Mitigare

Miti in gare, o, se preferite, gare di miti.

Lenire, rendere meno aspro – un sapore, forse la vita quotidiana – persino addolcire: il clima (quale? in quali modi?), il carattere, le leggi draconiane; non le rispettiamo mai, a partire dalle istituzioni che le promulgano.

Vorrei mitigare la sete di potere e odio, non da solo; vorrei mitigare l’inerzia dei molti, troppi – a partire da me – per reagire allo stato delle cose, che sembra inaffrontabile, incontrovertibile, enorme.

Si potrebbe – andare tutti quanti allo zoo, come animali – cominciare dalle città ove tutto sia disponibile in 15 minuti (non anni): servizi essenziali, beni di sopravvivenza, cultura in senso stretto e ampio. Basta centri commerciali, basta parcheggi e mega parcheggi. Un’idea (siamo sicuri?) di spazio urbano datata 70 anni – più o meno – che non regge la modernità, che non sta al passo del tempo e delle mutate situazioni. In tutti i sensi.

Servono delucidazioni? Forse illuminazioni. Di intelligenza.

Azioni semplici, fatiche nulle, risultati eccellenti; come scrive Gian Antonio Stella sul Corrierone: prendiamo ad esempio i tappi di plastica. L’Unione europea ha stabilito di renderli un tutt’uno con le bottiglie, scatenando le consuete battute da bar (magari) di certe espressioni teoricamente politiche – campagne elettorali? – eppure, noi italiani, qualunque sia il senso e/o il significato, siamo detentori del record continentale del consumo di acque minerali e dello smaltimento casuale dei tappi. Da quando esiste la ‘vituperata’ norma – non di Bellini – siamo giunti, incredibile visu, alla ragguardevole cifra del 70% di eliminazione corretta degli antipatici turaccioli, sugheri se vi aggrada di più.

Non sempre si tratta di cattiveria o malanimo, spesso agiamo – siamo? – da insulsi per pigrizia, presunta furbizia.

Anche le menti più brillanti talvolta peccano o scivolano nella hybris, osservano – traendone le erratiche (o errate?) conseguenze; bisognerebbe prendere spunto dal fisico statunitense David Finkelstein (non ‘Frankestin’), dalla sua ammirazione per Albrecht Dürer. Riuscire a scorgere e a fermarsi al cospetto dell’orizzonte dei buchi neri, ammettere i nostri limiti, confessare che possiamo risolvere i problemi che ci affliggono in questa tangibilità, ora – il nostro ‘ora’ – anche in modo geniale, ma non oltre. E’ sempre un problema di prospettiva, la realtà – Carlo Rovelli docet – non finisce al limitare dei buchi neri, semplicemente prosegue con regole e dinamiche completamente nuove, alternative, sorprendenti. Per noi piccoli esseri, di sicuro. Non induce alla melanconia, ci rende lieti della buona parzialità della scienza, non ci costringe a credere in un sapere dogmatico, dato una volta e per sempre.

Non dimenticare mai le conseguenze di un ictus – non solo, non tutte negative – aiutano a conoscersi più a fondo, meglio, ad accettare le proprie umane debolezze, a trasformarle alla bisogna in insospettabili risorse. Per tacere della Pina (Pinarello, la bicicletta).

Il Cielo, lo spicchio che vediamo e gustiamo, sopra il castello di Caneva, era funestato da nubi minacciose che preludevano (avevano scatenato) a procelle, ma si è inaspettatamente, generosamente mitigato. Non spetta a me, per ruolo e limitate capacità, trarre opportune, didascaliche, possibili riflessioni.

Pulsioni e pretese, mitigarle o estinguersi; subito, altrimenti, fine pena mai:

in attesa dell’epilogo, noto, definitivo.

Zappa e potere (o podere)

Il potere della zappa ritornerà a estendersi su tutte le terre emerse e anche sommerse, in maggioranza dilagante, a breve.

Dal potere del cane – fatto notorio incontestabile, nonostante certe accademie hollywoodiane – al potere della zappa, il passo sarà naturale, anzi potrebbe trattarsi di paso doble, connubio auspicabile: evolutivo, finalmente.

Come diceva sbraitando un antico caporedattore sanguigno: Zappa! Lui non invocava Frank, il grande chitarrista, né celebrava l’utile fondamentale strumento; apostrofava i sottoposti – la manovalanza redazionale – quando commettevano strafalcioni, quando scrivevano castronate e/o castronerie (non prodotti gourmet Castroni); oggi, nel Mondo Dopo, resterebbe afono dalle urla, il potere delle zappe ha conquistato in modo capillare l’intero sistema mediatico informativo e se non ci credete, leggete a vostro rischio e pericolo anche solo i titoli delle prime pagine o un banale pezzo di colore nella sezione spettacoli: piccole botteghe degli orrori dilagano.

Lo sai Paco, che polpi e crostacei, nonostante siano invertebrati, sono dotati di intelligenza raffinata e sentimenti delicati, forse molto più di noi, ormai?

Charlotte, cresciuta tra cime tempestose, rassegnata in apparenza, ribelle con l’intelletto e la creatività, potresti spiegare all’umanità sempre più fiaccata da inquinamento e falsità, giochini di dominio e insaziabile voracità di profitto, che la tanto reclamizzata decantata – chi lo porta il decanter per il vino? – verità, non è altro che un modo alternativo di indicare un credo, una fede? Di quale verità parliamo quando le infliggiamo l’iniziale maiuscola? Del delta delle verità? Tutte raggrumate si potenziano fino a delinearne Una, l’Unica e sola – o sòla, alla romana – oppure si elidono? Quale fastidio e/o pericolo potrà mai costituire per noi e per il nostro sistema di valori una verità altra, se in fondo si tratta solo di un modo diverso di vedere e interpretare il mondo, se si tratta solo di una fede alternativa, vestita con fogge a noi sconosciute o mai incontrate prima? Quale folle insicurezza ci spinge a volerle abbattere a colpi di vanga? Charlotte, un giorno spero vorrai insegnarci la tua canzone.

Amico روبرتو, Rubirtu, dove sarai oggi? Quanto mi piacerebbe – chimera onirica – viaggiare insieme a Te, nel deserto, nella Terra di Dio, grazie al quale – credenti o meno in un’entità se non creatrice, metafisica, libera dai nostri limiti, dalle nostre grevi zavorre egoistiche – incontrare nomadi berberi, farmi insegnare la cerimonia del te e soprattutto l’abilità di cavalcare in mezzo alle dune, incontro alla Luna rossa, piena dominatrice del nostro cielo notturno.

Come considerava con stupore Elias Canetti, l’uomo ha attraversato secoli, millenni, eoni raccogliendo nella gerla la saggezza dei suoi predecessori, per poi ritrovarsi a camminare nell’epoca attuale, con immensa stupidità.

Il vero contadino, discepolo delle stagioni, filosofo della Terra sa che solo colui che trasporta ogni giorno i secchi con l’acqua che gli serve per vivere, conosce davvero il valore di ogni goccia:

questo il grande potere della zappa.