Scrivere sulla sabbia

In questo mondo di ladri, dura la vita per Robin Hood, Arsenio – non arsenico – Lupin, Diabolik.

Essere mussi, soprattutto volanti, è cosa buona e giusta; importante non trasformarsi in ciuchi, quelli di Collodi, né in pecoroni, alla mercé di lupi – andrebbe ancora bene – o degli immancabili volponi, quelli con gli stomaci iper tricotici e gli armadi colmi di code, di paglia.

Anche i ladri hanno perso aura romantica, lo stesso passator cortese – non era un calciatore bravo negli assist, o un atleta della pista specializzato nel passaggio del testimone – è stato retrocesso, degradato, incasellato a volgare brigante della strada; come se i colletti bianchi fossero viole di campo o stelle alpine.

La vita è un fiume, quello che, si spera, possa nascere domani; così le sere e i fiumi scenderanno su di noi, all’unisono. Con garbo.

Il mio amico magrebino – anche magrettino – Mustafa vede meglio e più lontano, tra le aride dune metropolitane; la sua bicicletta arrugginita e con ruote quasi quadrate è un cammello anziano e bolso che lo aiuta a trasportare la merce, abbigliamento vario, spesso di qualità di gran lunga superiore a quelle cianfrusaglie accatastate e spacciate ormai dentro i bazar – pardon, centri commerciali – della pseudo civiltà nord occidentale. Capisce gli uomini, senza tema di smentita o margine d’errore; quando la tua vita, la tua sopravvivenza, dipendono da una parola, dal tempismo di un gesto, dalla capacità di resistere a privazioni inaudite, migrazioni impossibili, l’acume e il colpo, d’occhio e d’ala, si sviluppano in fretta, all’ennesima potenza. Se riceve un gesto di gentilezza, porta la mano al cuore, senza affettazione: potrebbe insegnare empatia e pratica della comunità collaborativa nei migliori atenei: della Grecia, della Magna Grecia, del Pianeta.

Abbiamo recitato anche questa mattina la preghiera quotidiana per padre onnipotente, l’oro nero e per i suoi derivati, figli comunque illegittimi? Mi raccomando: con genuflessione incorporata, perché, oltre ogni chiacchiera da osteria istituzionale, oltre ogni promessa governativa che già contiene in sé la falsità e la volontà di non essere attuata, i Sacerdoti del fossile decidono ancora e sempre i destini dell’umanità raminga: chi vive e chi muore, chi prospera e chi finisce in rovina.

Con l’ennesima guerra giusta, il mercato godrà di nuovo di ottima salute: gli aedi mercenari nemmeno si vergognano più; con rinnovato vigore laudatorio hanno ripreso a celebrare in prosa e in musica – commerciale, avevate dubbi? – la magnificenza di fonti e impianti inquinanti (condannando senza appello gli ingenui, sciocchi ambientalisti, rei di dire no al vero progresso), la bellezza delle industrie nostrane di armi e armamenti, così efficienti così innovative da essere leader del mercato mondiale e campionesse al servizio dell’obsoleto, anacronistico, immarcescibile pil. Appunto, iper tricotici iper trofici, fuori dalla storia – cacciati fuori dall’istituto universale dalla maestra Storia – ma con i depositi blindati zeppi di zecchini, rupie, lingotti. Sarebbe bello si tramutassero in bit.

Aspetto il ritorno di Mustafa, da una delle sue peregrinazioni laboriose: spero voglia insegnarmi a scrivere sulla sabbia, anche a dispetto del vento, spero voglia insegnarmi a riconoscere i singoli granelli di sabbia e in mezzo a essi, l’abilità di ritrovare orientamento e orizzonti;

scrivere sarà attività aleatoria vaga indeterminata – sulla sabbia, poi – ma resta un viaggio che aiuta a comprendere e superare le nostre miserie, a recuperare la nostra dimensione dimenticata:

quella magica.

