Angelo (Giacomo!) Puccini dai baffi arricciati

Pagina Bianca, mini Pagina Bianca, fuori corso fuori concorso fuori contesto fuori dal coro: ritrosa riottosa ribelle, non le garba farsi inchiostrare sfogliare osservare, non le garba farsi vergare graffiare da penne d’oca urogallo, penne nere degli Alpini, con canto montano incorporato.

Pagina che pretende di restare intonsa.

Intonsa e nivea (carta vellutata), in centri urbani sempre caldi come stufe infuocate, sempre olenti, male, di miasmi intollerabili.

Angeli senza identità sessuale (ché quelli ariani inquietano, grandi e piccini), mai ricevuti invitati ammessi alla Corte di Bisanzio, volano rapidi sapidi senza mulinare pedivelle leonardesche, nel cielo sopra Berlino, senza muri; in tutti i cieli possibili e immaginari.

Angeli nel fango, dalla faccia sporca (consequenziale causa – effetto), con ai piedi angelici scarpe da tip tap, perché anche fra le Nuvole non si sa mai; qui ogni tanto arrivano gli Angeli?

Angeli suonano il rock il blues perfino la pizzica, cercano sorrisi, umani se possibile, talvolta braccati tra broccati tendaggi pesanti che impediscono il decollo, braccati in quanto liberi trasvolatori trasognati, liberi pensatori, liberi di librare pensieri, candidi puri lucenti, senza ombre né… retropensieri.

Nuovi o antichi Angeli? Pioggia di Angeli, a catinelle, Angeli come se piovesse.

La Città degli Angeli sarà presto edificata, momento spiritualmente edificante per l’intera Umanità che celebrerà l’evento l’avvento con un coro globale di spirituals nel Vento: non solo polvere e risposte, quindi.

Nel frattempo, Angeli metropolitani vagano senza radar senza stelle senza rotta: mio caro nostro Angelo senza luce senza pace, magari non custode, solo portiere di notte, sempre presente come questi Fantasmi, se fossi ontologicamente tuo simile, sarei certo – forse chissà – un Angelo della nebbia.

Scontro finale sconto finale finale senza sconti: rifiutare la Scrittura, eppure annusarla guardingo, come un bravo Cane munito immusonito di olfatto indagatore, per fiutare rilevare rivelare potenziali insidie trappole agguati bocconi avvelenati.

Scontro, auto scontro nel Parco della Luna, duello titanico molto lillipuziano singolar tenzone sotto il tendone di un micro circo moderno, sfidanti in campo sulla pista, sul materasso ortopedico:

la Scrittura e me.

Scrittura, non sarai tortura, goccia cinese, fiume carsico – magari sì – ma levi lavi sollevi maschere corazze strati superflui di epidermide morta.

Tebaldi – Del Monaco si danno (alle) Arie:

nessun dorma, vissi d’arte, ma infine lucevan le Stelle.

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