Di finestre, cime, rape

Pagina delle Finestre, non è una novità, non mi pento né mi dolgo:

Finestre aperte sui cortili, finestre di fronte ma anche laterali assolvono alla loro funzione istituzionale, finestre sull’insopportabile traffico quotidiano, sul nulla, sul canyon, sulle cascate di fiori le palme i baobab kebab del giardino, quando ci sono (i fiori e lo stesso giardino), sul nulla eterno cosmico comunque fitto di particelle elementari Watson, finestre spalancate come bocche mute durante interrogazioni interrogatori interludi in presenza sul Mondo.

Balliamoci sopra un Fandango, con Ligabue Antonio & Kevin Costner Due Calzini e non pensiamoci più.

Sul Mondo forse è troppo, visione troppo ambiziosa oziosa arrogante, su uno spicchio ecco, restiamo ancorati accorati core a core con la realtà tattile fattuale onirica.

Spicchio minimo quanto basta, minuscolo non microscopico orobico orbato gustoso dissetante per menti e occhi assetati assonnati assiepati al balcone; pertugio per me, non ampio quanto le fette (Piedi Neri? Tutti i geni cromatici, basta che siano geni genuini, sono i benvenuti) di Globo scoperte regalate all’Umanità da Antonio PigaFetta, Marco Polo l’esploratore con il Katai attorno, Magellano gabbiano, il Colombo non Falck ma Cristoforo (pentiti Fratello mio, pentiti!!! mannaggia a Te e agli election days).

Al tirar delle somme (tirate dalla suddetta finestra o come briglie imbriglianti) rigorosaMente a mente, una finestrella modesta ma pulita, garbata riservata pudica, comunque sempre meglio delle sue consorelle poco consanguinee poco misericordiose poco immacolate poco siamesi, troppo virtuali dei calcolatori elettronici.

Una schermata con pin up mozzafiato non sostituirà mai il panorama dal Giardino degli Aranci.

Tenterò mi impegnerò mi prodigherò per non ammorbare – l’attualità virale basta e avanza – la Rete soprattutto quella del vietatissimo calcetto amatoriale, ingolfandola (Golfi da Trieste a Napoli, non trascurando La Spezia, perché avere insennature è salvifico) di citazioni eccitazioni farneticazioni più o meno dotte; non trascuriamo moltiplicazioni – di pani pesci e vino ci sarà presto bisogno; divisioni frazioni fratture meglio fragranti fritture, a San Vito con ballo incorporato Chietino, a San Vito che pretende sempre di fare Lo Capo di simposi sontuosi di cous cous ittico/vegetariano (viva il Cous Cous Klan).

Una citazione anche per le Potenze, non mondiali: elevazioni come quelle del Teutonico Volante Oliver in dismesse aree di Rigore (i crucchi non si smentiscono mai, sempre rigorosi), elevare al cubo o il cubo, cubismi varj ed eventuali, elevatori con carrelli carrucole, tradizionali cestini di paglia senza fuochi, elevatori di Intelligenza e di Morale – sù con il morale, soprattutto delle Storie – elevati! imperativo quasi categorico, gli Elevati Beati loro: una statua per Sergej Bubka e il suo agosto dorato a Barcellona, con asta da Sotheby’s (bis? Paganini non ripete) per fini intenditori, per fini umanitari.

I marroni stagionali sono tendenzialmente sferici, ma le radici degli Ippocastani d’India (Cavalli Bruni?) da non abbandonare all’oblio da ritrovare da rinvigorire sono quadrate? Drammi dilemmi lemmi amletico scespiriani. Filosolfeggia a go go, ma qui sulla Terra siamo sommersi e speriamo un po’ salvati da selve di fitti misteri.

Non perdiamo il filo che poi Arianna chi la sente; alla finestra dalla finestra con la finestra osservo, mi dedico anima corpo occhi a questa attività passiva – magnifico ossimoro di lucida pazzia (lucidate sempre con attenzione le vostre pazzie di famiglia) – cara Mia si tratta di un duro logorante impegnativo lavoro, ma qualcuno deve sobbarcarsi barcamenarsi abbarbicarsi al davanzale e tra le schiere dei Volontari senza portafoglio, “mi hanno rimasto” in perfetta silenziosa confortante Solitudine, auspicabilmente abilmente amabilmente AbileneMente (il West spunta sempre) non centenaria.

