Dogmi Dei Colori

Quando i dogmi vacillano, ecco il segnale dell’imminente, irrefrenabile caduta degli dei, di certi dei.

A Valle e sui sentieri, cartelli verticali verticalisti verticistici con l’avviso di pericolo: attenzione, caduta dei, non urlare – meglio cadano gli dei e non le funivie le funicolari le seggiovie i ponti.

Sembra un racconto fantasy: i messaggeri non possono tramutarsi in codice magico, invece poi, con o senza anello, con o senza rito formula incantesimo, i postini – hobbit elfi cavalieri? – si trasformano nella misteriosa doppia elica alchemica che origina gli esseri viventi.

Se la scienza diventa dogma, nega la propria natura ontologica; la scienza dovrebbe andare sempre a braccetto con l’umanesimo, dovrebbe come primo nuovo passo recuperare la propria vocazione galileiana. La scienza è osservazione, la scienza è metodo, ognuno il proprio; se diventa religione tradisce sé stessa e condanna l’intera Umanità a brancolare ancora e sempre nelle tenebre: questo almeno consentirebbe di osservare di nuovo in perfetta visibilità Luna, Astri, Lucciole.

Il dogma, come Mastro Etimo insegna, per quanto autorevole, per quanto illuminato, per quanto pilastro di un sistema filosofico, scientifico, religioso, resta Opinione. Forse indiscutibile, ma opinione.

Andare a caccia, ma con gli occhi, come l’estroso artista Giovanni da Udine; andare per boschi selvatici compatibili con la propria indole silvana e selvatica, selvaggia ma impareggiabile; retine come camere da ripresa, memoria visiva come lastre in un laboratorio di sviluppo: dipingere in modo perfetto Natura e Animali, così vicini alla vera perfezione, che sfogliando pagine illustrate o ammirando tele, la sconcertante impressione è quella di trovarsi di persona, al cospetto delle creature; il gran Facitore può riposare tranquillo, se catastrofe sarà, avrà i modelli per rigenerare tutto e tutti, ex novo, più fedeli dell’originale.

Sampei, grandi orecchie a sventola – che sventola! non si può più dire, per non precipitare tra le grinfie iraconde e funeste delle Neo Parche Moire o Erinni 4.0 – sorrisi di Sole grazie alla tua canna piena di magia (stigma sociale contro la canne dei Pescatori, ma il web pullula di foto di tizi con aghi infilzati nelle braccia), però amico mio, attento: se peschi un Sanpietro o se lo cerchi al mercato ittico o al ristorante, verifica che come spesso gli capita, non abbia dimenticato tutte le chiavi in tasca; risulterebbe poco digeribile, anche con molta Citrosodina a seguire. Idem con patate per gli integralisti della linea – fedeli alla linea – anche ordinando Sanpietrini, il rischio di appesantirsi esiste: magari sono piccoli, ma è come tentare di metabolizzare pietre, come certe parole scagliate con la fionda.

Dice il Saggio che la pandemia contiene il veleno più potente e letale nella coda: avrebbe distrutto la nostra capacità di percezione del limite, innescando deleterie frenesie e non solo per la villeggiatura; sono conscio di essere un minuscolo laico principiante, ma nella mia limitata comprensione, il virus ha moltiplicato all’ennesima ‘potenza un delirio di onnipotenza’ che già imperversava tra noi nel Mondo Prima.

Dio somiglia a un Pozzo dei Desideri – pozzo all’incontrario, dal basso verso l’alto, per una volta? – o il Pozzo dei Desideri, ammesso sia reperibile individuabile disponibile, è prova ontologica dell’esistenza di Dio? E del nostro istintivo bisogno di spiritualità? AI Gospel l’ardua ardita audace risposta, sonora armonica, in cantica cantata.

Angelo, aiutaci Tu: a comprendere la Commedia, a lasciarci travolgere dalla Meraviglia e dal Bello delle pagine dei Volumi degli artisti Amanuensi che nel Medioevo trascrivevano e illustravano l’opera di Dante per ricchi committenti; come dici Tu, all’epoca i banchieri si compravano intere città d’arte, ad esempio Firenze, oggi sarebbe impensabile e impossibile, ma in quegli anni bui credevano ai Draghi.

