Afasia temporale

E’ mercoledì, sembra domenica.

Incipit banale, vero, non saprei.

Stranezza mia, tanto per restare fedele alla stramberia, alla bizzarria proverbiale, o sfasamento temporale, alla 1984 (nel senso del romanzo), o, più semplicemente, perché viviamo nel Giorno dei trifidi (altro romanzo, a cosa possiamo disperatamente abbarbicarci, se non alla letteratura?).

Mi fido poco, diffido dei trifidi, soprattutto perché non so cosa siano, ma quali opzioni alternative ho a disposizione?

Non so voi, vorrei provare l’ebbrezza di essere trifido; cioè, secondo Treccani, diviso in tre parti, terminante (participio presente) a punta. Anche no, non necessariamente. Semplice – magari non sempliciotto – eppure complesso. Tre parti, molto più gestibili di parti infinite, sempre incompatibili tra loro, e con quelle degli altri consimili.

George Orwell, John Wyndham, perfino il popolo britannico, a propria insaputa, sono più bravi nel padroneggiare, manovrare l’argomento, l’afasia di messer Kronos. In fondo alla fila, nessuno, anzi un Mercurio con i piedi alati, che spicca voli audaci, ma incerti, anzi, ignari.

Mercoledì o domenica? Domenica che, fagocitando i mercoledì, si espande, dilaga, esonda, diventa preponderante, padrona su tutti gli altri dì della settimana, quindi, su tutte le altre divinità.

Ora può accadere di tutto, senza logica – ammesso esista – tutto può andare a catafascio, senza apparenti danni, tutto può procedere a carte 48 (ammetto la mia ignoranza, ma un tempo le rivoluzioni cominciavano sempre nel 48, zona Cesarini…); i trapassati risorgono, si viaggia allegramente tra passato e futuro, si ignora il presente – non noto notevoli differenze con l’attualità immemore, meglio, smemorata – , antichi virus estinti ci ammorbano, eppure tentano di riscuoterci dal torpore.

I padri, oggi, tornano a casa per essere festeggiati, celebrati, onorati; speriamo solo che siano quelli buoni e giusti. Come quel tale, Giuseppe (“se io fossi un carpentiere“…). Come dovrebbero essere le persone, in generale: cioè noi. Auspichiamoci di divenire presto, anzi, prima, καλὸς καὶ ἀγαθός, belli e buoni, ovvero gradevoli di aspetto fisico e valorosi, ma in accezioni ampie e molto più articolate e complete di quanto intendessero gli antichi Greci.

Le guerre sono sempre esistite, l’umano – qualunque cosa sia – subirà sempre il fascino sinistro, distruttivo dei conflitti; ma questo sistema economico ci ha consegnato il potere di distruggere il clima, come lo abbiamo conosciuto, di annientare il pianeta, la casa comune. Lo sostiene lo scrittore Jonathan Littel, autore de “Le benevole“, o, di recente, de “Un luogo scomodo“. Luoghi bellissimi su cui aleggiano ombre di morte, ove sono stati perpetrati massacri disumani, che qualcuno vuole cancellare tra le spire dell’oblio, peggio: riscrivere con segno diverso, falso, fasullo. Rammenta qualcosa.

Ci mancano troppi mercoledì (Mercury Day o, molto più laconicamente, Wednesday?), ne perdiamo troppi, lungo il cammino;

speriamo che almeno la domenica abbia giudizio. E, in qualche modo, ci salvi:

da noi stessi.

L’erba volenterosa non cresce nemmeno… a spingerla

“Il potere non è un mezzo, è un fine. Non si stabilisce una dittatura nell’intento di salvaguardare una rivoluzione; ma si fa una rivoluzione nell’intento di stabilire una dittatura. Il fine della persecuzione è la persecuzione. Il fine della tortura è la tortura. Il fine del potere è il potere.”

1984 George Orwell

Pagina del Witch Blair Project o dell’Eric Arthur Blair Project?

1984 Animali nella fattoria in Catalogna o omaggio catalano di una fattoria per ospitare, accogliere, curare 1984 Animali raminghi e indipendentisti?

George Orwell era E.A. Blair – Blair? – o il suo doppelganger?

