Martinitt (Orfani?)

Pagina dedicata ai Bambini, ancora e sempre ai Bambini, abbandonati alla loro sorte, a un dottor Destino qualunque; maschera di ferro arrugginito per travisare un volto senza volto, cosmo diligenza per ratti interstellari.

Bambini abbandonati agli orfanotrofi, ufficialmente orfani, ma con genitori viventi e vegetali, biologicamente vivi, per anagrafe e istituzioni; elisi dal ruolo e dalla storia.

Al netto di motivazioni più o meno gravi urgenti plausibili, dalla povertà di spirito a quella di sostanze materiali; passando in ginocchio per tutta la gamma ampia delle miserie e indecenze mortali.

Pagina delle sofferenze e dei traumi infantili, inflitti da pseudo adulti mai cresciuti, pagina dei poeti, non ricchi proprietari d’immobili, Poeti loro sì a propria insaputa, ma spinosa dardeggiante sofferenza.

Pagina dei bambini ufficialmente dichiarati orfani, condotti all’ora d’aria da educatori aguzzini, più spietati di torturatori della colonia penale penitenziaria alla Cayenna, tutti legati insieme in fila indiana da un guinzaglio di cuoio, infinito.

Pagina anonima, anonima sequestri di intelligenza e umanità, pagina senza risposte, perché fondamentali sono solo le domande, individuali collettive globali.

Pagina di dolori dell’anima, invisibili intangibili incorporei, più pesanti dei macigni scagliati da Polifemo contro quell’imbroglione (affascinante) di Ulisse, macigni che volano e si abbattono contro cuori e sentimenti, i più fragili si spezzano, i più indifferenti respingono, mentre il pubblico in ansia chiede alla giuria se le gracili spalle di esseri viventi ancora alla casella del via, siano state concepite congegnate progettate per trasportare pietre enormi come montagne, aguzze come lance primitive, incandescenti come dardi forgiati da Vulcano.

Massi litici che non solo schiacciano, ma precludono alla vista, orizzonti e compagni di ventura e cammino, tortuoso ma comune.

Orfani bianchi (pittore ti prego, tra gli orfani bianchi, dipingi un orfano nero…), Orfani di Casa Bonelli, Orfani di Guerra, Orfani di Pace e di Vita.

Oliver Twist, Heatchcliff, Bambi e Dumbo, Tom Sawyer & Huck Finn (per cantare spirituals di Jim il Nero), Mary Lennox (non Annie senza Eurythmics) e Pippi Calzelunghe (fuori categoria!), Anna dai capelli rossi & HP (il maghetto…), senza tralasciare Peter Pan, Pollyanna e il Piccolo Principe…

Affetti sghembi, più che stabili; figli adottivi, figli illegittimi, figli d’anima (ma carnali relazioni, fugaci ardori notturni), figli d’elezione che mai saranno eletti.

Non sempre uno svantaggio esistenziale, se poi hai la tenacia e le capacità per diventare come Edoardo (Eldorado) Bianchi artigiano del velocipede più rivoluzionario della storia, o come Ezio Vendrame, calciatore per caso, cacciator gentile di Amori femminili, Poeta in tutte le accezioni e eccezioni possibili immaginabili immaginarie.

In fondo, “la squadra giovanile migliore da allenare, è una squadra composta da orfani”, proprio perché ognuno di loro sa “quanto pesa il dolore/ sulle piccole spalle di un’anima”.

Ma con tiri sempre più mancini, fantasiose bugie al cubo o in fase cubista, slalom speciali da ubriachi, anche l’orfano più disperato e ingegnoso può sognare di dribblare, se non gli dei, almeno la propria Vita, incardinata su rotaia pre stabilita.

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