Selene 1999

Pagina delle missioni: non religiose.

Nello spazio, oscuro e profondo. A caccia di minerali preziosi, per le industrie civili e per quelle biomediche.

Pagina del ‘sarà vero’? Meglio ancora: sarà possibile? Nell’ipotesi ottimista, non solo salveremo la Terra, ma avremo le fondamentali risorse per salvare noi stessi. Ammesso sia questo il traguardo, la volontà.

Da qui alla Luna, Selene se preferite. L’ottica terrestre svia, induce alla geopolitica – d’accatto, verrebbe naturale scrivere – ma forse a 300.000 chilometri nello spazio, sempre però nella gravità del pianeta (in ogni senso) i popoli, o meglio, i loro governi, riuscirebbero a capirsi, potrebbero collaborare per il bene comune, per il bene di tutti.

Sarebbe bello essere in Spazio 1999, ma lo avremmo deciso noi, soprattutto se le questioni venissero una volta e per sempre, affrontate e risolte. Osserviamo la Luna, nostro poetico – talvolta inquietante – satellite, non il dito che la indica come possibile soluzione.

Dovremmo, potendo, trasformarci in Cleopatra, regina indimenticabile e leggendaria degli antichi Egizi. Passata alla Storia, quella dei grandi eventi promossi da grandi personalità – anche se poi le vere trasformazioni camminano con le gambe delle persone, con le passioni degli umani – come formidabile ammaliatrice, era in realtà, in prima battuta, una Donna: intelligente, preparata, fortissima. Del resto, oltre alla favolosa bellezza, c’era di più, molto di più. Non si conquistano altrimenti Cesare, genio politico e militare, Antonio, una specie di ‘sor tentenna’, impreparato a tutto, ma rappresentante della supremazia di Roma, quasi, anche Ottaviano che sarà l’unico a resistere alle lusinghe della sovrana e al suo vero grande progetto di spostare il baricentro del mondo antico dall’Urbe allo scacchiere ellenistico, quello che faceva affidamento e riferimento alla Grecia e all’Egitto. Per poco, per sfumature, non ci riuscì, dimostrazione plastica di quanto i piani ambiziosi e difficili dipendano in fondo da azioni minime, legate in modo indissolubile al nostro carattere umbratile, fallace, ondivago. Avremmo vissuto una Storia altra, ci saremmo tramandati altre narrazioni.

Non si tratta del solo caso, non sarà stato l’ultimo; temo.

Così, immaginiamo – pensando ancora a Selene 1999 – di essere l’aliena emotiva Maya, di padroneggiare le sue capacità metamorfiche (non so cosa significhi, forse assumere le caratteristiche e le qualità di ogni altro vivente);

trasformarci in modo permanente, non solo in caso di esiziale rischio, in individui che perseguono la mitezza, l’equità, la pace, l’equilibrio vitale del Pianeta.

Trasformarci in altro da noi, da questi, adesso:

forse ci verrà più facile con altri volti, con altre sembianze.

Lascia un commento