Soli si muore, come i Delfini (senza l’Amore)

Pagina Bianca, Pagina della Finestra sbrecciata – ah, Porta Pia e il Bersagliere che tutto travolge – Pagina della finestra su muro bianco di casa bassa maghrebina, finestra spalancata come migliaia di braccia non ancora cadute, spalancate aperte accoglienti sull’Eternità.

Finestra senza battenti, senza scuri, senza tende per respingere la Luce, finestra sì, ma non del sistema operativo di qualche stupido pc (non buttiamola in politica o in trite immodificabili tiritere ideologiche!).

Dalla finestra senza sliding Doors (Jim Morrison perdonaci) può entrare, ma anche uscire di tutto, le finestre forse non le contengono, ma possono essere attraversate da moltitudini: predoni del deserto, galeotti anzi ex galeotti a bordo di una galea mentre remano forsennati al largo dalle prigioni, zingari felici, nomadi inconsapevoli, torme di villeggianti in astinenza da vacanze intelligenti, oggi più intelligenti che pria: smart Holidays! anche se, da uomo vintage, rammento che in tempi medievali fantozziani era un classico scattarsi la foto chiusi in camera con alle spalle il poster di mete tropicali, mai raggiunte nemmeno con la fantasia; da mostrare agli amici del Bar Sport a imperitura memoria genuinaMente farlocca; in vacanza con Veronica Ciccone, liberi da intrusivi abusivi abrasivi inutili cuochi tv; saltare dalla finestra in compagnia di una sapida minestra, saltare come Marsupiali, per optare per scegliere per tracciare un nuovo sentiero stellare non mediatico (ché astrocosmo prezzemoline e prezzemoloni ci hanno da eoni frantumato incenerito i covoni), sul quale incamminarci auspicabilmente in perfetta geometrica potentissima solitudine, percorso che ci condurrà verso il Nulla eterno o verso l’Origine, per continuare imperterriti impermeabili draconiani a non capire.

Cervelli senza finestre, per evitare che filtrino venti (vent’anni dopo, nemmeno i Visconti resistono più), pensieri, pulviscoli umanitari.

Pagina bianca, bianco latte (latte sovranista suprematista senza testa)? Pagina bianco lutto, Pagina libro bianco dei Dolori universali.

Pagina disperata come l’Amore di Nada Malanima – almeno Lei ne ha Una – Pagina Bianca dedicata alle Donne che se ne vanno, a rate, a puntate, ma poi non tornano; giustamente.

Restano con il mastice da falegname di Geppetto abbarbicate alle anime di piccoli uomini impotenti contro le procelle esistenziali.

Ragazze bellissime che si barricano in casa per auto deturpare la propria grazia davanti a uno specchio rigato da lacrime, in spregio a un mondo maschile vile gretto brutale; Donne che si commuovono e muovono sulle canzoni di Paola Turci, durante l’ennesimo trasloco della vita, una vita di traslochi, vite femminili perennemente in transito, con traslochi permanenti immanenti travolgenti.

Soli si muore, senza l’Amore, come ci ha insegnato Patrizio Sansone, tra note musicali e capelli al vento. Soli si muore, si muore soli, nel gelo della solitudine, come Miele la Principessa dei Delfini, brutalmente rapita dagli umanoidi, sottratta con violenza bestiale al Suo Popolo, per renderla schiava del losco profitto dei due zampe acefali; condannata a morire in solitudine, con la ignobile scusa della pandemia: idiozia virale globale.

Pagina dedicata a quella Ragazza, sbocciata Donna, che pianse ascoltando davvero per la prima volta Stella d’Oriente, dopo anni di trasferte e concerti Nomadi: non ci inganna l’Amore, ma non esiste qualcosa di più ingannevole infingardo fallace del cuore e soprattutto della mente dei piccoli uomini.

Non è importante che Tu ci sia o no, ma che ci amiamo e ci ameremo, continuando a vivere in nuove stagioni, nuovi paesaggi, nuove dimensioni.

Mai più soli, allevando Delfini liberi.