Adesso che finalmente sono decaduti i diritti d’autore sulle Sue opere, dovrei pensare a un astuto stratagemma per monetizzarle.

Evitiamo per cortesia come fosse la peste di Milano – Manzoni o Camus, poco todo cambia – i poteri forti o deboli, partiti politicanti spesso sinonimi di violenza e menzogne, bendate ortodossie non certo in quanto emule di Dike; meglio dedicarsi agli orti urbani o extra urbani invece di rinunciare alla propria libera razionalità per innaturali, tirannici vincoli, di mandato o fallocefala ubbidienza.

Abolire/bollire il Lei – se è ‘Lei’, perché ‘il’ articolo maschile? MiTu in agguato – un Lei ‘borghese’, anche senza colpi di stato o di scena, per tornare al più umano, naturale, fraterno Tu; chissà, sedicenti rivoluzioni proletarie cosa penserebbero, quelle che di solito approdano a nuove onorate società, con più ampie masse di schiavi e rinnovate vecchissime oligarchie di infami affamatori.

Dovessero mai scoppiare disordini in assenza di domestici, insurrezioni e/o bombe, qualche anarchico solitario o qualche misterioso gruppuscolo, sempre anarchico, cui addossare la colpa dei mali dell’Universo, si trova sempre, per tempo e alla bisogna.

Tornare presto, meglio subito, entro sabato, ai noiosi confronti vis a vis: spersonalizzare gli esseri umani è comodo e pratico, dematerializzarli orbandoli di carne, ossa, sangue, volti; con una caricatura più facile riversare odj, diffamazioni, soprusi, violenze; più facile abbattere un nemico capro espiatorio virtuale, indicandolo come responsabile di fallimenti ingiustizie iniquità.

Tutti schierati contro ‘la tosse da oggi’, fastidiosa e persistente, grassa o secca come la Flaca; la tosse dell’oggi – peggio ancora quella del domani – va stroncata sul nascere, per spezzare definitivaMente le catene dell’odioso quotidiano.

Come insegnavano gli antichi Genitori o i Genitori degli Antichi: l’erba voglio/volenterosa non cresce nemmeno nei giardini di Palazzo Madama, nemmeno a spingerla da sotto grazie a simpatiche popolazioni di generose talpe.

A proposito di madame, quella tetra meneghina che tutti – a partire dalla sua famiglia – credevamo ormai in disarmo in qualche palazzotto demodé decrepito, con piglio da fiera (no expo) nell’accezione della ferinità sociale, ha proposto di garantire cure mediche e assistenza sanitaria in base al censo, alla produttività, al prestigio sociale. Per carità, certo poco cristiana: datata la sciura, datata l’ideuccia. La Costituzione? Qualcuno ha alzato sopracciglio, ditino indice e mostrato il testo della Costituzione 1948 – non 1984? Suvvia, abbiate il senso del ridicolo il senno del ridicolo, non siate ridicoli senza senno: roba da mercatino delle pulci, obsoleta da solai impolverati, ferrovecchio ossidato superato dai fatti del Mondo Dopo, utile ormai solo come curiosità in brevi filmati sul genialopiteco portale nextflick della post cultura.

Madamoni incartapecoriti e madamine muffite dal catalogo così scontato, sempre identico nei secoli, dovrebbero provare a vincere il loro congenito tedium vitae con esperienze audaci, da brivido: turni notturni di pulizia latrine presso San Vittore e/o Sant’Egidio – ahi, scellerato, sciagurato Egidio centravanti goffo – così, per constatare sulla propria pelle l’effetto che fa. Emozioni uniche da privilegio, censorio.

Sai malvagio Dottor Zero, nel Mondo Prima, prima che la Fantasia al potere diventasse uno stupido slogan da reclame, volevamo tutto, perfino il panino farcito di Rose;

nel Mondo Dopo – calato di molto il Trinchetto, perduta la barra – abbiamo riparametrato sogni e pretese:

incappare in Persone comprensive forse è davvero troppo, speriamo almeno siano comprensibili.

“Forse non si desiderava tanto essere amati, quanto essere capiti.”

1984 George Orwell