Quasimodo (quasi, todo modo)

Pagina degli occhi di Quasimodo.

Guardarci dentro, guardare sul serio, per vedere, per precipitare negli abissi: della deformità, della schiavitù.

E’ stato Metropolis a creare lo schiavismo dell’uomo senza personalità nel mondo moderno, o viceversa, il mondo moderno a partorire l’aberrante incubo cinematografico di Fritz Lang?

E’ il despota che ama e rafforza all’ennesima potenza il suo dispotismo, o sono gli schiavi ad amare alla follia – scherzo o follia della mente? – la loro condizione di infelice, disperata assenza di libertà e coercizione?

Come era bello sopravvivere ubbidendo ai comandi dall’alto, ma di uno solo.

Con i Faraoni dell’Antico Egitto – prima che Kenneth Branagh sbracasse e in senilità si impegnasse per rovinare i capolavori di Agatha Christie – ci si spaccava la schiena da mane a sera a da sera a mane, trasportando lastroni di granito, ma le nutrienti scodelle di riso e lenticchie erano certe e gustose; abbronzatura gratuita garantita.

Quasimodo ci osserva dall’alto della sua cattedrale, prigione o rifugio, insieme ai suoi amici garguglioni – l’onomatopea in rima potrebbe ingannare – insieme alle sue campane, che fa cantare a squarciagola per risvegliarci dal nostro lungo sonno, letargo, torpore: lo sapete che i medici egizi già effettuavano operazioni chirurgiche al cervello? Lo sapete che – Vichinghi a parte – un navigatore islandese, Leif Erikson, raggiunse le Americhe 500 anni prima di Cristoforo (gridando dal suo drakkar: terra nova, terra nova!)? Lo sapete che la Bibbia di Gutenberg non fu il primo libro stampato con la tecnica dei caratteri mobili?

Gentile Michele Ainis, in fondo, scoprire che la nostra amata stimata venerata Costituzione, nella sua veste tipografica del 1948, differisce dalle copie amanuensi e dattiloscritte preparatorie, non è poi così sorprendente; tanto non la conosciamo lo stesso. Al limite dell’ignoranza, si potrebbe lanciare un grande concorso a premi: trova le differenze. Ai primi 10 fortunati, abili osservatori, nonché (e)lettori, spetterà il reintegro dei loro doveri/diritti sanciti dalla Costituzione: quella originale, ovvio.

Fiumane di adolescenti indolenti elettrici sciamano via, confusi infelici vocianti, mentre permane la sensazione che la voglia, la fame di vivere sia un’attitudine, una peculiarità da curare, da coltivare anche con feroce passione; la struggente gratuita bellezza del mondo cura – cura da tutelare, preservare – dovremmo capire che quella è la vera risorsa, per tutti.

Artemisia o Caravaggio? Caravaggio o Artemisia? Artemisia e Caravaggio, potrebbe essere la giusta opzione; Merisi, certo saprai che un tempo, Oloferne aveva un diavolo per capello e tanti grilli per la testa – non era semplice essere un generale assiro con beghe politico militari in Giudea – , ma Giuditta lo ha sistemato: per le feste e oltre. Con un taglio netto, ei fu passato remoto.

Caro Quasimodo, se un nuovo mondo ci sarà, se sarà possibile ricreare un nuovo consesso umano civile, anche dovesse trattarsi di una tirannia – illuminata più di ogni forma di governo o, todo modo, per volontà divina, riuscita malriuscita (la forma di governo, non la volontà divina) – spero si possa vivere dentro:

la tirannia della farfalla.

Big Factory

Pagina della Gara

Facciamo la gara a chi ha il disturbo paranoide – paraninfo paratergico (nel senso del lato, lato B)? – più grosso, tra chi vede complottisti ovunque, soprattutto tra tutti coloro che non condividono le sue opinioni e chi invece ha il torto, la colpa inemendabile di scrivere – mettere nero su bianco, si sarebbe detto nel Mondo Prima – quello che accade davanti agli occhi di tutti, ma solo pochi riescono/vogliono vedere?

C’era una volta la Fattoria Betulla Bianca, rasa al suolo per lasciare il posto alla Big Factory del Super Cetriolo Ogm – le teste quadre del Montesanto hanno detto sì, dicono sempre sì, ai loro stessi progetti – cetriolone che in quanto super, con o senza mantello (ininfluente, il mantello), può anche volare, senza ali; non come la nuova compagnia (non dell’Anello al naso, purtroppo) che poi sarebbe la vecchia, ma con il nome decapitato: compagnia di bandiera, ruba bandiera bandiera che ruba, bandiera bucherellata dalle solite tarme, tare ataviche, incapace di decollare con o senza nebbia, sempre vorace di pubblici illeciti finanziamenti; chissà, forse, potesse utilizzare almeno il Jet Scrander di Mazinga Z, riuscirebbe a sollevarsi di qualche metro, dal patrio suolo. Tornando all’ortaggio, si sa che se vaga senza meta nell’aere prima o poi si getterà in picchiata, verso il primo casuale – o selezionato con cura, estrema – orifizio che avvisterà con il suo sensibilissimo senso degli spazi, aperti vuoti liberi.

C’è la factory dei cervelloni, quelli che con la loro scienza infusa inculcata hanno la pretesa di spiegare non le vele o le bandiere, ma quanto accade dentro le altrui teste: avrebbero costoro bisogno urgentissimo intensissimo di sussidio terapeutico, ma da parte di professionisti bravi, non equipollenti, al dunque, loro equivalenti.

Cercansi Vessilliferi – astenersi portaTempi grami – per bandiere di libera Gioia, in libero Universo.

La Mela dell’Eden ci è costata cara, ma anche i Pomi d’Oro del Giardino delle Esperidi; forse non un occhio o una testa, ma tanto oro quanto pesano, di sicuro e con l’economia fossile fossilizzata, sclerotica sclerotizzata, non rappresentano e non sono beni rifugio: né i pomi, né i Giardini, purtroppo.

Sai, Lavinia, credo esisteranno resisteranno sempre una Ragazza e un Ragazzo del Futuro in grado, capaci di parlare con i Gabbiani, capaci di redimere il Popolo della Terra, puri, così puri da avere la pazienza santa e religiosa di insegnare ex novo ai propri simili l’Amore per la Vita, il rispetto delle leggi naturali.

Quando non solo Ligabue – quello vero, Antonio il Matto – ma anche il montanaro di ‘discutibile cultura’ (ché se non la si potesse discutere e ridiscutere ogni giorno, non sarebbe) Guccini e Geppetto, non più mastro solo povero diavolo, perderanno le parole, sarà lecito preoccuparsi;

quando le istituzioni del paese dei balocchi democratici o sedicenti tali cominceranno a sostenere che le minoranze rumorose devono essere schiacciate in nome del dispotismo democratico, potremo abbandonarci tra le braccia ampie accoglienti, del panico; quando l’artificio del palcoscenico cederà di schianto, quando il telo del cencio grigio fumo che fa da fondale, grigio lacerato ma non per i tagli artigliati operati da Lucio, Fontana, si affloscerà, resterà nudo in tutta la sua evidente efferatezza, cruda crudeltà: il Mondo Dopo;

senza più nemmeno il pallido conforto di un finale finto lieto.

O viceversa, invertendo i fattori, della Fattoria, non muterà l’esito.

Orfani di miti, di caverne, di Platone, siamo solo l’ombra della Luce e delle parole già scritte.