Futuro? Vegetale

Pagina dei viaggiatori immobili.

Esploratori sedentari, cartografi della geografia dell’Anima, urbanisti dell’architettura del pensiero;

centri urbani rinascimentali, borghi sentieri montani che sono persone o lo diventano grazie a formidabili racconti, i più varj, quelli indimenticabili che attraversano gli Oceani di Kronos.

Scarpe consumate, attraversando tempeste, con dolore con gioia, sotto o verso il Sole, eppure andare come imperativo categorico anche se è un infinito; sì viaggiare, con la mente come Paolo, con le gambe come Giampy; tornare a un qualche nido consola, ma procedere, oltre ogni barriera, è ancora e sempre più bello, anche senza essere Ulisse.

Chi ha inventato il Male? Senza blasfemia endemica: forse Dio stesso? Perché? Chiedetelo a Lui. L’Albero della Vita è unico, con infinite fronde e ramificazioni: alcuni sono il Bene, altri il Male, il piccolo uomo si trova innestato al centro del fusto, spetta al tremulo, incerto bipede decidere di volta in volta quale via arborea scegliere e percorrere.

Un eterno vagare al limitare del bosco, tra regioni ragioni in conflitto dialogico umorale morale; equilibrio serenità perenne ricerca dell’optimum, per sé e per la comunità. Non limitare – imitazioni sì grazie, solo dei cicli naturali – i danni, astenersi dal perseguirli per ottenere vantaggi più o meno reali, più o meno necessari in un’ottica miseramente – rammentando che anche Misery non deve morire – egoistica e individuale.

Siamo robot, androidi, umanoidi; sempre con l’ineliminabile difetto di fabbrica: crediamo di essere centro modello pietra angolare, non solo di quanto esiste nell’Universo, ma anche di tutto quello che ancora deve essere immaginato progettato realizzato.

Viaggiatore immobile, come le piante.

Se davvero ad ogni reincarnazione – dopo opportuno esame, preferisco non conoscere i nomi dei commissari – si effettua un balzo evolutivo, al prossimo giro non necessariamente di giostra, auspico di diventare un rappresentante del regno vegetale.

Mi sento bio ispirato, vorrei diventare una graziosa e gentile Mimosa pudica – astenersi sciacquette, aspiranti veline – per partecipare volontariamente (a questo, fornisco il mio convinto assenso) al celebre esperimento René Desfontaines: scarrozzato per le peggiori vie di Roma e/o Parigi – messa cantata – da un bipede che traina una botticella, sballottato con sobbalzi e singulti sugli storici, ma poco funzionali sanpietrini, mostrare coram populo che dopo un inziale moto di repulsione verso le vibrazioni con automatica chiusura delle mie foglioline, con il trascorrere del viaggio mi abituo e torno a mostrare con eleganza e pudicizia la mia bellezza, senza più battere ciglio ai disagi.

Lo conferma anche Stefano Mancuso – di Lui potete fidarvi, professore e scienziato di fama mondiale – memoria senza cervello centrale, adattabilità ad ogni situazione, ad ogni rapido mutamento, architettura modulare, nessun centro decisionale, ma una diffusione capillare – l’Amore occupa i capillari molto lentamente – che consente movimento e percezione della realtà senza apparente spostamento fisico, sistema che non spreca, ma produce energia, sostenibilità ecologica totale – altro che new green deal – robustezza, tantissima intelligenza distribuita e cooperativa.

La rivoluzione, il vero Futuro possibile; dall’Uomo vitruviano – bellissimo, per carità – destinato però a trasformarsi in uomo macchina, come nell’incubo nemmeno troppo distopico di Metropolis, ad una nuova speranza:

salvarsi ed evolversi, diventando Piante.

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