Biancaneve: una zoccolaia (o era Giulietta?)

Pagina Bianca, sulla quale si stagliano le ombre: dei microbi.

La mia statura – fisica morale intellettuale – è media senza aura, ma attorno a me, non distinguo giganti.

Nell’incantato regno di Lilliput, microbi microscopici – potenzialmente pericolosi – sfidano i fedeli sudditi di quel reame; sfida titanica, ma non perdiamo mai la trebisonda, la bisaccia con i dolcetti della fiducia, il contesto, ammesso che a occhio nudo o rivestito, sia possibile notare qualcosa.

Comunisti in Lamborghini con Rolex al polso – dei comunisti, non dell’auto – sfilano in parata tra ali di popolani festanti; ai più servili servizievoli piaggiatori, in omaggio pacchi – di banconote? Siete matti, nemmeno quelle del vecchio Monopoli – di pasta di grani duri, radioattivi e ricariche telefoniche da 5 euro; via, andare alla gleba, anche fischiettando, come i 7 Nani di Biancaneve.

Altri comunisti in Kashmir, anzi del cashmir (gringo, mira el cash, te gusta mucho el cash), avevano giurato e spergiurato che a fine carriera politica sarebbero andati a combattere per i diritti dei Campesinos in Chiapas, o in missione umanitaria permanente in Africa; Campesinos e Bimbi africani ancora ringraziano, per lo scampato pericolo.

Oh, per inciso, per digressione – prima digressio fit in ore, anche a ore, volendo – la vera triste storia è stata tramandata capovolta: fu il povero principe, ignaro ingenuo delle cose della vita e delle meccaniche celesti a essere molestato da Biancaneve, ché candida era solo la neve, quella atmosferica.

La vera storia di Biancaneve, orfana – altrimenti, che storia di vita vera sarebbe senza lacrime drammi sfruttamenti maltrattamenti? – aveva ereditato dal buon padre (sognava un maschietto, come si conviene: ma, ahimè, sei nata Tu!) la piccola botteguccia di periferia urbana degradata, una fabbrichetta di zoccoli, male in arnese, gravata da debiti leciti con l’inestricabile jungla fiscale – nella quale perdemmo le tracce anche dell’agenzia delle entrate, senza vie d’uscita o fuga – e illeciti con gli strozzini della mala; così, la derelitta, ragazza madre per migliorare il quadro, illusa disillusa delusa – Monte Lusa – dai consueti figuranti travisati da vincitori di reality, era costretta a fare triste mercimonio: senza fiori, senza arance. Pregava ormai che emissari di spietati commercianti cinesi e/o arabi giungessero a rilevare per due spicci la paterna fallimentare impresa, ché Cavalieri capaci di fare imprese si erano estinti da secoli. Bisogna dirlo piano e sdrucciolo, senza cattiveria, ma con onestà: nel Mondo Dopo a cosa servono gli zoccoli? Ci si potrebbero piantare Alberi, come da lezione del Maestro Olmi, in attesa che i prati, superstiti, tornino a fiorire. Non divaghiamo, perché forse in questa mesta era – era questa? – di grande confusione sotto lo smog, la Zoccolaia in questione, avrebbe potuto essere Giulietta, chissà poi se nativa di Verona o Udine, diatriba millenaria in corso, un po’ come quella relativa alla ricetta originale del Tiramisù. Giulietta, sempre cara fu la sedicente innocente fanciulla, come da poetico striscione dei tifosi del Napoli, esposto non al Bengodi o stadio Bentegodi, ma al San Paolo, verso la metà degli anni ’80 del 1900, per ringraziare gli Scaligeri della sempre affettuosa calorosa amichevole accoglienza. Non scendiamo in campo calcistico politicante, ché pop – cioé, poi – si litiga davvero.

Biancaneve era ironica, temo: peccato per le sue auto insignite paladine d’ufficio, che non abbia mai richiesto – né si sognerebbe di farlo – il loro minuscolo operato; quale Biancaneve, al tirar delle somme e della pasta fatta in casa? Quella della versione di Barney? Quella dell’imprenditore a stelle e strisce diventato milionario con la Fantasia? Ancora, quella dei Grimm Brothers? Propenderei, gusto personale, per la versione di Marx, dei fratelli Marx: una guerra lampo, tutta da ridere e l’Universo ritrova – in un lampo – l’equilibrio smarrito; la retta via, chissà. Attenzione infine a non confondere la celebre, orecchiabile marcetta dei Sette Nani – minatori in regola con le norme di sicurezza sui luoghi di lavoro? – con licenziosa ammiccante triviale: marchetta.

Noi viviamo nel grande mondo della concordia, speriamo non affondi in vista di isole (isole nell’Oceano della Solitudine?), del progresso dei rimedi miracolosi, dei fogli di via, però dipinti di verde; meglio smeraldo che Speme, ultima dea, s’è data alla macchia, dei Macchiaioli, da mò.

Per sconfiggere la pandemia, l’ignoranza virale, praticate molta attività fisica all’aere aperto, consiglio rivolto soprattutto agli anziani: cari preziosi Vecchietti, nostra risorsa e memoria, fate tanto sport, morirete prima e comunque, ma morirete sani!

Raccogliamo carote di ghiaccio da analizzare nei nostri laboratori scientifici, perché nel ghiaccio tutto si conserva, anche le memorie del sottosuolo del Pianeta; facciamo però in fretta, molta fretta, perché tutti i ghiacciai terrestri si stanno sciogliendo, per colpa nostra; scivoleremo via, goccia dopo goccia, come la totale confessione dei nostri reati contro l’Umanità e la Natura, vergata nel ghiaccio che fu.

Possiamo ancora sperare nell’aiuto finale e risolutivo del Pantheon, uno a piacimento, magari a pagamento, come serie su tv virtuale:

anche se, come sostiene l’illuminato Roberto Calasso, papà di Adelphi, anche gli Dei sono Migranti e la loro più grande migrazione è già avvenuta da tempo, nell’incorporeo, fantasmatico regno delle ombre cinematografiche.

AuspicabilMente, speriamo riaprano presto le sale!

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