Sovranità (regalità?)

Pagina della sovranità, pagina sovrana.

Inchinarsi davanti ad un trono, no, ma al cospetto di una sovrana, la questione muta aspetto accento pensiero; se poi la sovrana è una grande, bella pagina, scritta in modo magistrale, non solo merita l’inchino, ma tosto il levare il copricapo, segno di rispetto e di ammirata deferenza.

Un’isola isolata – tautologia ontologica – in mezzo alle nuvole di un qualche cielo, una comunità isolata – che fa: insistisce? – di circa 200 anime: anime non saprei, ma un paio di centinaia di bocche da nutrire, senza dubbio. Con molti dubbi sulle possibilità di riuscire nell’impresa alimentare, con infiniti dubbi sulla capacità di disporre di risorse agricole, energetiche, financo medico curative, in qualche modo. Senza tentare di leggere l’immane Ulisse di James Joyce, ci si può cimentare nella sfida.

E’ l’emergenza che crea il sovrano o il sovrano crea emergenze continue per arrogarsi e dispiegare un potere di investitura quasi divina, per esercitarlo senza limiti, senza rispetto di vincoli di alcun tipo, legali morali etici?

Siamo passati dalla teoria storica di Erodoto – la Storia è creata dai grandi re e dai grandi condottieri – alla teoria Bloch – la storia è costruita da tutte le persone che la abitano e la attraversano; sempre secondo Bloch, meglio poi non fidarsi troppo della memoria e delle testimonianze dirette: è uno degli attributi più fragili, più mutevoli, meno attendibile degli individui e delle masse. Le reminiscenze sono sensazioni vivide, immagini nitide e fortissime, ma producono un lungometraggio spesso rimontato a casaccio, imperfetto, con clamorosi errori e vuoti narrativi, descrittivi, con clamorose topiche di trama.

I nonni sono per tradizione millenaria i depositari, i custodi della memoria, eppure, qualche volta – scherzi delle scienze – possono assurgere al ruolo di paradossi viventi: nel cosmo è così; se solo potessero viaggiare nella dimensione spazio temporale sarebbero perfetti testimoni da spedire su e giù per il continuum cronologico, a osservare e trascrivere – in tempo reale, è il caso di scriverlo – gli avvenimenti che vorremmo ricostruire in modo dettagliato e soprattutto coerente. Se si viaggia nel Tempo, ammettendo la sensatezza dell’espressione e soprattutto la fattibilità, estrema attenzione ai tachioni con il tachimetro della velocità luce manomesso, occhio alle curve pericolose, non quelle di Jessica Rabbit, ma quelle spaziotemporali chiuse – non le paratie dell’inutile ma costosissimo mose veneziano – di tipo temporale.

Mi sono perso, nel tempo e nel vaniloquio.

Sovrane acide, può capitare anche a corte, senza stringersi troppo per evitare i pericolosi assembramenti: dieta sbagliata, per lieve distrazione; Siracide – mai detto sì, al racide, anche perché, ignoranza crassa a parte, non ci hanno mai presentati – citato molto spesso dai dotti, negli ultimi tempi dell’impero. Saremo giudicati – dunque, è proprio vero che se non siamo sempre sul banco, degli imputati, siamo sempre al cospetto di una qualche commissione d’esame – per tutte le parole inutili che abbiamo pronunciato, sprecato in vita: cribbio, posso già appellarmi alla cassazione – o alla cassata sicula – posso già sperare in un condono, di quelli all’italiana, quelli una tantum che in realtà diventano, essi, eterni?

Un’autentica sovrana non ha bisogno di sbandierarlo, non ha bisogno di gran pavese al suo passaggio, né di pavé lastricato in oro per camminare:

una vera sovrana, quale sei Tu, Monica, eterna ragazza, anche senza pistola, con la luce negli occhi nei capelli nella persona, con corde vocali che modulano una voce magnetica, perfetta nella tragedia, nella commedia, capace di commuoverci e divertirci, fino alle lacrime, sempre con il rispetto e la cura per le parole e per gli interlocutori.

Come dici Tu:

il mondo non è di chi si alza presto, ma di coloro che ogni mattina sono felici di alzarsi, con occhi nuovi e nuovi sorrisi per il resto del Mondo.

Buon nuovo viaggio.