Metempsicosi

Mi preoccupa la seconda parte della parola: psicosi.

Non so quanto incida sul significato completo, però leggerla lì, in agguato, mimetizzata, pronta a balzare in azione non permette di rilassarsi. Sono diventato complottista, in questi ultimi anni. Ultimi, per chi? Forse, senza forse, semplicemente accuso il naturale processo di senescenza: programmata, non gradita.

Certo, tra buddismo e karma – non occidentale, né musicalmente, né filosoficamente – , orfismo, platonismo (platonico? mancherebbe solo l’amore, per complicare la già difficile traiettoria umana), pitagorismo, plotinismo (esiste? Plotino, credo di sì) e, ‘abundantis abundantiam‘, ermetismo per esagerare nell’errore, il rischio concreto è di perdere non solo l’orientamento, ma la liberazione dell’anima – ammesso esista – dalla prigione opprimente della corporeità e di tutti i suoi limiti e difetti.

Meglio morti che oppressi! Auspicabile.

Gli Indiani – fare l’Indiano, forse si riferisce alla metempsicosi – , i Cinesi e perfino i Galli: ebbene sì, a prestare fede agli storici antichi anche i cugini transalpini credevano nella trasmigrazione delle anime (anime non giapponesi); così beffarono anche Giulio, Cesare che non fu mai – lo ribadisco nel pieno possesso di tutta la mia ignoranza – imperatore.

Metensomatosi, cos’era ‘costei’? Secondo alcuni dotti sarebbe la versione più corretta della metempsicosi; ovvero trasferimento dell’anima – di chi? non per irriverenza, o trasgressione: de li mejo mortacci tua (con dispetto parlando) – solo ed esclusivamente in corpi umani. Umani, si fa per dire. La psicosi e la somatizzazione, se vuoi essere o fare l’intellettuale devi accettare il ruolo di pallina da ping pong tra queste due racchette. Il materiale, a scelta. Delle racchette. Difficile ottenere la vita eterna, meglio accontentarsi di una migliorata coordinazione motoria, di una aumentata velocità, di un colpo d’occhio tipo aquila.

Se consideriamo accettabile, probabile, addirittura legge immutabile della vita la trasmigrazione delle anime tra i corpi, chissà perché reputiamo inaccettabile, intollerabile, addirittura un bieco attacco geopolitico di sostituzione etnica – ordito dal diabolico Fu Manchu – il migrare dei Popoli tra territori del pianeta più favorevoli alla prosperazione, alla cooperazione. Dall’alba incerta dei tempi, l’animale bipede si è evoluto, o è mutato, grazie agli spostamenti, alle esplorazioni, alle scoperte.

Difficile prevedere – vedere in anticipo, soprattutto: capire – la possibile reincarnazione, impossibile azzeccarla con calcolo computazionale; figuriamoci nel Go sopraffino gioco – davvero? siamo certi di questo? – praticato da più di 3.000 anni in Cina, Giappone, Corea, in seguito in tutto il resto del mondo. Equiparato in Oriente ad una vera e propria Arte – Filosofia? – tanto da rendere gli scacchi un passatempo per persone normali che hanno voglia di trascorrere qualche ora divertendosi. In fondo, le mosse possibili sulle 64 caselle della scacchiera sono limitate (per chi ha desiderio di calcolo, 10 alla settecentesima), mentre il campo del Go, griglia delimitata da 19 x 19 spazi da conquistare con pietre bianche o nere equipollenti, rappresenterebbe più un googolplex – 10 alla decima alla centesima, numero impossibile da visualizzare con la mente, figuriamoci su tutta la carta disponibile – che una semplice area per un gioco di strategia.

Forse, disponendo di molte vite, magari alcune geniali, potrei arrischiarmi, cercare con insistenza, infine accogliere una sfida, una disfida, una sottile contesa psicologica a Go. Con esito risaputo, ma in seguito a una bella, estenuante, sfibrante lotta. Non pretenderei di più; o di meno.

