Olocene Oloferne Antropocene: troppe cene, mai più

Olocene, antropocene, cene antropo, troppe cene addio?

Convitto non troppo gioviale, tendente al catastrofico.

What if? E se il livello dei mari si alzasse in poco tempo di 7/15 metri? Paradiso dei surfisti, onda perfetta, paradisi fiscali?

Saccheggia, omuncolo, saccheggia più che puoi, cosa importa se il Pianeta collasserà? Linea orizzontale o linea verticale? Una conduce alla materia, l’altra allo Spirito, ardua materia poco concreta, poco malleabile, poco accattivante.

La tanto reclamizzata guerra è contro la pandemia o contro la Natura? Il Clima è impazzito o sono pazzi i bipedi? Allarme elevato totale, ma i media, tranne Il Guardiano britannico, si occupano dei sedicenti bambini regali – royal babies o regali ai Bambini? – dell’ultima favolosa dieta dell’influenzata di turno, del virus che è diventato virale a causa dello sconquasso ambientale, di origine antropica. Povero Pipistrello, rovinato dall’auretta chiamata calunnia.

La letalità del male ha mietuto centinaia di migliaia di vittime o la sicaria è stata l’altra catastrofe, quella sanitaria, figlia in linea diretta del satrapo mercato globale?

Mancanza di equilibrio ambientale, chissà se Philippe Petit potrebbe, almeno lui, con la sua arte funambolica, attraversare i limiti da cuspide a cuspide, ma per ricongiungerci con la Madre Terra. Per sempre.

Cara Giuditta, quando metterai giudizio? Da eroina del popolo ebraico a dorata modella di Klimt, un balzo notevole, anche se il tuo nome è l’equivalente femminile di Giuda.

Oloferne, grande capo della Nabucodonosor Oil&Gas, si è poi più visto? In momenti di crisi, fondamentale non perdere la testa la capa la trebiSonda; chiederò in giro, magari ad Artemisia, sempre molto Gentileschi, o al Merisi, un Michelangelo ribaldo ma di talento, che frequentando spesso laide taverne, ne sa di sicuro molte più dei poveri diavoli.

I limiti fisici del piccolo globo sono evidenti, se 8 miliardi di voraci abitanti vi sembrano pochi: azoto, fosforo, buco nell’ozono, biodiversità verso una fine dolorosa ingloriosa tragica, noi danziamo sulla tolda dei social Titanic.

La casa brucia – Eschilo Eschilo che qui si Sofocle gridavano per le scale Euripide, Mercalli (dura scala, ma scala climatologica) e il Papa bolscevico – ma leggi e limiti fisici sono esponenzialMente più forti di noi; le conseguenze non saranno liete, la novella del Mondo Dopo è che rischiamo di rendere un deserto definitivo la Foresta Amazzonica, di innescare lo scioglimento completo del Permafrost, della Groenlandia, delle due calotte polari.

Poi, gran Luna Park delle Pandemie.

Come predica nel vento l’inascoltato Mercalli, Luca, quello di prima: siamo una biglia che scorre tra mutamenti climatici, solo che nel Mondo Prima avvenivano nel corso di lente ere geologiche e per cause naturali, stavolta i responsabili siamo noi e stiamo rischiando di rendere velocemente la Terra Azzurra una terra secca arida defunta; non più adatta alla vita, la nostra.

La CO2 nell’aria è la Vera Imperatrice, mai era stata così abbondante e dominante in atmosfera quanto oggi: 417 parti per milione, dovremmo risalire addirittura a circa 800.000 anni fa – molto prima della comparsa dei nostri progenitori africani – per rilevarne così tanta. Eppure se l’uomo dell’Istituzione che rappresenta 195 Paesi e non solo una parte o anche una federazione di essi, lancia continui accorati allarmi moniti warning, rimane inascoltato, la colpa sarà sua – novello Cassandro – o di miliardi di orecchie incatramate?

Un grazie un saluto una carezza a Antonio Guterres, portoghese – di nascita, non di fatto – segretario generale dell’Onu; ingegnere elettronico, dal cuore verde, sul serio.

Cosa possono intelligenza, valori etici, leggi dove spadroneggiano denaro e mercati, loschi mercimoni e rozzi levantini?

La vera crescita resterà solo quella spirituale, bisognerà presto scindere con un deciso colpo di scimitarra il falso mito dello sviluppo che riduce tutto a produzione e consumo irrefrenabili; la linea orizzontale conduce solo verso la materia – limitata finita – quella verticale, innalza verso lo Spirito, ci permetterebbe di ascendere all’Infinito; lasciando qualche possibilità di dignitosa sopravvivenza alle future generazioni.

I piani inclinati sinusoidali con avvallamenti – che non avallano ogni imposizione, soprattutto acefala – su cui corre scorre rimbalza, la biglia chiamata Pianeta Terra non sono replicabili duplicabili moltiplicabili, nemmeno quelli.

