Porci cremisi

Pagina del progresso scorsoio, come lo definiva il grande poeta Andra Zanzotto.

Scorsoio, come il nodo dell’impiccato e non si tratta di un gioco, ma della croce – poco virtuale, molto solida – alla quale ci siamo appesi, optando per lo sviluppo di marca fossil capitalistica.

I veri Poeti hanno occhi formidabili, sanno guardare molto più in profondità, molto più lontano, scandagliando tutte e quattro le dimensioni principali, spesso anche quelle ancora non teorizzate, non individuate dalla fallibilissima scienza.

Pagina del rapporto Forrester che non è il rapporto Pelican – anche se le attinenze esistono, eccome – né si tratta del business plan di una casa di moda di infimo livello di Los Angeles; Jay Wright Forrester, ingegnere del Mit di Boston, già nel preistorico 1970, pungolato da quei pazzi del Club di Roma, fondato da Aurelio Peccei, aveva redatto un modello matematico che – mannaggia alle coincidenze – individuava nell’anno 2020 l’inizio del collasso finale della civiltà umana.

Un modello non campato in aria, non dedotto da un lancio nell’etere di dadi griffati Alea, né su oscuri indecifrabili incomprensibili vaticini, in stile Nostradamus: una previsione scaturita dall’analisi approfondita di quel criminale, suicida stile di vita incentrato sullo sfruttamento indiscriminato delle risorse comuni e sulla produzione senza limiti di merci di ogni tipo, incuranti dello spreco e del conseguente inquinamento, all’ennesima potenza. Di questo passo, il riscaldamento globale supererà i tre fatidici gradi centigradi – rispetto ai livelli del mondo pre industriale – al ritmo di una ouverture rossiniana, con un epilogo noto che, al confronto, le pellicole catastrofiste di Hollywood apparirebbero comiche dell’era del muto, interpretate da Ridolini.

Siamo precipitati nell’evo spurio, senza speranza e senza respiro: l’umanità forse si salverà – grazie a una qualche forma di memoria – mentre si estingueranno gli umani, rei della colpa più grave e inemendabile, avere mutato per egoismo egotismo, egolatria autoreferenziale la natura della morte, in cultura unica e monocratica della morte.

Chi guadagna con la guerra e con l’inquinamento è un farabutto, un criminale contro i Popoli e contro la Terra.

Stormi di biplani – esistono ancora, dunque? – graffiano un cielo colore carta da zucchero:

è come ritrovarsi catapultati dentro un film di Sensei Miyazaki, con un balzo logico, perfetto.

Parafrasando l’intrepido aviatore Marco Pagot, meglio diventare porci rossi che guerraforieri e avvelenatori, prima che anche la fase del collasso diventi irreversibile, meglio diventare porci cremisi (con le ali), per imparare:

a prendersi cura della Natura, del Mondo, di noi stessi.

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