Duello al Sole

Pagina del duello, al Sole.

Sfidare il Sole a duello – chissà che fine avrà fatto il guanto di sfida, soprattutto se in maglia di ferro – o sfidare qualcuno a duello, singolare tenzone (non tendone), sotto il Sole? Sarebbe d’uopo chiedere consiglio a D’Artagnan, assai ferrato – nel senso delle lame – efferato nel settore.

Se il gruppo pop si chiama Propaganda – per sole Donne, di Sole Donne, non donne sole – e il brano più celebre, celebrato, non cerebrale, si intitola – perché i brani si distinguono dai titoli, anche nobiliari, non hanno nomi, non sono registrati all’anagrafe, ma alla siae – Duel. Se Cindy Lauper, 40 anni dopo, diventa regina dei video musicali on line, antesignana oltre i tempi, massimi.

I particolari all’apparenza più ininfluenti, i dettagli, i più marginali, sono quelli che innescano le micce della suggestione, che pungolano a seguire tracce d’immaginazione, a raccogliere briciole di realtà oniriche: Duel sulle infuocate autostrade statunitensi, più colabrodo delle nostre, inseguiti da un mostruoso tir assassino, guidato da un’ombra nera malefica, forse la parte oscura di noi stessi.

E’ sempre un giorno stupido quando muore un amico giovane, insensato non saprei, ingiusto; ingiustizia sommata a somme ingiustizie, quale risultato può offrire? Ai nostri piccoli occhi mortali, solo un grumo inesplicabile, inintelligibile. Resta, deve restare edificante più che mai, la gratitudine per i momenti belli, per le condivisioni preziose del tempo, dei gesti, delle piccole cure.

Come sosteneva l’artista Escher: il mondo è fatto a scale, confortato in questa sua visione inclusiva del consesso auspicabilmente civile – tutti prima o poi dobbiamo affrontare scale, anabasi catabasi continue – dal musicista Bach, noto per le sue fughe. Una conferma ulteriore del concetto basilare: scale di servizio e/o anti incendio, in certi frangenti, allungano la vita.

Scrutare l’orizzonte, per cogliere segnali di un imperscrutabile disegno universale, anche non divino, anche solo accennato, con sapienti rapidi tratti di matita, di carboncino; un vascello volante illuminato da un sole doppio, uno che filtra dalle nubi, l’altro dai marosi; un castello di Cornovaglia, sospeso sul filo, insieme a un gruppo di funambole capaci di sfidare il crollo delle capacità di ognuna;

uno stormo triangolare di gabbiani che scavalca in ascesa diagonale un ponte sul nulla, mentre lo stereo diffonde le note introduttive della lirica in musica Gli Uccelli, del mai abbastanza rimpianto, compianto, piantato pilastro nella nostra storia migliore: Battiato, fu Ciccio.

Accedere, incedere, mai cedere – solo il passo, alle Signore – con inspiegabile baldanza dentro il recinto, detto ok corral (meglio un recinto per il bestiame o un camposanto litico dismesso?), per il duello finale, con nella testa quel motivetto che fa così, di Morricone, Ennio;

sfida finale a tre, consapevoli che quando un uomo con i propri limiti incontra il proprio doppelganger portatore insano degli stessi limiti, rovesciati, quell’uomo è dannato.

Rimane il terzo sfidante, speriamo vinca, ancora e sempre:

Elio fiammeggiante.

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