Barrique, senza barare

Pagina della Botte, di rovere, anche senza quarti – di vino – di nobiltà.

E’ nata prima la botte o la barricata? Il barrito dei Rivoltosi, copre la risposta.

Metodo barrique, sarà ancora attuale nel Mondo Dopo?

Le proteste – pro testa, un sasso di David ciascuno, una fionda pro capite, mi capite, costaggiù? – ormai non sono efficaci se restano invisibili, inutile andare in piazza se nessuno se ne accorge; più vigoroso il virtuale? Certo, se parliamo di fare l’Amore, con l’umore con il sapore della Folla…

Abbarbicati tenacemente, come mastice per riparare giare frantumate, abbarbicati allo scoglio di qualche tradizione – rupe Tarpea? – , ma anche ‘abbarricati’, che poi non si comprende se l’alfa senza omega sia privativo o rafforzativo del concetto, se non della sommossa.

Siamo la polis dell’apparire, più che una polis ontologica, pertanto non lamentiamoci quando su di noi calano mazzate, metaforiche metà sulle capocce, dolorose assai, soprattutto per gli effetti senza cause, a lungo termine.

Barricate popolari, ma fomentate dalla borghesia, quando vuole ottenere favori dai governicchi di turno? Abbocchi sempre all’amo, confermata la pericolosità del lemma e anche del verbo.

Masserizie, non nel tempio di Massenzio, sacro luogo culturale, andranno bene lo stesso? Storicamente, dalle Cinque giornate di Milano in giù – com’è bello fare la rivoluzione da Mediolanum in giù, come cantava la Raffa nazionalpopolare – hanno sempre avuto un successo notevole, anche simbolicamente, sul piano strettamente affettivo.

Rosa Luxemburg poneva il quesito annoso, forse dannoso: “Dove saremmo oggi senza quelle sconfitte?”. Ecco, da umile profano, vorrei ribaltare, non solo masserizie in fiamme e botticelle marce, ma la prospettiva: “Dove saremmo oggi, se qualche volta, fossimo riusciti a vincere?”.

Inutile arrovellarsi dentro botti di lamiera con quesiti spinosi più di un istrice furibondo, gli aedi del mercatismo senza equilibrismo, senza limitismo imperversano e vincono facile, come sempre, da troppo tempo.

I Barricaderi sono fuori dalla legge – comunque la si consideri, una violenza legittimata dalla maggioranza fatta sistema, però violenza – in quanto la infrangono, o solo perché osano sfidarla sul piano pratico e filosofico?

Prima o poi, volenti o nolenti, diventa imperativo categorico scegliere: da quale parte della barricata state? Schieratevi, per Bacco, senza dimenticare Giunone e Minerva!

Non sono contrario pregiudizialmente – tu sei per caso ‘premeditato’ nei miei confronti? – alle barricate, ma chiedo cortesemente: la protesta si concluderà per tempo, ché mammà con elvetica precisione, alle 12,00 spaccate, mezzodì, butta la pasta?

Come diceva Moretti, il regista, meglio precisare vista la temperie del periodo: mi si nota di più se vengo e mi siedo su una piccola botte in disparte, o se resto proprio contumace?

Io sono io, ma anche la mia botte, come disse Diogene Laertio, molto solerte nelle risposte, a tono, con tono polemico.

Diogene, chi fu mai costui? Mi servirebbe una lampada – anche una lampara di Marzamemi sarebbe manna marina – per scovare il nominativo sull’Enciclopedia cartacea, per fare luce:

dentro la botte, sul Mondo, dentro la mia scatola, cranica.

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