Eclissi natalizia

Natale sì, ma a oRanghi ridotti.

Circondati da invitati solo positivi, perché abbiamo bisogno di gente che pensi bene, agisca e parli meglio; i grigi convitati di pietra, restino confinati nella loro insopportabile preistoria.

Perfino l’Albero del Natale, logoro logorato, ha sbottato con un messaggio ecumenico alla sedicente umanità: adesso basta, non frantumatemi le palle, soprattutto quelle più brillanti e trasparenti che filtrano i raggi anti crepuscolari.

Per questo periodo e per tutti quelli che lo seguiranno – auspicando non s’incammini da solo, come quel pallido clone di Forrest Gump che aveva esortato le folle: chi mi ama, corra dietro a me – Fantasia al Potere e soprattutto anche nel podere, nonostante il bandito della transazione ecocida abbia già diramato l’ordine dal circolo dei kriminals oil fans: per contrastare il rincaro bollette (con il rinculo, si sa, la botta è sempre centuplicata), riattivare tutti i pazzi pozzi estrattivi già chiusi; l’Ambiente e la Salute? Vadano a farsi benedire.

Tanto, tra pandemia e miscredenti dei rimedi, le schiere cui sbolognare ogni colpa, sono dense di potenziali capri da asfaltare – letteralmente, concretamente – sull’altare dell’idiozia umana, però virale.

Eclissi del cuore natalizia, più grave una eclissi solare, anche perché senza Elios hai voglia a raccontare balle di Natale sulle fonti alternative; nel 1869 il governo italiano – non si inventa mai qualcosa di nuovo, purtroppo – istituì una bella commissione, però scientifica, con l’incarico preciso di osservare studiare relazionare fotografare (pensa un po’, caro il mio Garibaldi innamorato, esistevano già la fotografia e la fotografia astronomica) l’eclissi solare prevista per il 22 dicembre 1870. Come punto d’osservazione privilegiato fu individuata la Trinacria, in particolare l’ex convento cappuccino di Terranova – nomen omen, prima che diventasse Gela, martire di veleni industriali – e il castello svevo di Augusta.

Farà sorridere, ma tutta la strumentazione scientifica, sofisticata e all’avanguardia per l’epoca, fu trasportata via mare – in volo sarebbe stato davvero fantascientifico – dal piroscafo Plebiscito, utilizzato già per la marziale spedizione dei Mille, quelli con le camicie rosse; nel Mondo Prima, usava così e tutto tornava: utile alla bisogna.

Camicie rosso sangue, camicie rosso natalizio, per quanto banale possa apparire – così è, se vi appare – mascherine rosso scarmigliato, scapigliato per travisare i mille (non quelli sopra citati) volti, le mille cause della malinconia.

Rileggere la biografia di Vespasiano (Totò truffa ’62 docet) – l’ape laboriosa che spiega paziente alla mosca insolente quanto sia meglio vivere tra i fiori rispetto all’immondizia – o le sagge regole di Sun Tzu?

Mai trascorrere il Natale discutendo con un cretino: da vero professionista, ti fa scendere dall’albero, ti porta sul suo campo di gara e ti batte con l’esperienza. A quel punto, si potrebbe notare a fatica la differenza tra i due contendenti.

Sarà impopolare, sarà politicamente scorretto, sarà considerato dalla megera mesta unione europea attività rivoltosa, ma me ne infischio:

Natale buono, ove possibile.

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