Coop affabulazioni macchine del tempo

Pagina del confabulare, senza trascurare l’affabulazione e la fascinazione, derivante dalle parole, dal loro suono sussurrato, come se dovessimo rivelare un segreto o comunicare qualcosa d’importante dentro quegli interminabili afosi meriggi d’estate, con tono controllato, per non arrecare disturbo ai parenti intenti alla gustosa pennichella. Fabule, novelle per tutte le stagioni.

Etimologia, scienza che rivela il mistero più bello del Mondo, quello relativo all’origine e al significato delle Parole. Cooperazione dell’affabulazione, iper coop dell’espressione umana, corporazioni di arti e mestieri ma aperte, al pubblico e ai privati, soprattutto di mezzi.

Sororità sororato sorore, forse concetti che riguardano in modo precipuo sorelle e sorellanze, equivalente equipollente di fraternità, ma con quel tocco magico femminile in più: più sororità per tutto il Mondo?

Ripensare la società, ripensare l’economia: per edificare una società nuova, non abbiamo alternative. Nuova davvero, su basi alternative, su fondamenta diverse, scavate abbandonando subito le arcaiche obsolete strategie di sopraffazione dominio consumo indiscriminato, di risorse e vite.

Ecosocialismo, magari, come auspicato dal professore di filosofia teoretica – anzi, teo eretica – Roberto Mancini, commissario tecnico, del pensiero equo; niente paura, non sarà un marxismo riverniciato di verde – sulla pessima scia degli incredibili, ipocriti trasformismi delle multinazionali, di colpo tutte virtuose dell’ecologia e del rispetto dei diritti umani – ma una filosofia socioeconomica attenta all’equità alla giustizia alla tutela del Pianeta; se non capiremo che siamo parte dei cicli della Natura, con tutti i limiti ma anche le grandi potenzialità connessi, Gea Madre superiora, molto pria che poscia, semplicemente deciderà di proseguire il proprio cammino, in solitaria in autonomia, in totale libertà dagli infestanti – poco in festa – parassiti bipedi.

Cambiare noi stessi, in primis, mutare – mutazioni finalmente benefiche – l’urbanismo selvaggio e le sue degenerazioni; mai più informi casermoni nel nulla, servi della gleba di macchine e mercato senza anime, ma redivive forme di convivenza sociale (connivenze elettive), collaborazione, neo umanesimo urbano estetico civico, per neo comunità antropologiche, grande alleanza tra tribù di quartiere, ché la Città riconquisti, come nel Mondo Prima, la sua vocazione di spazi per l’incontro tra gli Uomini. Come nella capitale catalana, chiamata Barcellona, dove la municipalità è Donna.

Meno veicoli a motore, al bando il cemento, più Cultura Arte Parchi Biciclette, invitando la Sirenetta di Copenaghen a spiegare i segreti per realizzare progetti così ambiziosi, così necessari, così urgenti. Città ideali, ideali nelle città, anche senza incomodare Leon Battista Alberti e tutto il Rinascimento italico, quello originale.

Tornare all’antico, piccolo coeso capillare, per coltivare Fiori di Zafferano, nella Terra del Sole del Mare del Vento, meglio nota come Salento.

Vivere come il popolo Vedda dello Sri Lanka? Nomadismo nella giungla, raccogliendo radici e miele: forse vagamente estremo, molto salutare – non il Gioca Jouer di Claudio Cecchetto – assai sostenibile; la propensione genetica dei Vedda alla monogamia, potrebbe essere accolta con favore, dalle signore e eventuali personalità ecclesiastiche, pronte al giudizio morale, all’ordalia pseudo divina, anche nel fitto intricato panorama arboreo di una jungla.

Senza smog, esulterebbero anche i polmoni.

Godetevela, questa pseudo libertà, finirà un minuto dopo il Ferragosto; da lì, al Natale, sarà questione di un baleno; a proposito, da nuovo dpcm omnibus: il Natale quest’anno non sarà celebrato né concesso, causa arrivo della variante Klaus, dalla Lapponia con viralità; risparmiate soldini e soprattutto non inquinate ancora il globo con le sedicenti mascherine salva vita, monouso, quasi peggio della plastica letale.

Navigare sì, ma con i ritmi vitali della Caretta Caretta.

Mascherina o non mascherina? Cambiano i tempi, mutano geneticaMente i dilemmi: se mi traviso il volto e poi, dico per dire, rapino banche dalle quali di solito siamo rapinati un po’ tutti, noi ingenui risparmiatori e contribuenti, secondo vostro illuminato e autorevole parere, potrei andare incontro a controversie con Mamma Giustizia? E se adducessi come attenuante che con la mascherina – chiedete a Zorro se sia favorevole o contrario – mi sento più tranquillo e altruista, pensando alla mia e soprattutto all’altrui tutela della Salute, pubblica o meno, il giudice supremo si mostrerebbe clemente?

In ogni caso, andrà tutto bene. Travisare il proprio volto – anche se per alcuni sembra davvero imperativo categorico – resta un reato, secondo il codice, quello penale: viva il libero arbitrio, o era viva l’arbiter?

Meglio entrare in confabulatorio, con spirito apotropaico parlando, che in altri ambulatori. Primo requisito: la salute e beato chi la vanta, in portfolio e soprattutto dentro sé stesso.

Abbiamo creduto di essere i depositari dell’onnipotenza, perché utilizziamo computer tecnologie applicazioni virtuali, molto virali: le pandemie potranno indicare all’Umanità la Cura, se, stimolando con fiducia la creatività delle giovani generazioni, saranno strumento per riscoprire che l’antichità è stata la saggia giovinezza del Mondo (più arduo continuando a eliminare lo studio dei classici greci e latini, condannati oggi per presunto razzismo);

nel 150, prima di Cristo, sull’isola greca Anticitera – Antichi Greci, vi detesto, inventori dell’Onniscienza – avevano ideato progettato costruito la Macchina del Tempo: meccanismo a ruote dentate che senza tema di smentita calcolava alla perfezione fasi lunari, solari, mesi, giorni, perfino le date per il versamento dei tributi e quelle dei principali avvenimenti sportivi.

Veri rivoluzionari, ante litteram, ante revolutionem:

mai dimenticando che la rivoluzione astrale è solo il naturale ritorno di un corpo celeste alla sua casa, quella di partenza.

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