Lacune lacunari lacustri

Pagina dei Quattro, i 4 del Lago.

Loch Ness con Nessie o Laguna Nera con Misteriosa creatura subacquea poco importa, anzi molto: più Creature entrano, più varietà possiamo ammirare.

Quattro su quattro, nel senso dei laghi: ottima media.

I 4 partirono baldanzosi per esplorare i 4 Laghi montani, causa assembramento degli ultracorpi turistici, non riuscirono nemmeno a scorgere un ruscelletto e tornarono mogi in baita, suonati come pifferi, anche quelli di montagna, per solidarietà.

Immaginare i quattro lacustri – aspiranti tali, senza intenzione di prosciugare i laghi residui – acquartierati tra i canneti, tra cespugli spontanei, attenti intenti a auscultare il gracidare il gracidio delle rane ranocchi indigeni, mimetizzati tra piantine gongolanti di umidità, verdi di clorofilla, evitando quelle carnivore, molto carnivore e affamate, spesso assai.

Carnivori, come certi multimiliardari, che però affidano ad agenti d’immagine e uffici stampa messaggi da diffondere a reti unificate, tramite media mercenari, ai Popoli, ai giurati – chi giura di solito spergiura, recita a soggetto un copione falso, come le teste di Modigliani del 1984 – di certi premi screditati, scaduti, di latta anche arrugginita: siamo martiri per la scienza, interpretiamo la ricerca come fosse una missione. Missione segreta per conti segreti, alle Cayman.

Basterebbe guardare con poca attenzione, osservare, scansionare minuziosamente volti e occhi di queste persone così filo antropiche per sobbalzare, al cospetto di pose sguardi lineamenti, vagamente somiglianti a sembianze naziste del Mondo Prima – erroneaMente ritenute archiviate in via definitiva, via che non esiste sullo stradario della Storia – inquietanti impressioni, anche per la confidenzialità con la quale i sedicenti cani da guardia della Democrazia, scodinzolano invece fedeli ai piedi dei potenti globali, confezionando per loro familiari sigle da social e soprannomi da sciatto marketing cattura simpatie.

Per esempio, una certa K.K.: manca una cappa – cappa o spada – per il tris perfetto. Omettono in modo consapevole, calcolato l’identità dei veri Autori di alcune fondamentali scoperte per il bene dell’Umanità, con il difetto terribile dell’assenza del fine di lucro; Scienziati estromessi dalla cerchia degli idoli da mostrare alle Genti, in quanto non fidelizzati non asserviti, non plagiati plasmati al/dal sacro indiscutibile Dogma.

Siero per tutti, compresi i neonati; siamo passati nell’arco di pochi decenni dal tentato golpe del generale Borghese, a quello trionfale di general Siringa; deliri così palesi e lapalissiani da risultare saggi consigli illuminati, da buon pater familias, ché anche i generali, in fondo, tengono famiglia.

Non riusciamo ancora a valutare tramite voto – rigorosamente virtuale – se il paese abbia compiuto il fatidico passo in avanti – piccolo o grande, per le sorti del Mondo – sulla bocca del vulcano; un progresso, un processo, un profluvio?

Finire dentro una Lacuna, non solo culturale; frazione con innumerevoli segherie e aziende di legnami, ma con soli 41 abitanti; alcuni magari fan dei Lacuna Coil, sia in fase goth sia alternative, però metal, perché, volenti o nolenti, siamo tutti prigionieri del Delirium totale.

Meglio sedersi su uno scoglio di avvistamento a Otranto, al momento – non monumento – opportuno gridare ai villaggi: Mamma li Turchi o li Kataioti (non qatarioti), nel senso di quelli dal Katai, insomma i Cinesi; dalla via del Mare con seta o anche senza. Si stava meglio, quando forse in effetti stavamo meglio, a nostra insaputa, ma osservando il post – non sul web – anche il feroce Salatino per tacer del bello guaglione O’ Sarracino, brilla di luce quasi amichevole e confortante.

