro, il carrello senza freni dei minatori intrappolati nelle miniere di un ‘Re Salamone’, precipita al centro della Terra che è un piacere, a folle folleggiante Velocità.

Il periodo, meglio se breve, finirà, anche dovessero trascorrere anni a manciate. Finirà comunque, in qualche modo; categorico non porsi, soprattutto non porre, domande: chi dubita, è solo invertebrato invertito miscredente disfattista traditore. Di quale patria, piccola media o grande, non è dato sapere, anche perché analisti e sondaggisti non hanno ancora elaborato il Dato finale.

Credere ubbidire abdicare, la ricetta della felicità è più semplice di quella del lievito madre (padri assenti, a caccia di selvaggine varie, o anche eventuali) casalingo.

Ogni decisione decisa ex cathedra dal Gran Consiglio dei Neo Leviatani, comunicata dall’Olimpo di cartapesta dello studio tv dal Deus ex Machina (questo folle mondo di ex!) – impersonato a turno dal caratterista meno impresentabile! – anche la più dolorosa, sia chiaro e inciso a lettere di platino nel marmoreo obelisco, sarà stabilita solo per il nostro bene, teorico; noi sciocchi e irriconoscenti non ne abbiamo consapevolezza, non possiamo capire, non dobbiamo capire, perché le ragioni ultime sono oltre la portata la porta l’orizzonte della nostra comprensione e comunque meglio restino segrete; per nostra Salute e solita Sicurezza, mantra irrinunciabile delle Leggi Totali.

Gli Altri – non i cari Fantasmi – gli Altri, ovvero io & The Others, abbiamo svoltato, angolo strada e pagina del libro con interpretazione dei Sogni e dei Segni, premonitori, ovunque: torneremo come Prima, non sarà difficile: perché giammai siamo cambiati.

Cambiare ma perché, perché cantare se Tu Noi non ci siamo? Applausi, oceano di Mani. Mani nani tentacoli paranchi carrucole rampini rostri chele gigantesche, rosso fuoco.

Annaspo, ansimo, percorro precorro rincorro scale e Delia Scala, semper con rigore formale e finanziario, senza luce! Parsimonia e sobrietà. Nemmeno il conforto del classico barista chiacchierone, forse erano solo invenzioni letterarie e cinematografiche del Mondo Prima.

A forza di rimpiangere nostalgico ciò che non è mai esistito, ho mutato pelle e domanda: come/quando tutto si è concluso, distorto, dissolto? Dissoluto me.

Esauriti i silenzi collettivi (voci mute, respiri pesanti, talvolta pensanti), banditi, con tanto di taglia su pergamena incartapecorita, agape per condividere companatici, allegri schiamazzi, confidenze, finiti gel disinfettanti e risate – magari al mercato e teatro neri… – risate de core e risate veraci de panza; abbracci abbacchi abat jour, finiti anche quelli, pour toujour; cure reciproche, piccoli quotidiani gesti di gentilezza, nella dolce lieve brezza che dai porti di ponente sussurrava echi di nenie lontane e profumi intensi di spezie preziose sulle vele di brigantini commerciali;

finiti i quotidiani da tempo, finito fare l’Amore, all’Amore, con Amore.

Finite le domande (tanto, nessuno leggeva più, nemmeno l’algoritmo del ‘call me center’), nella nuova era del Mondo Dopo, per nostro sommo gaudio, diletto, privilegio esistono solo risposte: gentilmente erogate dalle app governative che governeranno i nostri giorni; a breve, la rivoluzionaria app per evacuare: ‘EvàQuo 5.0’.

Liberi – era ora!!! Ora fatale – da tutte quelle torme di domande lancinanti nelle tormente esistenziali, sui segreti di ogni famiglia, sulla raccolta di cumuli di scheletri in antichi armadi (portali dimensionali) tarlati, comuni a tutte le famiglie del Globo, famiglie più o meno naturali; domande senza soluzioni, nemmeno su settimane enigmistiche, in quanto mai formulate.

La vera, unica, ultima angoscia: quando sono finite, le Famiglie varie avariate variopinte?

Intanto, Remi, con i Suoi Cani, suona l’Arpa e va, spettacolo senza tempo.

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