Infanzia perfetta

Pagina Bianca, pagina della quotidianità ristretta (“Oh Mamma mia, mi si è ristretto il quotidiano!”), della quotidianità che credevamo libera e disponibile, sempre e per tutti, invece era un calessino senza cavalli, né storni né vidal; libertà stretta ristretta stringente, libertà feticcio o feticcio di libertà, elemento soffocante, palliativo, surrogato – come patriottico caffè di cicoria! – di una Vita Libera.

Pagina Bianca, pagina dedicata alle giornate di color, di calor Bianco.

Le conoscevo bene, quelle giornate. Giornate liquide che annegavano in sé stesse, in una luce bianca, lattiginosa, indefinibile. Quotidianità catatonica, onirica, ipnotica, senza necessità di sostanze alteranti, senza insalate di Peyote.

Giornate infinite, senza inizio senza conclusione che faccesse male, giornate indolenti, inconcludenti, oltre la semplice pigrizia fisica e mentale.

Finestre! Spalancate sul mondo, in apparenza in fermo immagine, fermo per un giro causa penalità, infrazione lieve non sanzionabile; aperte su un’umanità comune, rarefatta, refrattaria a ogni azione abituale, a ogni suono o rumore; finestre come cancelli, senza catene rugginose né lucchetti con combinazione astronomica, dai quali fluivano profumi dell’incipiente estate, inarrestabile travolgente estate di sogni e illusioni, canti gioiosi e festanti di rondini in volo, vibrazioni lontane (cinema all’aperto!), echi misteriosi portati dal Vento, brezze tiepide e gentili, talvolta mielose talvolta malmostose, per alimentare fantasie delicate e confortanti.

Pagina Bianca, pagina delle emozioni bianche, summa dell’intera tavolozza mentale di Van Gogh, pagina dedicate a Sorelle e Fratelli sparsi persi dispersi in ogni Continente, rimasti immaginari, eppure con il potere di suscitare nostalgia pungente e reale.

Pagina Bianca dedicata alla Bianca Infanzia, Infanzia Perfetta: tra avventure letterarie, sceneggiati televisivi, giochi collettivi, mezzi anfibi dei Vigili del Fuoco per noi Cosmonavi degli Ufo Robot, esplorazioni pericolose in giardini condominiali, trasformati in foreste del Borneo: nelle quali voci di Madri affacciate a quelle finestre trovavano sempre il pertugio nell’intrico della vegetazione, voci per richiamare in approdi domestici sicuri, voci più autorevoli di un editto del Rajah Bianco di Sarawak, voci che riportavano nei ranghi della disciplina, le prime timide goffe ingenue ribellioni, i primi rudimentali voli di Libertà, mai più così vera.

Al mio Pantheon di riferimento vorrei chiedere la concessione di pieni poteri, per un giorno solo: oh Dei, concedetemi la facoltà di nuotare a ritroso nell’oceano silenzioso del Presente del Prima, concedetemi la facoltà di rivivere uno solo, solo Uno di quei Giorni Perfetti.

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