Capire la maestria di una miniatura, di una calligrafia; l’importanza di affilare le penne d’oca con un preciso taglio a 45° perché gli scrittoi lignei dell’epoca erano inclinati con quell’angolo, sussurrare la parola scriba per cogliere non la sciocca ironia, ma l’identità onomatopeica del ruolo, come una penna mentre verga parole o immagini sulla magnifica superficie di una vera pergamena.

Leggere la mappa, la cartina geografica contenuta nei rarissimi preziosi colori: blu oltremare dalla Persia, verde smeraldo dagli Urali, oro dall’Aurum elemento ardente, simbolo del Sole e del principio primo metafisico.

Aiutaci a trovare la via:

dalla magnificenza del cristologico Pavone, allo stupore alla grazia alla Verità dell’umile Pettirosso.

Forse così, solo così, noi, saremo: se non salvati, salvi (savi).

Cesco (da Spresiano o Assisi) Cecco (Angiolieri o Beppe?) Giosuè e le Notti magiche

Pagina del Comandamento unico, dell’imperativo (non imperatore Cecco Beppe, Austria felix?) intra categorico:

fate prima ciò che è necessario (necesse est! est est est: che vino figlioli che vino, anche se non mastico il francese), poi ciò che è possibile.

Se puoi sognarlo, sai che puoi realizzarlo.

Grazie Francesco, da Assisi, attorniato da beati illuminati assisi su palchi di Nuvole, altro che divani teleinvasivi.

Maestro magister Master of The Universe Giosuè, venerando venerabile sapiente eretico: insegnami la via di Sofia, il sentiero della Saggezza, donami i Tuoi occhi della Mente per separare la gramigna delle credenze ghiacciaie cambuse stipate di superstizioni letali, dai germogli semi frutti di Verità Bellezza Grazia.

Chi inventò la divina trinità, chi inventò il mistero della verginità procreatrice, chi inventò i culti dei ritmi cicli stagioni di Sacra Madre Gea? Le radici affondano ovunque nella Terra si intrecciano nelle memorie del sottosuolo e nelle sorgenti del Pianeta Azzurro, traggono linfa vitale dalla comune matrice originaria Africana.

Siamo tutti africani, siamo tutti debitori dell’India della Persia dell’Arabia, siamo tutti pronipoti spesso indegni inadeguati inani (naneschi) di inarrivabili antichi lontanissimi Greci Romani.

Con spruzzate di vitaminiche leggende nordiche, vigorose possenti tambureggianti, timorose solo di notti del Walhalla e ingorghi del Maelstrom.

Cuius regio, eius religio, pace d’Egitto o d’Augusta, in ogni caso in ogni tempo: Donne Buoi piccoli Principi dei paesi e dei fatti fattacci fatterelli tuoi.

Ama il Buio come te stesso, ama la tua Tenebra endogena estrogena, perché in essa vivono magia immaginazione immaginato connessioni ancestrali astrali ancillari tra mondo dei Vivi e dei Morti – intenso continuo congestionato traffico – relazioni più o meno lecite tra religiosità fede onirismo senza limiti.

Radici meticce prosperano, mentre il Pettirosso buono e ingenuo ci chiama dalle fronde dell’Albero della Vita per offrirci poetiche armonie in cambio di un po’ di cibo.

La Sera dei Morti, memento I Novembre (segnatevelo su un post it sulle agende cartacee e/o virtuali), non uno di meno o in più abbandoni la propria abitazione la nave che affonda come le preziose Radici la sala da pranzo in attesa della Soluzione del caso;

non esistono alibi motivi scuse, validi invalidi validanti;

nemmeno per urgenze passionali d’amanti con illusorio riparo di lascive alcove, fugaci fuggevoli furoreggianti inganni.

Tradizioni, al bando i tradimenti, trasalimenti del cuore e dei sensi, senza cedimenti morali virtuali idrogeologici.

Lasciate poi sulle tavole ancora imbandite imbandierate non bandite frammenti di pietanze bevande bucce di castagne arrostite, ché il viaggio dall’Ade alla nostra dimensione pare sia lungo faticoso affannoso e metta addosso a morti/vivi/ritornanti/andanti (con brio) un appetito formidabile.

Ultimo precetto: non spazzate i pavimenti!

Rischiereste di allontanare a brutali violenti traumatici colpi di saggina le delicate Anime dei Vostri cari Trapassati: prossimi e remoti, sempre affezionati.

Cancelli aperti, mi raccomando.