Watergate

Pagina della testa tra le nuvole, non si tratta di una novità: tant’è.

La buona notizia o novella se preferite: almeno una testa c’è, persa tra cumulonembi, però presente – magari non a sé stessa – comunque esistente.

Tra le nuvole, stormi di uccelli, anche quelli di Aristofane; lassù perfino Diogene, il quale, frustrato dalla ricerca dell’uomo sulla terra, ora tenta nello spazio aereo. Nubicuculia è o sarebbe una terra fantastica, ma se qualcuno è stato in grado di immaginarla, probabilmente è esistita, esiste, esisterà.

Città tra le nuvole, o anche città delle nuvole: non sempre poetiche, in alcuni casi nubi tossiche, per mano e per reiterata colpa sempre dello stesso bipede.

Quanto sarebbe bello, meraviglioso varcare in punta di piedi, dita, pinne il cancello d’acqua per poi galoppare senza superflue, superficiali inibizioni attraverso le verdi praterie della posidonia oceanica, la pianta sottomarina preferita dal dio Poseidone, quello del tridente (gioco spettacolare, votato all’attacco); oceanica ma caratteristica e essenziale per la salute del Mare Nostrum, se solo avessimo un minimo di riguardo, cura, intelligenza: la natura è collega della storia, maestre senza allievi. Nell’ennesima giornata dedicata con becera ipocrisia a qualcosa di fondamentale che poi calpestiamo per il resto dell’anno è singolare – ma non tenzone, casomai tensione – registrare la celebrazione degli Oceani insieme ai festeggiamenti per il genetliaco di Margherita Yourcenar: poetessa scrittrice intellettuale, amava l’amore i libri e la bellezza, perché chi ama il bello finisce per trovarne filoni d’oro anche nei gangli più ignobili del pianeta e dell’umanità.

Il cuore di tenebra non è appannaggio solo virile, c’è un cuore di tenebra della natura, quello degli abissi marini: eppure anche laggiù – come direbbe mio fratello, quanta vita (della quale colpevolmente nemmeno ci rendiamo conto) – quanta vita, quanta luce, anzi, quanta bioluminescenza; da questo e da tutto il resto, dovremmo trarre esempio, ispirazione, progettualità per capire come funziona il mondo, per imparare a vivere davvero in modo ecologico e sostenibile. Agli scolari più refrattari, più renitenti, più riottosi, saranno garantite ampie, robuste lezioni di sostegno e riparazione: nella classe del Calamaro colossale.

Gli oceani sono nel cuore del nostro cuore, ma – caro Willem – perché abbiamo discriminato, dimenticato, confinato i fiumi, un tempo nemmeno troppo distante, venerati maestri simili agli dei, artisti naturali capaci di disegnare il nostro spazio vitale e di garantirci le risorse più preziose per la nostra sussistenza? Le nuove generazioni non ci assolveranno – anche se nel mondo dopo perfino Mamma Giustizia sembra essersi assopita – ci giudicheranno implacabili per le deturpazioni, le distruzioni, i crimini che abbiamo commesso; ammesso resti memoria di noi, la nostra orma sarà rammentata come quella del colonizzatore più vorace e più stupido dell’universo.

Eppure, siamo animali, sociali; dovremmo recuperare più spesso questa nozione fondamentale per basare un nuovo consesso umano sulla cultura della cura, della conservazione per tramandare, sulla tessitura costante e ininterrotta di dialogo e confronto:

perché quello verso cui nutriamo e che nutriamo di autentica passione, quello che davvero amiamo con tutte le forze migliori di noi, non si può rendere oggetto di levantini mercimoni, né distruggere.

Cancello d’acqua veneziano con vista laguna, paratoia per accedere a conca fluviale con vista reticolo di canali, cancelli mentali auspicabilmente sempre sollevati con vista:

ampia e periferica, per evitare una volta e per sempre di commettere gli stessi (o)errori.

Anche se, perfino il Cancello d’Acqua statunitense, fu un momentaneo, illusorio lavacro per mondare le coscienze dopo l’ennesima guerra sterminatrice.

Potremmo provare, ultima ratio, con un rito propiziatorio:

previa raduno di tutti i Popoli, nel tempio litico scozzese del Dolcecuore.

NUVOLE&PENSIERI, ANCHE SENZA MESSICO

A chi appartengono le Nuvole?

A coloro, eccellenze dell’Umanità, che le hanno inventate:

Aristofane Fabrizio De André John Constable.

Per interposta concessione di Andrea, Mantegna, che nelle fantasiose bizzarre forme cumulonembi ravvisava, con immaginazione e sensibilità, lineamenti originali fattezze superbe di volti, umani naturali cangianti.

Noi siamo come le Nuvole, vaghiamo nelle tenebre: forse, nonostante il buio, ho preso un abbaglio, Lucciole per lanterne – e considerati i mostruosi rincari delle bollette energetiche, sarebbe soluzione ottimale, finalmente davvero ecologica, sostenibile.

Unica pecca – non pec, peccarità – trovarle, le Lucciole: un tempo di quel Mondo Antico che fu, andando allo stadio del calcio in allegra combriccola cantante, ne osservavi in quantità, lungo la storica strada Pontebbana, giungevano a sciami nella fresca vegetazione e nei sentieri ai lati del tracciato principale; alcune, perfino in camper. Globalizzazione, della virale idiozia, ha danneggiato anche Loro, colpo di spugna senza anima a un universo bucolico, più umano perfino nelle sofferenze, nelle nequizie – non liquirizie, purtroppo – sociali.

