Lo spleen diabolico di Fu Manchu

Don Antonio, dove sei?

Scontri epici, tra un intellettuale prete – forse non convinto, di indossare la tonaca, non dalla Cultura – e un adolescente ingenuo, rintronato dai Sogni, in crisi perenne tra l’imperativo categorico del giusto dovere e la naturale necessità di ribellione all’ordine, pre costituito.

Spleen e dintorni, esistenzialismi varj e assortiti, epici romanzi ottocenteschi, gotici, e non solo; tedium vitae e l’eroismo nell’atto supremo del suicidio eroico, trafiggendosi il petto con il pugnale, non con la volgare, vigliacca arma da fuoco, dopo una breve inutile vita di passioni fatue, scelte mancate, oceanici carteggi amorosi, senza orizzonti.

In questo contesto romantico, stabilite Voi se per temperie culturale dell’epoca o per vano sentimentalismo individuale, si inserisce la ferale anche un po’ feriale notizia dell’addio alla mondanità del discusso, ambiguo, per alcuni geniale, Dottor Fu Manchu: “Mi ritiro, vado in pensione, mi rottamo da solo, in questo mondo non mi diverto più. Nessuna possibilità di architettare congiure intrighi complotti, grandiosi come un tempo che Fu, grandiosi come… me“.

La sera conosce cose che il mattino nemmeno immagina – al meriggiare, pallido e assorto, non solo spremute di Sole e agrumi contro il logorio della vetustà, ma inedite sorprese – con un teutonico motto, di spirito e/o saggezza, simuliamo serenità.

Sarà arduo metabolizzare il congedo del Dottor Manchu, Fu Lui, ante litteram, in tempi oscuri ma non sospetti – non ancora – a insegnare ai Suoi seguaci la lezione fondamentale: chi controlla le parole e le informazioni, stringe il Mondo nel proprio pugno (verrebbero alla mente certi scherzi proto scroto goliardici in ambito militaresco, ma sopra sediamoci sui dettagli scabrosi).

Chiaro limpido lapalissianissimo: non può più esserci posto per un Complottista nato in una realtà dominata, disegnata, creata momento per momento, da chi possiede tutti i capitali – di conseguenza, le Capitali – del globo; costoro, anche se furbi ma non intelligenti – ché sempre, la furbizia è negazione dell’Intelligenza – possono permettersi il lusso di comprare tutti i vocabolari esistenti sulla Terra e comandare agli scriba mercenari di mutare ad libitum il significato stesso delle parole, di tutte le parole fino ad oggi conosciute, anche di quelle sconosciute, anche di quelle ancora da inventare (per creare nuove realtà funzionali ai loro progetti), per sovvertire senso significato significante etimo dei vocaboli sgraditi, quelli che con la loro semplice permanenza passiva in un impolverato decrepito incartapecorito Dizionario, minaccerebbero di mettere a repentaglio reputazione, piani mesti, di sbugiardarli beffardamente agli occhi dell’affezionata platea di Popoli universali.

Se avete vecchie enciclopedie cartacee, vecchi dizionari, cartacei anch’essi, perfino gli Antichi 15 (generazione 1970 presente, conosce bene il prodotto) custodite tutto gelosamente, anche con le armi, visto che siamo in guerra: quando meno ve lo aspettate, potrebbero cambiare il significato o abolire le Parole sgradite al potere.

Dallo scudo spaziale, allo scudo enciclopedico: ecco, questo sarebbe davvero un segnale di Progresso.

Fratello Maggiore, dove sei? Non ti conosco, e forse oggi mangi anche Tu a quattro palmenti nella greppia della Vecchia Fattoria dei Maiali, ma quanto avrei bisogno della Tua autorevolezza, delle Tue illuminanti parole.

Speriamo caro Paul, come invocavi Tu, che Eolo gentile distribuisca ancora effluvi di menta e timo, tutto il resto è paccottiglia, chissà quanto letteraria.

Viaggio al termine della Notte, ma se la Notte fosse infinita? Questa è la notte di un destino, dovrei vorrei correre come il vento, non c’è tempo per riposare dormire ancora, provare a correre come il Vento e forse riuscire a essere di nuovo libero.

Adorati Fiori del Male, in alto i calici, brindiamo alla partenza – no dipartita, per dove, poi? – del diabolico Dottore, con l’Assenzio spumeggiante:

non confondetevi con le bocce di arsenico, vero Igor?