Nel ventre del pescecane

Triste come un boom.

Anche senza includere esplosioni di vari orribili ordigni. Sia detto fuori dalle parentesi e anche dai denti.

O meglio, un boom, nonostante l’apparente prosperità – momentanea, come tutte le vicende umane – , può rivelarsi triste, tristi le sue conseguenze, esiziali per coloro (ci sono sempre) che dovranno pagare il dazio complessivo e finale.

Meglio un’aurea mediocritas? Chissà, chi può affermarlo? Tenendo a mente che il concetto è alquanto diverso da come lo interpretiamo noi, maccheronicamente. Con rispetto citando, dei maccheroni.

Certo, se ponderiamo oltre la superficie su – minimo esempio – idrocarburi, tecnologia e imballaggi, sorge all’improvviso la pelle d’oca; almeno a me e temo non sia un segnale incoraggiante.

Delle decine di guerre sul Pianeta, mediatiche o meno, non digito, ma basta osservare davvero gli occhi degli Anziani e dei Bambini per capire l’indicibile.

Trastullarsi, ingannando il tempo e lo spazio – non menziono le atrocità dell’uomo – escogitando un raffinato gioco intellettuale, omaggio senza veli, cioè senza misteri (non pruriginoso), ad Agatha Christie: una sconcertante serie di omicidi su un’isoletta deserta del Giappone, in un’insolita, inquietante casa decagonale, destinata a essere distrutta dalle fiamme di un rogo: chissà quanto purificatore, quanto salvifico e per chi. Ottima trovata, peccato non sia mia, ma del famoso scrittore nipponico Ayatsuji Yukito.

Cercare salvezza nel giallo, o almeno, un pizzico di saggezza: per tentare di capire come mai dopo la pandemia siamo tutti più soli, più arrabbiati, molto più stupidi. Cercare salvezza nelle tele, nella suprema sensibilità di Vincent.

Pensare, ponderare, riflettere molto, trovare il bandolo, il senno, non sulla faccia nascosta della Luna; ritrovare il senso, almeno uno, fondamentale e scriverlo in un libro, dopo una gestazione di 40 anni, gli ultimi 2 trascorsi incatenato alla sedia per compulsare di getto parole non mediate, eppure esatte, quelle bastanti. Come Mircea Cartarescu, con il suo più recente romanzo Theodoros; solo il maggiore scrittore romeno contemporaneo, per gli autentici curiosi.

Qualcuno leggerà, qualcuno sarebbe interessato alla questione? Auspichiamo che l’ardua sentenza non sia affidata ai social, qualunque cosa siano.

Approdando di nuovo sulle nostre frequenze, fidiamoci di Fabio Stassi, lo scrittore italiano contemporaneo più bravo – sono fazioso e me ne vanto – : “la letteratura è impura. La letteratura è protesta proprio perché impura. Correggerla, andare nella direzione di una presunta purezza, sarebbe tradirla. La vera letteratura parte dalla finzione, ma strappa il velo del fondale, restituisce l’integrità del reale“.

Come argomenta l’Autore romano siculo (e molto altro) “siamo finiti nel ventre di una balena o pescecane; l’unico modo per sopravvivere è fare l’inventario del materiale naufragato. Inventariare i relitti finiti là dentro, le ideologie, le parole che si sono usurate e nell’odore nauseabondo di benzina bruciata e marcio, farsi luce“.

In qualche modo, sperando che di notte il pescecane si addormenti:

con la bocca spalancata.

Colonne infami e Utopie

Pagina della Colonna, Piazza Colonna, Colonna infame infamante o di semplici morti di fame?

Forse quinta colonna, colonna della quinta, gola profonda, perché una spia, non necessariamente dal freddo, talvolta anche a L’Avana, si trova sempre. Pazienza, se non mi ama.

Arrivò di notte, anche se piazze vie vicoletti scorciatoie nascoste e scorci erano stati da tempo e per tempo bonificati e desertificati (anche perché volevamo dare una robusta mano ai mutamenti climatici e genetici). Scortato da un’imponente colonna militare in assetto da guerra.

Di notte, non con il favore ma con tutto il sinistro fervore delle Tenebre, giunse l’Araldo; Araldo del Potere, Araldo dei Negromanti (non gruppi pop del Salento), Araldo dei Neo Leviatani, incaricato di affiggere il terribile nuovo reale cogente editto (Ei lo disse…) alla colonna virtuale; affiggere per affliggere e infliggere; i cittadini non dovevano sapere, i cittadini dovevano solo rassegnarsi e ubbidire, in silenzio, a testa china, chinando la testa al cospetto dei tiranni insinuati ormai perfino nell’intonaco della Stanza dei Bottoni. Prostrarsi prostrati.

Bottoni colorati, ma non nuove battaglie dei bottoni, né passatempi ludici per i Bambini del Popolo.

I piccini, infingardi e imbroglioni, piccole spore del Demonio, in realtà ci odiano, sono loro i nostri nemici più letali, sono gli Untori.

Il Potere aveva deciso: una enorme U scarlatta di stoffa sarebbe stata tosto cucita da aziende tessili governative, sugli abiti destinati agli Untorelli (come agnelli sacrificali) che spargevano la peste del nuovo millennio, baloccandosi tra vairus e pandemie, nel Mondo Dopo, terrorizzato e infelice.

Pagina della Colonna cui legarono tutti i Bambini, Pagina dedicata ai Bambini di Prima che eravamo noi, ma lo abbiamo rimosso dalla memoria, abbiamo tranciato di netto tutte le Orecchie Acerbe rintracciate.

Pagina di quelli che oggi odiano i Bambini, detestano il Futuro perché sanno che non ne faranno parte, odiano i Bambini e li condannano, senza diritto di replica difesa appello, alla carcerazione preventiva, in attesa di caricarli tutti sulle astronavi in costruzione nei laboratori dei nuovi magnati, magnaccia del denaro fasullo e delle leve di comando, astronavi per deportare i fastidiosi mocciosi in una qualche dimensione del Cosmo. Abbandonandosi poi a nuovi inutili fatui fasti.

E Tu, signor Rodari, cos’hai da guardare? Resta nel tuo limbo etereo, inutile irrilevante; educare, imparare dai Bambini, giocando seriamente con Fantasia? Può mai essere affidabile efficiente produttivo un tizio che si fa chiamare Gianni? Grammatica della Fantasia, ppfffui!!!

Non abbiamo ancora capito che la Tua ‘letteratura infantile’ è lo strumento più potente per ammaestrare i sedicenti adulti, per guarirli dalla loro atroce banale aridità.

Laika scodinzolando tra le Stelle, attende i nostri Marmocchi (Occhi di Mare) …

Lei sì, li renderà liberi e gioiosi, con il senso di Gianni per l’Utopia.

Finalmente.

p.s. Utopia aveva una sorella maggiore che si chiamava Verità senza errore… ma questa è un’altra Storia.