Ai grandi media, auto incensati auto proclamati, sfugge la comprenzione (idioma triestino, spero sempre che le Mule di San Giusto cantino con rinnovato, indomito ardore), in primis della realtà: annaspano, delirano di sedicenti galassie, nebulose per essi incomprensibili inintelligibili, di scettici rispetto al Dogma imperante, composte solo – incredibile visu et auditu (non esiste peggiore ‘sordillo’, di chi non intende audire) – da Persone, alcune simili a noi (!), che ogni giorno camminano lavorano soffrono, si battono per sopravvivere in mezzo al frastuono e al caos, creati dalla bolgia dei rozzi cibernetici; discettano del Futuro, meno male che per benedizione cosmica, essi non ci saranno. Il Futuro sarà. Semplice, naturale.

Ci mancano gli anelli, le compagnie degli anelli al naso e degli anelli di congiunzione, tra noi e le Scimmie, o più probabilmente, viceversa; abbiamo fondato questa sciocca pseudo civiltà occidentale sulle non culture dello sfruttamento infinito, dello spreco e dell’emergenza permanente, ma oggi, ipocritamente ri convertiti a una (in) vocazione verde, ci raccontiamo la fandonia della ‘transazione ecologica’, con durata variabile dai 15 ai 30 anni – a insaputa della crisi climatica, ovvio – fidandoci e affidandoci agli stessi cialtroncelli criminali che si sono ingrassati, come nemmeno Creso, grazie alle bieche strategie del capitalismo fossile. Una risata, amara, ci seppellirà.

Giornata del Sogno e speriamo della Grande Tribù dei Sognatori, quelli che auspicano vagheggiano vaticinano viaggi e avventure infinite, come HP, come Corto Maltese, come Marco Polo, e anche come Marco Steiner; sognare di piantare Alberi sulle Nuvole, ricadrebbero poi sulla Terra sotto forma di pioggia e crescerebbero ovunque, per la buona salute del Pianeta e dei suoi abitanti, spesso ignavi incauti inconsapevoli. Come dici figliuolo caro, non è possibile piantare alberi sulle nuvole? Forse non per chi accecato dal profitto li uccide con motoseghe e fiamme dolose anzi dolorose, ma almeno una Donna saprebbe farlo: biologa, attivista keniota di etnia kikuyu, Wangari Muta – mai – Maathai, Nobel per la Pace 2004, ha speso donato dedicato la propria vita al popolo arboreo, alla difesa e sviluppo della Vita e della cultura vegetale; forse risulta difficile presso civiltà che invece di privilegiare giganti della categoria, quale è il Generale Sherman (Sequoia Gigante della California, alta come un palazzo di 20 piani) consegna nelle mani dei generali, fusti forse ma in divisa mimetica, la salute delle persone. ,

Nulla è impossibile ai Sognatori, quando trasformano un’apparente utopia, in progetto concreto: e buonanotte, a chi non ci crede.

Datemi una leva – non sulla testa, grazie – e forse, non riuscirò ad acchiappare le Nuvole per la coda, ma tenterò di sollevarmi dal Mondo, sul Mondo:

a patto chiaro – amicizia lunga – che la leva in questione non sia renitente.

Oltre le nubi

Pagina dedicata all’uomo sbagliato, a ogni sbaglio che si trasforma in intuizione, in nuovo percorso verso mete e realtà alternative, mai percorse mai percosse mai battute, al netto di nodosi bastoni da passeggio o strumenti dissuasivi per onnipresenti scocciatori.

Pagina dedicati a tutti coloro che si credono sbagliati, che si credono lo Sbaglio, che hanno paura e invocano soccorso, scongiurano di essere recuperati e rinchiusi in anguste poco auguste prive di manguste case, perché per caso hanno gettato uno sguardo dentro sé stessi, hanno intravisto la bocca l’occhio la profondità del proprio abisso: il loro vero volto li spaventa li terrorizza, più di ogni ignoto universale possibile tangibile alternativo.

Le nubi, librarsi leggeri oltre le nubi. Indossare i pensieri più lievi e le giacche più pesanti e volare negli strati più alti/altri della nostra atmosfera: oltre le nuvole, se solo potessimo e volessimo osservarle celebrarle imitarle.

Nuvole pesanti nuvole passanti nuvole che transitando dispensano bellezza introspezioni vita liquida con annessa memoria. Nuvole di Memoria, Memoria dell’Acqua.

Le Nuvole di Aristofane – attenti ai teatri in legno, Eschilo Eschilo che qui si Sofocle gridava la maschera per le scale Euripide! – nuvole sofistiche socratiche: odo con raccapriccio che il tuo discorso migliore è peggiore, quanto il mio.

Certe nuvole nere poetiche di Faber De Andrè, nere come corvi perché anche il temporale più furibondo non può durare per sempre, Corvi neri come ragazzi di strada che non riescono a fermare il vento, il tempo, colpi al cuore né ragazze fatali che li disarcionano, dai cavalli e dalla vita.

Nuvole di vapor acqueo, bellezza a infrarossi, arancioni, rosa, nuvole notturne, illuminate da Fata Selene.

Non sono l’asino di Buridano, ma Buridano l’Asino (magari, un auspicio evolutivo!).

Certo anche Voi avrete visto volare gli Asini, a stormi, a differenza delle Aquile. In fondo, i nidi sono ovunque.

Oltre le nuvole, sereno è, ma io mi sento più sereno? Oltre le nubi, profumo di Blu, Vite che camminano tra cespugli in fiore;

oltre le nubi, quale senso avrà una spina?