Ci restano 10 anni, forse meno, per impedire che il Super Flipper ci spedisca definitivamente in tilt; poi saranno inutili abili colpi di mano o di anca – Happy Days era solo uno sciocco telefilm propagandistico – per sbloccare la riserva segreta delle vite bonus.

Game over.

Foresta di Sherwood (cartonato verde)

Pagina dei verdi anni che, come cantavano i poeti, non tornano più.

Quaranta anni: sono verdi e pochi, oppure il contrario? Se ti candidi per governare un paese, una confederazione, dipende.

Viaggiare nel tempo è facile, se sai come farlo; nel frattempo, meglio uccidere Kronos – senza offesa – potrebbe risultare più disastroso attendere il fiero pasto del padre che divora i propri figli.

Il laser ci aiuta a scoprire studiare cambiare prospettiva sulla storia dei Maya, resta l’annoso amletico misterioso dubbio: come avranno fatto Loro, senza computer senza app senza algoritmo, a costruire le piramidi andine, mesoamericane, laggiù e anche lassù nello Yucatan?

Lo sapevi, caro Maestro Artusi, che il buon cibo influisce sul benessere della mente, non necessariaMente umana? Lo hanno stabilito questi infaticabili, infallibili scienziati del Mondo Dopo. Mica pellegrini.

Quanto sono ostinati, poco collaborativi i Migranti che insistono a fuggire da guerre, persecuzioni di tutti i tipi, mutamenti climatici catastrofici, miserie assortite? Cosa pretendono da noi, privilegiato evoluto supremo Occidente, campato in aria alle loro spalle, sulle loro spalle, sulla loro pelle? Continuano a imbarcarsi, naufragare e morire annegati nel nostro mare dell’infamia, solo per metterci in imbarazzo, solo per nausearci prima dei pasti, prima dello shopping compulsivo su internet.

Piantagrane, meglio che granate, pianta del grana e del parmigiano;

a proposito: quanto ci piace organizzare summit sempre più nobili, sempre più assembrati (accozzagliati?), sempre più retorici sull’urgenza ambientale; importante, spostare il limite temporale oltre ogni limite stabilito dalla Natura: 2050, 2060 e più in là, all’infinito. L’infinito non esiste, però presto verrà a presentarci il conto delle nefandezze, per esempio corrispondere somme ridicole risibili, per inquinare ancora, ma con la coscienza imbavagliata. Non esiste una transizione dolce, una transizione temperata, un passaggio edulcorato e graduale – i gradi sono già troppi, esorbitanti – ché come sentenziava il rugoso, ma saggio Maestro Joda: non esiste provare, esiste fare o non fare.

I Draghi sono verdi o rossi? Stanziano parte del loro tesoro per la presunta rivoluzione ecologica, ma sembra proprio una rivoluzione del Pirro, giravolta su sé stessi, per restare fermi immobili anaffettivi, sul punto casella economia di partenza.

Carissimi Cochi e Renato, dove arrivi se parti, certo, ma che partenza sarebbe, se resti fermo, soprattutto al palo senza frasca?

Da Get Back a Cash Back, non troppi passi, avanti, già detto e scritto volte plurime: un metodo ideato dallo sceriffo, quello di Nottingham, rubare ai poveri – come si sa, sono sempre tanti, ma in certe occasioni tornano utili – per favorire i ricchi. Del resto, se non aiuti i ricchi, l’economia neoliberista s’inceppa e l’ingranaggio crolla.

Tutto dipinto di verde, perfino i pappagalli e i camaleonti sembrano vinti dal tedium vitae, dallo spleen, dalla noia cromatica, cromosomica: adesso anche la carta verde – non per facce come deretani – per circolare indisturbati; nell’arcaico Mondo Prima era riservata agli studenti universitari per viaggi scontati – meglio che i viaggi siano sempre sorprendenti e che la meta finale sia solo il percorso stesso – su convogli ferroviari, il libro verde degli stati civilissimi uniti su cui erano pubblicati i nomi delle strutture ricettive adatte ad accogliere l’uomo nero e non sarà chiamandola con idioma anglosassone che muterà sostanza e natura: incostituzionale, illegale e tu illustre Mario, dell’omonimo bar di provincia, dovresti saperlo.

Tornare alla civiltà agricola, non solo al museo dedicato, a Palazzolo Acreide: giorni di intensa luminosità, Cielo vicino, anima e materia distinte, ma convergenti verso lo stesso Orizzonte. Muretti a secco addolciti e ombreggiati da maestosi Ulivi, a incorniciare gli unici sentieri possibili, quelli umani.

Hey politicanti economisti amministratori cingolati, vi sorprenderà sapere che al momento, anche nel Mondo Dopo, la tecnologia più forte avanzata evoluta intelligente che abbiamo per combattere – la vera guerra, come garba a voi – contro la co2 nella nostra atmosfera, resta il patrimonio arboreo: quello che noi bipedi fallocefali stiamo allegramente massacrando in nome del dio profitto.

Vil razza dannata.