Sulla metempsicosi o metensomatosi che pulsare si voglia, sono combattuto tra le riflessioni di Katharine Hepburn, attrice straordinaria di Hollywood – Non credo nella reincarnazione, e sarei molto triste se dopo la morte non ritornassi polvere – e il ragionamento positivo del sociologo Francesco AlberoniGli esseri umani hanno il dono di molte vite. Di molte morti, e di molte rinascite. Non nel senso fisico della reincarnazione, ma in quello psichico e spirituale di un rinnovamento profondo di loro stessi e del loro modo di vedere il mondo.

Chiederei alla polvere;

se poi la polvere, il pulviscolo fossi io, comincerei a posarmi da lucifero, portatore sano di luce, su cose e esseri senzienti, per un mondo infine pacificato, equo, accogliente.

Per tutti.

Metempsicosi (psicosi)

Pagina del coraggio.

Coraggio, il meglio è passato, per citare una celebre battuta di Ennio Flaiano, autore e scrittore pescarese, passato alla storia per la sua ironia urticante, mentre pochi, rari rammentano la sua malinconia, la sua amarezza. Hanno preferito abbandonare alle spire dell’oblio il suo unico romanzo Tempo di uccidere che nel 1947 vinse il primo Premio Strega; forse perché era ambientato in Africa, forse perché descriveva gli italiani come sono: non troppo buoni, un po’ codardi, profittatori. Ladri e assassini. Uomini. Meglio rammentare il Marziano atterrato a Roma che dopo aver suscitato grande clamore, già al secondo giorno diviene vittima di battutacce e spernacchiamenti. Non solo da parte dei monellacci di borgata.

Come il Maestrone Francesco Guccini – non soggetto a spernacchiamenti, ma grandezza – vorrei anch’io saper compulsare in lingua locale – in friulano, nel mio piccolo caso – e divulgare ai posteri (no poster) giovani, un po’ o molta sapienza e saggezza antiche; vorrei habitare (avere consuetudine con un luogo) anch’io in una mia Pavana ideale, per dedicarmi alla contemplazione e al connubio con la natura, vorrei comporre poesie, racconti, romanzi densi di cultura e ironia (per restare in tema); al limite, mi basterebbero tre canzoni – fosse facile – L’Avvelenata, Autogrill, Canzone del bambino nel vento (Auschwitz). Mi accontenterei, forse. Con la gentile intercessione di Augusto Daolio.

Meglio appartenere a un universo preciso, se possibile, che a due mondi tra loro comparti stagni, tentando una complicata, impossibile (impossibile?) mediazione, costruzione di un ponte metaforico; certo, non quello con vista su Scilla e Cariddi. Come Jim Loney, Piedi Neri della riserva del Montana, pellerossa ma con padre della comunità bianca, scisso crudelmente tra le due parti: unica benedizione, essere giunto al suo ultimo giorno. Compreso nel profondo solo dal suo papà letterario, quel James Welch, ispiratosi a Camus e Rimbaud: probabilmente il maggiore scrittore nativo americano. Chissà perché, sottovalutato.

Del resto, non tutti siamo maestri nell’arte della metamorfosi, come Luigi Serafini, capace di individuare quei linguaggi, quei codici che consentono ad animali, piante e umani di mettersi in connessione con le altre forme di vita e trasformarsi, diventare altro – più completi e consapevoli? – da ciò che erano in partenza; nel mondo antico questo processo era vissuto con sana meraviglia, oggi preferiamo farci distrarre e imbambolare dagli ammennicoli elettronici e dalle tempeste sciocche dei media.

Non tutti possiamo essere Carmine Di Giandomenico, capace con il suo brigantino (o si trattava di una mongolfiera?) di partire da Teramo per ridisegnare gran parte dei supereroi Usa (senza mai averci posato i piedi) – Daredevil, Batman, Superman, per indicarne qualcuno – ma restare in un certo senso bambini, con la inesauribile voglia e necessità di meravigliarci, sì. O almeno, provarci con tutte le nostre forze, quelle migliori.

Invece, porca miseria – e chiedo venia alla miseria – ci abbandoniamo e naufraghiamo con la metempsicosi. Auspicando che la suddetta (la metempsicosi, per i meno addetti) si compia in fretta, o almeno, quanto prima. Purtroppo andiamo alla deriva, senza rinascita: con la psicosi, singola ma globale. Come dire, da Pitagora (anche se indulgeva troppo in numeri e teoremi) e soci, ai vari urlatori sguaiati contemporanei di sventure. Tutte. Dagli specchi ustori di Archimede (magari), agli specchietti per i gonzi.

