Cuore di cane

Non vivevo in una discarica, non mangiavo rifiuti, nessun umano sadico mi ha mai gettato addosso della fetida acqua bollente, eppure ero maltrattata, legata a una catena, tenuta all’addiaccio, esposta alle intemperie, spesso rimproverata (chissà perché), derisa (da chi, poi).

Un manipolo di ragazze decise, coraggiose, generose mi trasse in salvo, portandomi presso un uomo solo che avrebbe dovuto accogliermi per breve tempo, in attesa di una famiglia amorevole che mi adottasse definitivamente.

Tra me e quell’uomo però bastarono uno sguardo e una carezza per generare amore infinito, indistruttibile. Mi adottò lui, senza remore, né ripensamenti.

Anni bellissimi, di formazione, educazione, di cambiamenti e crescita, per entrambi; anni spensierati, anni di peripezie, acrobazie, perché la vita di ognuno è sempre un esercizio di equilibrismo, di funambolismo su fili tesi sopra vari orridi, di navigazioni avventurose in mezzo a procelle e fortunali, nell’attesa, nella speranza di un porto riparato e sicuro.

Così approdai alla dimora dei miei nonni bipedi che dopo un attimo – anche meno – di smarrimento e rifiuto, decretarono la mia accoglienza, il mio ingresso trionfale e definitivo in famiglia, meglio di Remì. Divenni la loro bambina, la loro gemma, la zampa – meglio, la quattro zampe – protettrice, la loro compagna indispensabile, inimitabile nel transito attraverso la dimensione terrestre.

Un vortice di emozioni, passioni, un’esistenza densa e preziosa, un avvicendarsi di momenti di buio e di luce; le iniquità e le ingiustizie di sempre, la pandemia, le guerre che sono tornate – erano scomparse? – a funestare il presente, il futuro di tutti.

Insieme, indissolubilmente. Noi.

Il mio umano di riferimento sostiene che ho salvato vite – più volte – , donato a profusione gioia e allegria senza pretendere qualcosa in cambio, con altruismo, con dolcezza.

E’ convinto che ci ritroveremo ancora, uniti per sempre, esplorando altre dimensioni, viaggiando, indossando come abiti confortevoli altre forme.

Lo dice con tale sicurezza che mi ha convinto.

Vi aspetto, con il mio cuore di cane.

Gennaio è una ninfa

Pagina delle belle mattinate di gennaio, quando sono belle.

Aria tersa nonostante l’inquinamento, luce cristallina, il mondo intero appare limpido, nonostante le anime umane restino torbide.

Nuove grandi speranze dalla scienza medica, perché oscura resta la mente dell’uomo, ma anche il cuore non scherza, anzi: spesso organizza scherzi birboni e quando li allestisce, di solito, non pratica sconti. Ecco perché, in periodi confusi e bui, da Baltimora giunge una notizia che induce se non alla festa, alla cauta soddisfazione; dai quesiti da pòrci, ai cuori dei pòrci che dopo opportuna modificazione genetica possono essere trapiantati nelle casse toraciche dei bipedi che hanno consunto i propri.

Da cuore di cane – sempre sia idoLatrato il fidato amico – a cuore di porco, senza offesa e senza allusioni, né illusioni alla fattoria animale di orwelliana memoria, almeno per oggi.

Non sottovalutare mai il potere e le conseguenze dell’Utopia: non si tratta, come da limitato limitante manuale, di idea non realizzabile, ma di idea così fulgida in grado di trasformare il reale, in un sogno, in un’altra realtà o nell’abbrivio di una navigazione verso qualcosa che prima non c’era e forse ci sarà, sarà raggiungibile; dipende dipenderà solo dagli utopisti e dalla loro fiera determinazione.

Per noi dinosauri del Mondo Prima, Histoire d’O era questo, solo questo: un romanzo e il film tratto dall’opera letteraria, non la palingenesi della aVariante di un virus; amica Belinda, dal nome di una mela, però peccaminosa, qual è il limite tra eros e prevaricazione? Il quesito non sussiste se per orientarti, segui le vaghe stelle della costellazione chiamata Rispetto, della dignità e delle persone.

Qui Rinale, a voi studio: al colle nomato Quirinale, sceglierei per il meglio – o era miglio? – un cardinale; così, tanto per cambiare tutto, in modo che niente cambi mai, sul serio.

Un tempo nel Mondo Prima, marzo era il mese dei giardini e delle idi – congiure (kompottisti!) – ti dovevi guardare dai repentini mutamenti meteo e dalle coltellate vaganti, ma almeno il tuo quotidiano groviglio poggiava su qualche pilastro, solido, indistruttibile; in questa epoca mesta, senza più nemmeno una festa, dovrai/dovremo coprici le spalle – senza garanzie di successo – dalla pandemia galoppante e dai magici richiami, il cui abuso, uso massiccio, rischiano di causare più maleficio che tutela: ora lo ammettono, ad alambicchi stridenti, gli stessi alchimisti dell’imperatore.

Gennaio è una ninfa dalle rosse chiome, leggiadra leggera, dal respiro magico fresco e profumato, la riconosci dal nitore della pelle diafana, dal nitore del cuore, nuota veloce tra vortici di acque verdi rubino: tra la Luna e gli epici falò epifanici – inesistenti ormai – saremo noi all’altezza, meritevoli di sua cugina, Nuova Primavera?

Speriamo non tardi ad arrivare:

auspichiamo, soprattutto, che arrivi.