Lucciole lanterne deserti farfalle

Pagina dedicata alle Lucciole, le poetiche oniriche lucciole.

Noi siamo come le Lucciole, viviamo nelle tenebre: una dedica musicale alle gentili antiche peripatetiche. O agli insetti volanti che nelle notti di primavera estate – in quel Mondo leggendario nel quale ancora esistevano addirittura le quattro stagioni – facevano volare la nostra fantasia, accendevano nel cuore e nell’anima speranze illusioni passioni, ci facevano vibrare in armonia con il Creato, diapason umani, ci rendevano consci felici di essere vivi, ci regalavano frammenti di Vita, ancora più veri vividi intensi.

Siamo spenti dentro, la nostra aridità sta spegnendo anche le care preziose Lucciole: distruzione dell’ambiente adatto alla loro riproduzione ed esistenza, iper inquinamento luminoso, decreteranno presto l’estinzione dell’ennesima specie, folle corsa finale al depauperamento definitivo della biodiversità terrestre.

Perfino dal Deserto, quello vero, quello del Sahara giungono messaggeri di Vita e di Speranza, auspicando che non debbano imbattersi nel loro volo con certi leaderini nazional populistici: pretenderebbero l’immediato rimpatrio, se non il cannoneggiamento da parte della nostra triste contraerea. Farfalle, multi cromatiche Farfalle, danzanti Farfalle. Vanesse del Cardo, tenaci capaci di volare per 12.000/14.000 chilometri tra andata e ritorno – anabasi/catabasi non le distinguo dall’arcaico 1989 – per raggiungere la Scandinavia partendo dall’Africa sub sahariana, dove l’aumento di vegetazione durante l’inverno favorisce la ricerca di cibo e garantisce la giusta atmosfera per continui, frequenti accoppiamenti.

Dal Sahara alla Scandinavia, sulle ali dei Venti e dell’Amore.

Vaneggiare vanesi evanescenti; nuovo o vecchio conio, lessicale monetario farmaceutico (oggi sceneggiata napoletana, con la variante Funiculì Funiculà, virologi musicali d’eccezione: i Tre Tenori, quelli veri); si fa presto a dire petaloso, ma fu vero neologismo o ennesimo espediente markettaro? Ai poster e soprattutto ai voluminosi tomi linguistici delle accademie – non tomini piemontesi con crusca – l’ardua sentenza, a meno che non vogliate interpellare direttamente Durante, quello con il naso adunco, con il fiuto per i lemmi, aquilino quanto basta, quello degli Alighieri (Noschese? Ottimo funambolo delle Parole anche lui).

Pochi scherzi, ci si può fregiare del titolo di campioni lessicali, solo e solo quando le parole forgiate dalle nostre cape fresche resistono e sono utilizzate di frequente per almeno due generazioni; tanti gli improvvisati, pochi i veri Artigiani lessicali; apriamo la carrellata americana alla Sergio Leone con Dante in persona, con inurbarsi, nel senso di entrare in città, magari civilmente e non da bipedi poco o punto inurbani; Antonio Zaroto, davvero un bella scoperta, più che bello un tipo, anzi tipografo, capace di inventarsi il nome del proprio mestiere miscelando elementi greci e latini; il caro Giovanni, Keplero cui chiedere di farci da Satellite, spia per rivelarci le nostre magagne più gravi, satellite della regina, non solo sulla scacchiera del gioco, ma su quella della Vita; sperando che Antoine – Ti hanno tirato le pietre? – Lavoisier (accidenti alle Sue Leggi!) ci conceda ancora ossigeno, soprattutto per il funzionamento delle sinapsi; che la dynamis – forza di greca, classica memoria – sia con Te, Alfred Nobel, esplosivo inventore di polvere pericolosa, ma anche di riconoscimenti alla Cultura; Professor Benedetto, non ci metta in Croce per le nostre profonde lacune culturali, vanificare la buona volontà degli ignoranti autodidatti sarebbe un peccato; infine, ultimo ma non dolce, l’Oms con il vocabolo che da quasi due anni ci toglie lucidità, covid; ma non se moriremo democristiani, nemmeno avremmo intenzione di perire covidfobici.

Lucciole per Lanterne e non si capisce se si tratti di un baratto alla pari, di una curiosa espressione metaforica, di un suggerimento per geniali soluzioni: pagare le lucciole con lanterne o viceversa, dotare le lucciole di lanterne, sempre utili in certi ambiti, contesti professionali. Virtualità e pandemia hanno distrutto un florido fiorente settore; sempre attuale l’esortazione di Totò: da ‘le hanno chiuse’ a ‘le hanno spente, gaudenti arrangiatevi!’ il passo è davvero troppo breve, un attimo, un battito di ali, di una Vanessa.

O di una magnifica superstite, la Lucciola Superiora.

Lei ci esorterebbe con grazia: non confrontate mai il futuro con il presente, ma imparando dal presente, sarete in grado di cambiare il futuro (non per caso, migliore allieva del letterato e militante anti fascista, Franco Antonicelli).