In questa umida cruda (a me piacerebbe al dente, se posso esprimere una preferenza fuori scheda) crudele cruciale mattinata novembrina precoce ante litteram ante piumonem, le Cime degli Alberi superstiti si flettono gemono non germogliano al cospetto di Venti (non li ho contati) inafferrabili impetuosi imperiosi, impagabilmente irragionevoli.

La Passione la Bellezza la Sensualità dell’Autunno caldo tracimano – Cimabue buoi in cima e a valle – dal Transatlantico Transatletico Trans Siberiano alle vie spurie di comuni mortali sempre più guardinghi sospettosi ir(r)i guardosi e anche guardoni, spesso e volentieri.

In cima alle colonne del Foro chi c’è?

Dalla cima, puoi solo scendere precipitare volare: prova, se possiedi scorte di coraggio nella tua bisaccia (“Non esiste provare, esiste solo fare o non fare”, diceva il saggio cinese assistente di Nick Carter…).

Le Cime devono essere sempre e solo tempestose?

Ogni tanto, potrebbero essere di Rapa (Nui? I soliti faccioni litici clandestini);

la Fanciulla del Salento Occhi color del Mare placa entusiasmi, facili futili furtivi:

anche come rapa, non mi sembri una cima!

Infanzia perfetta

Pagina Bianca, pagina della quotidianità ristretta (“Oh Mamma mia, mi si è ristretto il quotidiano!”), della quotidianità che credevamo libera e disponibile, sempre e per tutti, invece era un calessino senza cavalli, né storni né vidal; libertà stretta ristretta stringente, libertà feticcio o feticcio di libertà, elemento soffocante, palliativo, surrogato – come patriottico caffè di cicoria! – di una Vita Libera.

Pagina Bianca, pagina dedicata alle giornate di color, di calor Bianco.

Le conoscevo bene, quelle giornate. Giornate liquide che annegavano in sé stesse, in una luce bianca, lattiginosa, indefinibile. Quotidianità catatonica, onirica, ipnotica, senza necessità di sostanze alteranti, senza insalate di Peyote.

Giornate infinite, senza inizio senza conclusione che faccesse male, giornate indolenti, inconcludenti, oltre la semplice pigrizia fisica e mentale.

Finestre! Spalancate sul mondo, in apparenza in fermo immagine, fermo per un giro causa penalità, infrazione lieve non sanzionabile; aperte su un’umanità comune, rarefatta, refrattaria a ogni azione abituale, a ogni suono o rumore; finestre come cancelli, senza catene rugginose né lucchetti con combinazione astronomica, dai quali fluivano profumi dell’incipiente estate, inarrestabile travolgente estate di sogni e illusioni, canti gioiosi e festanti di rondini in volo, vibrazioni lontane (cinema all’aperto!), echi misteriosi portati dal Vento, brezze tiepide e gentili, talvolta mielose talvolta malmostose, per alimentare fantasie delicate e confortanti.

Pagina Bianca, pagina delle emozioni bianche, summa dell’intera tavolozza mentale di Van Gogh, pagina dedicate a Sorelle e Fratelli sparsi persi dispersi in ogni Continente, rimasti immaginari, eppure con il potere di suscitare nostalgia pungente e reale.

Pagina Bianca dedicata alla Bianca Infanzia, Infanzia Perfetta: tra avventure letterarie, sceneggiati televisivi, giochi collettivi, mezzi anfibi dei Vigili del Fuoco per noi Cosmonavi degli Ufo Robot, esplorazioni pericolose in giardini condominiali, trasformati in foreste del Borneo: nelle quali voci di Madri affacciate a quelle finestre trovavano sempre il pertugio nell’intrico della vegetazione, voci per richiamare in approdi domestici sicuri, voci più autorevoli di un editto del Rajah Bianco di Sarawak, voci che riportavano nei ranghi della disciplina, le prime timide goffe ingenue ribellioni, i primi rudimentali voli di Libertà, mai più così vera.

Al mio Pantheon di riferimento vorrei chiedere la concessione di pieni poteri, per un giorno solo: oh Dei, concedetemi la facoltà di nuotare a ritroso nell’oceano silenzioso del Presente del Prima, concedetemi la facoltà di rivivere uno solo, solo Uno di quei Giorni Perfetti.