La situazione – politica? – del mondo è grave, ma per fortuna non è seria.

TorPedone, quartiere de’ Roma o degli Scacchi?

Pagina del: “mò, Tutti a bordo, fallo?”.

Siamo passati in fretta, in un lampo – dovrei citare un detto di Nonna Erminia: “la vita è un lampo, la Mona (Lisa?) un stampo!” – dal leggendario “ri salga (ah, ri Salgari…) a bordo, minchia!”, al suo contrario; perfetto o deleterio, ciascun lo sa, in cuor suo.

Pietà l’è morta, ma anche Dignità sembra prossima alla dipartita, o forse mai era arrivata a queste latitudini: meglio vivacchiare, da amebe umane e politiche, che sparire per sempre dai radar; prima il deserto degli Ascari, ora nonostante nuovi giganteschi torpedoni, non bastano le poltroncine: over booking di facce di tolla, over booking di partecipazioni al rito laico del lecchinaggio, pro deus ex machina di turno.

In attesa di immolare, su altari già imbrattati di macchie ematiche, anche lui.

Tutto secondo consunto canovaccio, unto e bisunto; compresi i classici bastian contrari, i quali recitano – maluccio, diciamolo, anche senza consultare il Mereghetti o il Cencelli – il ruolo in commedia dei contrari a tempo determinato, per non finire da sé Bastiani, trafitti dai loro stessi ridicoli dardi.

La scienza ufficiale, intanto, – anche gli scienziati dicono notevoli castronerie, sia chiaro – continua sulla falsariga dell’ultimo anno, il primo dell’era CoVid 19, il primo ma non ultimo del Mondo Dopo: tutto e il contrario di tutto: grande concorso a perdere, vediamo chi riesce a smentire.

Se il virus muta, perché non possono mutare con identica celerità, prontezza di riflessi sulle provette e analisi in laboratorio o speculative, le verità assolute della Scienza?

Igienizzare e disinfettare superfici e oggetti – come siete superficiali e materialisti – va bene, ma pare sia poco utile per contrastare il Morbo, lui viaggia alto, vola; meglio ricorrere (rincorrere) ai sani antichi metodi tradizionalisti delle Donne di altre epoche: aprire spesso e volentieri le finestre, aerare, giocare ariosi, sulle fasce laterali, sulle ali dei Sogni o dondolandosi, per i più trasgressivi e sperimentali, sulle corde di Aries.

Sedetevi tranquilli su un muretto a secco – poggerete le terga su un patrimonio dell’Umanità – sotto le grandi fronde di un Ulivo millenario (no millenial, sorry) – tra conati di cemento, ne sarà rimasto almeno Uno? – e aspettate, magari mille e non più mille anni: dovranno passare, prima o poi, Muli, Cavalli, Sufi danzanti.

Aria di Rivoluzione nei quartieri del Globo, le grida disperate, inascoltate dei rivoluzionari già condannati alla fucilazione con fronte rivolta ai muri di confini mai crollati; l’Europa dalle rivendicate radici cristiane si volta altrove, silente, mentre – nonostante i soliti aedi mercenari intonino la filastrocca dei 76 anni di prosperosa pace (pace formosa o Taiwan?) – le uniche canzoni sempre in voga, sempre in cima alle classifiche sono quelle delle belliche sirene d’allarme. Mentre Popoli migranti muoiono senza abiti scarpe cibo sotto la neve e sotto i colpi di gendarmi senza anima senza cervello, dentro lager approvati e consentiti dal diamante governativo centrale del paleo continente, alla deriva.

Lontano da queste tenebre matura l’Avvenire, avveniristico solare naturale; ridurre in polvere gli Astri, Stelle liofilizzate per rinascere a nuova Vita, Vita Nova dopo riti e salti quantici, Metempsicosi inarrestabile.

Partire, esplorare, comprendere; partire con il Torpedone, quello dell’Alleanza, quello luccicante delle Donne e degli Uomini:

Andremo per la vita errando per sempre” (La Morte di Tantalo, Sergio Corazzini),

sulla Carovana dell’Amore.