Roulette russa, o roulotte: per vie di scampo

Pagina della roulette, russa.

Si fa presto a dire complotto spionistico. Lo dicono i complottardi, per primi, per spiazzare anticipare spezzare spazzare: le piazze e i Popoli, per le necessarie pulizie, di Primavera: quella che, intanto, tarda ad arrivare.

Si diventa spie e/o inviati speciali, per combattere la maledetta noia e i terribili nemici, soprattutto quelli endogeni, ché degli indigeni spesso facciamo parte noi e perfino la nostra famiglia.

Tutti conservano una profezia, nel cassetto, nel taschino del gilet, in un kiwi file o wiki? – , segretissimo; o una zia prof., amore giovanile segreto, ma di Pulcinella. Le celebri profezie del NostroAdamo, indeterminate quanto basta per adattarsi a tutto, come certi capi d’abbigliamento oltre le mode, come certi uomini – sui marciapiedi – per tutte le stagioni.

Da anni, abbiamo rinunciato al diritto, alla sacrosanta tranquillità, all’intimità, alla privatezza, da quando le esimie banche hanno inaugurato la remunerativa – sempre pro domo loro – abitudine di spiattellare intere banche, dati, con tutte le nostre informazioni, le più sensibili. Poi, la tecnologia, la tecnocrazia, poi gli amici amiconi amichetti, anzi i cari figli dello zar moscovita, dislocati in Parlamento, nei governicchi, nelle aziende strategiche ma fallite fallimentari: assoldare antichi spioni, più pasticcioni che abili, una spesa davvero inutile, superflua, un vezzo da satrapi annoiati. Ognuno si accende la pipa come preferisce.

Nel covo degli spioni, nel covo del covid; nel preistorico Mondo Prima, cartelli promozionali garantivano a viandanti affamati, a potenziali clienti di bocca buona e larga, a lavoratori a basso costo, ai gonzi i più varj da accalappiare: rancio ottimo e abbondante. Truppe da mandare allo sbaraglio e ciurme di disperati da spedire dove finivano i mari e restavano solo orrende creature, spesso venivano ingaggiate così. Mutatis mutandis, mutano i codici genetici, le forme le esigenze, cambiano le aspettative, i presunti bisogni vitali: torme di astinenti, da intelligenza salute verità, cercano solo bancali container vagonate di rimedi magici, magari spediti tramite amazon; come disegna Massimo Bucchi, più che il rancio – rancio in testa – nel Mondo Dopo è fondamentale che l’agognato ἀντίδοτον sia ottimo e abbondante. Gli ingredienti, li scopriremo, più avanti o forse mai; magari potremmo chiedere lumi a Zio Vladimiro, lui non ne saprà una più del diavolo, ma molte più di noi, certamente Да.

Oci ciornie, Compagni, pravda e glasnost siano sempre con voi.

Vi sorprenderà sapere che parte dei fondi in teoria destinati ai famigerati recovery e transizione ecocida, finiranno a finanziare – che governissimo, solo dei migliori e delle ‘migliorissime’! – armamenti e solite riverniciate multinazionali fossili. Meno male, mi stavo preoccupando, ero pronto a lanciare pubbliche raccolte di soldini, bit coin: oro alle patrie, nodose randellate ai dubbiosi disfattisti, nemici della nazione (il quotidiano fiorentino?).

Perfino gli alchimisti più integralisti ammettono, digrignando i denti, che questi elisir in teoria ‘anti contagio’ sono ancora in fase sperimentale: non ne sanno indicare efficacia, durata, effetti negativi a lungo termine, nemmeno scrutando tra le interiora della selvaggina, o tra i fondi di caffé e i fondi delle peggiori discariche continentali di munnezza. Comunque, dopo un anno di andrà tutto bene e misure draconiane, i contagi sono sei volte tanti, se non è magia questa, caro Gandalf, dimmelo tu cos’è.

Poche inesistenti labili certezze; la pandemia, come sempre, conviene a chi può permettersela, tra gite fuori porta alle Canarie e sabbiature con rito apotropaico a Dubai (ma n’dubai, se la grana nun ce l’hai???).