Come in certe memorabili lezioni del Maestro Manzi, il papà di Orzowei ‘corri ragazzo vai e non fermarti mai’, quando la Rai era davvero mamma e si premurava di garantire agli Italiani un’alfabetizzazione e scampoli di Cultura, il più possibile ampi accessibili comunitari. Sulla nera lavagna bastava aggiungere dopo la V maiuscola una muta, discreta h e come per magia compariva una Vacca, sacra per gli Indù, venerata anche qui da noi.

Se rispondendo in modo esatto a un test completo di cultura generale – la cultura, non quello di prima – otteneste in premio un lasciapassare per una serata al ristorante insieme alla vostra famiglia, siate attenti alle ordinazioni che pronuncerete ai camerieri: confondersi, sull’onda del sentiment del momento e dell’emozione è un attimo: gradiremmo del tinello tonnato.

A questo punto, dall’altalena ricoperta di muschio, meglio attendere l’emersione dal lago – quello invisibile ai droni e alle masse – della Creatura, di quel mostro nell’accezione latina che diceva di non essere pacifista, ma nemico della guerra.

Un autentico Mostro.

Faville e Piramidi

Pagina Bianca delle Faville.

Pagina bianca, terrore dello scrittore, creativo o meno; nel caso del meno, meno preoccupato. Bianca come sabbie del deserto, bianca come spiagge cristalline, Bianca, ma di Nanni Moretti, con gigantesco vasetto di cioccolata spalmabile, petit cadeu.

Pagina delle faville, pupille speriamo spalancate senza costrizioni all’arancia meccanica, delle Favelle, mute però in moto costante, delle novelle, attendendo senza attentati alla nostra psiche labile (psicolabile, psiche abile e arruolata, dalla Vita, per forza e per amore), quelle liete; finalmente liete, le più liete, lievi, da Liegi – Bastogne – Liegi.

Chè se hai dentro faville che fanno scintille, anche pedalare sul pavé, in salita Pantani, controvento nomade diventa meno arduo, complicato, dispendioso.

Non sottovalutare mai il potere dello Zero, dottore, cifra o linguaggio macchina, può annientare o rendere molteplici.

Non sottovalutare l’O di Giotto, per tacer di Cimabue, l’o dell’amato pio bove, lo oh di Meraviglia.

Fanciullino, questo non è un giogo, sia chiaro.

O come gli Okapi dell’Uganda, un po’ zebra, un po’ giraffa, molto a rischio per la stolida solida stupidità umana. Speriamo che la gran PadreMadre del Popolo Okapi faccia fuggire tutti i bricconi bracconieri che da bambini di sicuro non seguivano mai il Braccobaldo Show, né Woobinda.

Non è mai troppo tardi, a parte quando si emigra da una dimensione all’altra: Muhammad Alì, fu Cassius Clay, danzando e pungendo come un’ape farfalla, nonostante Parkinson fosse già dentro di lui, salvò una Vita; molte altre ne salvò, a casa sua e in Vietnam, quando rifiutò l’arruolamento e soprattutto la guerra come unico mezzo per dirimere litigi tra Popoli; eppure era un Guerriero, vero ma saggio. Soprattutto, un Uomo.

Candelora, ora della candela o waltzer delle colate di cera, illuminanti: se appare il Sole – così è, se vi appare – dall’inverno generale semo fora, ma se piove e tira vento, qualcuno che busserà a questo convento apparirà, di sicuro, concreto fisico, con tanto appetito.

