25 80 (1945/2025, ora e sempre)

Sono nato il 25 Aprile di 80 anni fa.

Vulgata sostiene che da adulti non sia possibile rammentare gli eventi dei primi tre anni di vita, ma non è vero; per me, almeno.

Rammento il momento esatto, preciso, quando vidi la luce, quando emisi il primo di tanti vagiti.

Come scrisse Giuseppe Ungaretti, pensando ai caduti per la Resistenza: “Qui vivono per sempre gli occhi che furono chiusi alla luce perché tutti li avessero aperti alla luce per sempre“.

Forse per questo tento di dormire a occhi spalancati, come consigliava il buon Cerini (è un’altra storia, eppure, sempre la Storia).

Nonostante l’età, resto ingenuo, vorrei essere saggio e profondo come i detenuti di San Vittore; loro sì sanno cosa conti davvero, quali siano i valori universali, quali le parole giuste per esprimerli:

L’indifferenza è ciò che più ferisce. Da Ponzio Pilato che se ne lavò le mani, la storia è costellata di morti e sofferenza a causa di questo atteggiamento e tutti ne siamo vittime e carnefici. Se non comprendiamo e ricordiamo, non possiamo evitare gli stessi errori e così la storia si ripete“.

Indifferenza trasuda dalle mura di questo carcere, dove sono miriadi le storie di persone abbandonate, dimenticate, nella solitudine di tragedie personali a cui molto spesso chi è fuori da tutto questo è indifferente“.

Il veleno della società è l’indifferenza, il frutto del pregiudizio, siamo abituati a vedere una persona a terra e a calpestarla piuttosto che tenderle la mano, criticare le scelte di una persona piuttosto che ascoltarla, emarginare una classe sociale per i suoi usi e costumi piuttosto che comprenderli, giudicare l’etnia, l’orientamento sessuale o il credo religioso. Cosa faresti se fossi tu a essere emarginato? A causa del pregiudizio, per non essere schiacciati dalla responsabilità, si preferisce essere indifferenti“.

Sono sciocco, eravamo giovani, forse inesperti della libertà, ma ci siamo ridotti, abbiamo permesso che ci riducessero a monadi indifferenti, egoiste, facili da controllare e asservire al potere (presunto, come sempre nella storia della varia umanità).

Dovremmo uscire nelle piazze, incontrarci, dialogare; viviamo tempi orribili e confusi (“di transizione“, dicono quelli bravi, ma non sanno spiegare verso cosa; lo temiamo). La tentazione umana, ma fallace – l’abbiamo esperita migliaia di volte nel percorso multi millenario – è sempre la medesima: affidarsi a un capo solitario, carismatico, autoritario, consegnarsi acriticamente a una ideologia semplicistica e salvifica. Non funziona così, non ha mai funzionato, né funzionerà mai, nemmeno con l’IA.

Dovremmo pensare a cosa ci ha uniti: l’antifascismo, nella resistenza in un nuovo Aventino, nella lotta di liberazione dal giogo nazifascista; integerrimi, coriacei, nonostante convinzioni politiche e provenienze eterogenee, le più diverse e disparate. Anche disperate, talvolta, ma inscalfibili.

Dovremmo istituzionalizzare l’ora quotidiana di gioia repubblicana;

per sentirci di nuovo popolo, per edificare convinti il domani.

Oggi.

Sette Meraviglie del Mondo

La regina di Babilonia (vacanza ‘morbi e fuggi’)

Pagina delle Regine.

D’Egitto, senza offesa.

Non solo, anche a Babilonia a Babele a Babette – o era Ella una sovrana dedita all’arte culinaria? – veneravano una maestà, femminile.

Regina, forse non per merito e competenza, ma per schiatta (schiattavano le altre nobili Signore, d’invidia, non troppo sana, letale): avete mai notato il sangue blu, le zebre a pois, gli elefanti – o erano i Gronchi? – rosa?

