Highway to Hell

Pagina del Viaggio, on the road again.

Highway to Hell, Freeway of Love, No Way but my Own.

Autostrade per l’Inferno, biglietto di sola andata, o autostrade infernali, ancora e sempre nelle mani degli stessi mefistofelici che lucrano sui nostri sogni di libertà e sulle nostre piccole vite?

Albeggiare pallido smunto assorto e soprattutto assortito sul sentiero d’asfalto bomba o non bomba virus o non virus, arriveremo mai davvero da qualche parte? Se il tragitto tragicomico transeunte è la parte fondamentale, anche la meta esige la sua parte in commedia.

Mille luci delle autostrade, veicoli tir stazioni di servizio, ma le luci e le tenebre naturali sono estinte stinte stante l’ansia di modernità?

Sol Levante all’orizzonte – si rialza, ancora? – inesorabile ma timido intimidito anche un po’ tremebondo.

Capitolerò senza ulteriori capitoli pseudo narrativi nella Capitale, capitolerò come Porta Pia al cospetto dell’onda travolgente dei Bersaglieri, capitolerò come l’Urbe che da secoli pende e mai non vien giù: l’hanno chiamata resilienza (pubblichiamo un webinar di approfondimento?) ma è solo la filosofica salvifica millenaria Paraculaggine di chi riesce sempre a sfangarla tra le pieghe della Storia.

Ora, questo ottavo Re – non Falcao, non Totti – Re Silienza non so chi sia, né conosco la sua identità sessuale; dati ultra sensibili certo, ma anche i sensibili nel loro piccolo fondono affondano talvolta s’inalberano. Facciamo a capirci, diceva quello.

Enea era Donna? Dici Enea dici Donna? Benigni secoli fa sosteneva non solo Berlinguer: Abele è sinonimo di ambiguità. Adamo O, Eva A, ma Abele E??? Adele??? No, Abele! Aggiungo dubbio agli atavici (astenersi ‘avatarici’) dubbi, gli amletici sono diventati teschi vuoti: Abele era cugino o parente in grado lontano di Apelle (bello come un Ah Pollo!!!)? A pelle, sempre di Pollo, con o senza brividi, lo escluderei, ma senza abbandonarmi a sensazionalismi o ostracismi (ostriche bianche o nere? chiedere a Guelfi e Ghibellini).

Adoro guidare, soprattutto se lo fa qualcun altro, così mi restano nelle tasche spazio e concentrazione per osservare paesaggi mentali e simboli, geroglifici geografici geometrici;

con volante tra le mani resto terra terra, mi innervosiscono semafori metà forici metà spirituali, stop non programmabili, terze file senza ballerine del Moulin Rouge – se resiste ancora – né affiche di Toulouse: gli infiniti cantieri (tanto, al cospetto dell’Eternità…) gli infiniti lavori che durano più di e annichiliscono perfino una Never Ending Story.

Attimi di Silenzio (con la magica tromba di Nini Rosso), abolizione per legge divina e umana di malesseri artificiali artificiosi senza arte né parte (ma che sia almeno una bona parte), nuove auree nevrosi, avrei, avremmo decisaMente bisogno al più presto di un’altra Vita, oppure questa, ma lucidata come preziosa argenteria di antica umanissima famiglia.

La famigerata consolidata perenne (anche se comincia per C) congestione di traffico e pancia, mi ri scuote dal vaneggiaMente e mi regala inusitate immeritate immarcescibili Certezze.

AMOR, o morte.

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