Cartellino giallo al Popolo gregge compatto, tutti fuori dalle stalle, ché il mercato ha bisogno di noi e soprattutto dei nostri ormai esigui esangui risparmi; se però la curva finale, del cielo, della pandemia, o d’asfalto – vi asfaltiamo, ma solo se voterete per noi! – prima dell’ultimo rettilineo risale, diventiamo in automatico, per dpcm: irresponsabili, criminali, financo untorelli mercenari, mentre si dissolvono – dissolvenze virate in seppia o in nero di seppia – le ultime memorie manzoniane; le colonne infami o gloriose sono state abbattute dai nuovi seguaci della storia senza difetti, della storia incerta in quanto riscritta su tavolini a rotelle, da ignoranti totali con l’auto patente di moralità; storia a scelta dell’utenza virtuale del momento, storia minima senza memorie.

Viva la democrazia, viva i diritti umani, viva – resti vivo, se possibile – chi li difende, pochi coraggiosi e benedetti: in salsa birmana, putiniana, anche cinese, o del Katai in versione Polo, Marco; non dobbiamo, non possiamo protestare contro abusi e regimi, né pensare liberaMente, se i mega contratti economici sono più importanti e ingombranti delle vite umane. Questo il fardello ereditato da Mondo Prima a Mondo Dopo.

Pare che alle istituzioni internazionali deputate – depauperate – vada bene così. Del resto, chi può rinunciare a cuor leggero a vendere una modernissima, costosissima fregata corazzata in nome di qualche principio radical chic?

Che siate verticalisti o orizzontalisti, converrete che le foto panoramiche più incisive sono quelle prive di esseri, umani: la composizione poi verrà da sé, frugando nel campo largo tracce vestigia impronte delle opere dell’Uomo; una bella foto può essere considerata un errore? Certo, i trabocchi abruzzesi al tramonto costituiscono sempre un ottimo biglietto da visita, homepage o cartolina, ma vuoi mettere l’effetto che fanno con l’elemento di dissonanza, ad esempio una colossale piattaforma estrattiva, proprio là dove dovrebbero esserci solo mare sole cielo, forse Bellezza. Non ricadiamo nel ridicolo.

Le Piramidi con sullo sfondo una carcassa di centrale nucleare, struttura devastata diroccata abbandonata e ancora radioattiva, fumante, ancora molto radioattiva, sarebbero il top:

capolavori della razza umana o di qualche civiltà extraterrestre?

Pura genialità terrestre, idiozia davvero Extra.

Di finestre, cime, rape

Pagina delle Finestre, non è una novità, non mi pento né mi dolgo:

Finestre aperte sui cortili, finestre di fronte ma anche laterali assolvono alla loro funzione istituzionale, finestre sull’insopportabile traffico quotidiano, sul nulla, sul canyon, sulle cascate di fiori le palme i baobab kebab del giardino, quando ci sono (i fiori e lo stesso giardino), sul nulla eterno cosmico comunque fitto di particelle elementari Watson, finestre spalancate come bocche mute durante interrogazioni interrogatori interludi in presenza sul Mondo.

Balliamoci sopra un Fandango, con Ligabue Antonio & Kevin Costner Due Calzini e non pensiamoci più.

Sul Mondo forse è troppo, visione troppo ambiziosa oziosa arrogante, su uno spicchio ecco, restiamo ancorati accorati core a core con la realtà tattile fattuale onirica.

Spicchio minimo quanto basta, minuscolo non microscopico orobico orbato gustoso dissetante per menti e occhi assetati assonnati assiepati al balcone; pertugio per me, non ampio quanto le fette (Piedi Neri? Tutti i geni cromatici, basta che siano geni genuini, sono i benvenuti) di Globo scoperte regalate all’Umanità da Antonio PigaFetta, Marco Polo l’esploratore con il Katai attorno, Magellano gabbiano, il Colombo non Falck ma Cristoforo (pentiti Fratello mio, pentiti!!! mannaggia a Te e agli election days).

Al tirar delle somme (tirate dalla suddetta finestra o come briglie imbriglianti) rigorosaMente a mente, una finestrella modesta ma pulita, garbata riservata pudica, comunque sempre meglio delle sue consorelle poco consanguinee poco misericordiose poco immacolate poco siamesi, troppo virtuali dei calcolatori elettronici.