Auguste Donne, dominatrici della Lingua e relativi poteri arcani, altere senza alterigia, magnetiche nel fascino e nella conduzioni, di governi governicchi popoli in masse. Masserizie Masserie Masse atomiche sub atomiche, relative.

Cristopher Lee, diabolico, vampiresco più che mai non può sottrarsi all’influenza sovrumana della Dominatrice di Babilonia, la favolosa: la mitica città nella Mezza Luna fertile che ci ha fatto sognare, con giardini pensili inusitati inimmaginabili; 7 meraviglie del Mondo, 7 peccati – quella però, meglio non lo sappia Nabucodonosor, era una taverna.

Nel frattempo, proprio come stagioni, mezze stagioni, mezze maniche, travet, anche le malattie di stagione pare si siano estinte; tra mascherine e divieti, costituzioni calpestate, hanno preferito ritirarsi, speriamo non sull’Aventino, speriamo non nel Giardino degli Aranci, passeggiando indolenti, senza più carica (virale o vitale?), su viale Nino Manfredi.

Primavera intermittente, come certi collegamenti internazionali del Mondo Prima; strani giorni, strane voglie, l’erba voglio non ricresce più nemmeno nei giardini delle Regine, cementificazione e smog hanno vinto, sono stati virali, anche mutando nome e abito hanno trionfato in tutti gli a-talent: transizione ecocida.

Il Canale all commerce di Suez ci ha impartito tre lezioni, numero perfetto, ma le abbiamo subito gettate nel dimenticatoio e nel trita balle, di fieno: possiamo continuare a fare gli idioti, a cuor leggero, o meglio, assente.

I Giovani – chi saranno mai? – languono per astinenza da socialità, ché i social sono la negazione l’aberrazione la frustrazione di ogni rapporto umano: Ragazzi, attenti, non uscite, là fuori il Mondo Dopo è insidioso, pieno di trabocchetti tranelli tradimenti.

Siamo le regine delle città, facciamo tutto quello che ci va, ci balocchiamo a sazietà… ci sbudelliamo in rivalità; ma sorellanza unità d’intenti senso di comunità, sono i nostri marchi, di qualità.

Ne uccise più la penna che la spada, nel piccolo Mondo Antico; oggi, siamo fortunati: parole a caso casaccio casarecce, in libertà, almeno esse; ne stermina più la nostra idiozia idiosincrasia all’organizzazione alla verità al rispetto della Vita e del Pianeta che le pandemie. Pazienza, finché c’è Guerra dei Morbi, c’è speranza.

Una bella vacanza pasquale, morbi e fuggi; soprattutto, fuggi dai morbi, se puoi.

Lassù, in una galassia lontana lontana, esiste una Regina cosmica;

ci ha inviato il suo messaggero con un discorso di pace e salvezza: donerà il codice della Salute, eterna, ai primi esploratori spaziali che riusciranno a raggiungerla, senza inquinare il Creato, senza nuocere o uccidere forme e esseri viventi.

I riccastri terrestri si sono già messi in competizione, ma a quanto pare, nonostante le loro (loro?) ingenti risorse gli scienziati mercenari hanno finora progettato razzi – razzetti a micette – in grado di raggiungere, a stento, Igea Marina da Cape Canaveral.

Nel frattempo, la Ministra dei Neutrini esulta; li aveva perduti dentro il buio lunghissimo cunicolo tra il Gran Sasso e Ginevra, ma un valente ingegnoso gruppo di scienziati, russi senza spia (ché chi la fa, non solo l’aspetti, ma non è figlio di Maria), ha scoperto la loro posizione velocità reale identità: dopo un’avventura ai limiti ai confini ai corral della realtà, dai buchi neri erano precipitati – incauti e spauriti – in fondo al Lago Baikal, Siberia, il più profondo della Terra.

Almeno essi, i magici Neutrini, potranno rientrare nella reggia materna e darsi alla pazza gioia, dentro i Giardini.