Agli altri, tutti gli altri, diseredati senza santi in paradiso o diavoli nell’Ade, disidratati financo, restano invocazioni di aiuto a Saturno:

quando non è contro, può inviare gli anelli in eccesso, salvagente.

Fondo pagina, della roulotte non necessariamente russa; magari rossa o arcobaleno, per vie di scampo di fuga sulle rotte degli scampi, per scampare in primis a noi stessi:

tassonomia dei crostacei, ricoperti da armatura, ma con indole delicata;

specie dei decapodi, forse con dieci piedi riusciremo a correre più in fretta, a giungere più lontano.

Cesco (da Spresiano o Assisi) Cecco (Angiolieri o Beppe?) Giosuè e le Notti magiche

Pagina del Comandamento unico, dell’imperativo (non imperatore Cecco Beppe, Austria felix?) intra categorico:

fate prima ciò che è necessario (necesse est! est est est: che vino figlioli che vino, anche se non mastico il francese), poi ciò che è possibile.

Se puoi sognarlo, sai che puoi realizzarlo.

Grazie Francesco, da Assisi, attorniato da beati illuminati assisi su palchi di Nuvole, altro che divani teleinvasivi.

Maestro magister Master of The Universe Giosuè, venerando venerabile sapiente eretico: insegnami la via di Sofia, il sentiero della Saggezza, donami i Tuoi occhi della Mente per separare la gramigna delle credenze ghiacciaie cambuse stipate di superstizioni letali, dai germogli semi frutti di Verità Bellezza Grazia.

Chi inventò la divina trinità, chi inventò il mistero della verginità procreatrice, chi inventò i culti dei ritmi cicli stagioni di Sacra Madre Gea? Le radici affondano ovunque nella Terra si intrecciano nelle memorie del sottosuolo e nelle sorgenti del Pianeta Azzurro, traggono linfa vitale dalla comune matrice originaria Africana.

Siamo tutti africani, siamo tutti debitori dell’India della Persia dell’Arabia, siamo tutti pronipoti spesso indegni inadeguati inani (naneschi) di inarrivabili antichi lontanissimi Greci Romani.

Con spruzzate di vitaminiche leggende nordiche, vigorose possenti tambureggianti, timorose solo di notti del Walhalla e ingorghi del Maelstrom.

Cuius regio, eius religio, pace d’Egitto o d’Augusta, in ogni caso in ogni tempo: Donne Buoi piccoli Principi dei paesi e dei fatti fattacci fatterelli tuoi.

Ama il Buio come te stesso, ama la tua Tenebra endogena estrogena, perché in essa vivono magia immaginazione immaginato connessioni ancestrali astrali ancillari tra mondo dei Vivi e dei Morti – intenso continuo congestionato traffico – relazioni più o meno lecite tra religiosità fede onirismo senza limiti.

Radici meticce prosperano, mentre il Pettirosso buono e ingenuo ci chiama dalle fronde dell’Albero della Vita per offrirci poetiche armonie in cambio di un po’ di cibo.

La Sera dei Morti, memento I Novembre (segnatevelo su un post it sulle agende cartacee e/o virtuali), non uno di meno o in più abbandoni la propria abitazione la nave che affonda come le preziose Radici la sala da pranzo in attesa della Soluzione del caso;

non esistono alibi motivi scuse, validi invalidi validanti;

nemmeno per urgenze passionali d’amanti con illusorio riparo di lascive alcove, fugaci fuggevoli furoreggianti inganni.

Tradizioni, al bando i tradimenti, trasalimenti del cuore e dei sensi, senza cedimenti morali virtuali idrogeologici.

Lasciate poi sulle tavole ancora imbandite imbandierate non bandite frammenti di pietanze bevande bucce di castagne arrostite, ché il viaggio dall’Ade alla nostra dimensione pare sia lungo faticoso affannoso e metta addosso a morti/vivi/ritornanti/andanti (con brio) un appetito formidabile.

Ultimo precetto: non spazzate i pavimenti!

Rischiereste di allontanare a brutali violenti traumatici colpi di saggina le delicate Anime dei Vostri cari Trapassati: prossimi e remoti, sempre affezionati.

Cancelli aperti, mi raccomando.