Una schermata con pin up mozzafiato non sostituirà mai il panorama dal Giardino degli Aranci.

Tenterò mi impegnerò mi prodigherò per non ammorbare – l’attualità virale basta e avanza – la Rete soprattutto quella del vietatissimo calcetto amatoriale, ingolfandola (Golfi da Trieste a Napoli, non trascurando La Spezia, perché avere insennature è salvifico) di citazioni eccitazioni farneticazioni più o meno dotte; non trascuriamo moltiplicazioni – di pani pesci e vino ci sarà presto bisogno; divisioni frazioni fratture meglio fragranti fritture, a San Vito con ballo incorporato Chietino, a San Vito che pretende sempre di fare Lo Capo di simposi sontuosi di cous cous ittico/vegetariano (viva il Cous Cous Klan).

Una citazione anche per le Potenze, non mondiali: elevazioni come quelle del Teutonico Volante Oliver in dismesse aree di Rigore (i crucchi non si smentiscono mai, sempre rigorosi), elevare al cubo o il cubo, cubismi varj ed eventuali, elevatori con carrelli carrucole, tradizionali cestini di paglia senza fuochi, elevatori di Intelligenza e di Morale – sù con il morale, soprattutto delle Storie – elevati! imperativo quasi categorico, gli Elevati Beati loro: una statua per Sergej Bubka e il suo agosto dorato a Barcellona, con asta da Sotheby’s (bis? Paganini non ripete) per fini intenditori, per fini umanitari.

I marroni stagionali sono tendenzialmente sferici, ma le radici degli Ippocastani d’India (Cavalli Bruni?) da non abbandonare all’oblio da ritrovare da rinvigorire sono quadrate? Drammi dilemmi lemmi amletico scespiriani. Filosolfeggia a go go, ma qui sulla Terra siamo sommersi e speriamo un po’ salvati da selve di fitti misteri.

Non perdiamo il filo che poi Arianna chi la sente; alla finestra dalla finestra con la finestra osservo, mi dedico anima corpo occhi a questa attività passiva – magnifico ossimoro di lucida pazzia (lucidate sempre con attenzione le vostre pazzie di famiglia) – cara Mia si tratta di un duro logorante impegnativo lavoro, ma qualcuno deve sobbarcarsi barcamenarsi abbarbicarsi al davanzale e tra le schiere dei Volontari senza portafoglio, “mi hanno rimasto” in perfetta silenziosa confortante Solitudine, auspicabilmente abilmente amabilmente AbileneMente (il West spunta sempre) non centenaria.

In questa umida cruda (a me piacerebbe al dente, se posso esprimere una preferenza fuori scheda) crudele cruciale mattinata novembrina precoce ante litteram ante piumonem, le Cime degli Alberi superstiti si flettono gemono non germogliano al cospetto di Venti (non li ho contati) inafferrabili impetuosi imperiosi, impagabilmente irragionevoli.

La Passione la Bellezza la Sensualità dell’Autunno caldo tracimano – Cimabue buoi in cima e a valle – dal Transatlantico Transatletico Trans Siberiano alle vie spurie di comuni mortali sempre più guardinghi sospettosi ir(r)i guardosi e anche guardoni, spesso e volentieri.

In cima alle colonne del Foro chi c’è?

Dalla cima, puoi solo scendere precipitare volare: prova, se possiedi scorte di coraggio nella tua bisaccia (“Non esiste provare, esiste solo fare o non fare”, diceva il saggio cinese assistente di Nick Carter…).

Le Cime devono essere sempre e solo tempestose?

Ogni tanto, potrebbero essere di Rapa (Nui? I soliti faccioni litici clandestini);

la Fanciulla del Salento Occhi color del Mare placa entusiasmi, facili futili furtivi:

anche come rapa, non mi sembri una cima!