Clessidre vuote, come forzieri, come scatole (craniche)

Pagina sporca, come la coscienza; Pagina della nostra scontenta incoscienza.

Ci siamo giocati non solo l’Acqua, anche le sabbie.

Non quelle dei deserti, ma quelle preziose limitate insostituibili, dei mari e dei fiumi.

Negli ultimi 30 anni siamo diventati molesti, stereotipati, rin don dan ti, concetti stracchi più di certi stracchini muffiti rindondano nei padiglioni, auricolari, in quelli dei palazzi di vetro, di cristallo, di letale cemento.

Caro Aurelio, sapessi quanti Roma club sono stati fondati, anche in Parlamento, non più luogo della politica, ma triste arena dei personalismi delle fazioni partigiane del mercimonio, di bassa lega; si fossero iscritti al Club di Roma, con sincera volontà di comprensione e azione, avrebbero reso servizio migliore, gradito, degno, all’Umanità e financo a sé stessi.

La Natura è straordinaria, nella semplicità. Il Profeta del Goal, Johan Cruijff, sosteneva che giocare a calcio fosse facile, difficile giocare in modo semplice. Mutate le mutande le ere i Mondi dal prima al dopo, non dovremmo cominciare finalMente a emulare la Natura? Spogliandoci di arroganza hybris deliri di onnipotenza: il cambiamento costante è l’essenza dell’ecosistema che non rivendica a ogni passo rivoluzioni e/o miracoli epocali.

Grazie a Dio, sono ateo. Del resto, non riesco a essere serio, se prima non faccio il pagliaccio. Confessioni di un clown, certo, ma non vorrei tracimare nella seriosità, nella melanconia, malincoNoia.

Va bene Aldo, un sacrario un memoriale – Vittoriano o Vittoriale? – con i nomi delle prime 100.000 vittime del morbo; solo se nel marmo saranno incise a lettere fiammeggianti anche cause e responsabilità di quelle morti. Abbiamo abbastanza giorni della Memoria in un anno o dobbiamo adottare le celeberrime giornate multiple del Maestro Battiato?

Vittorio, rassegnati: i tempi sono mutati, geneticaMente, non li riporterai ai giorni della fu giovinezza con intemperanze verbali o mattane da avvinazzato. A troppi scriba ormai isterici, loro sì – altro che Cattive Ragazze – bisognerebbe consigliare un buon metodo, prima di rispondere a certe sedicenti missive dei lettori (esistono ancora? ma dai), strumentali per fomentare polemicucce da quartierini: metodo Catalanotti o infallibile metodo Simenon; certo, consapevoli che, nel Mondo Dopo, anche gli elenchi telefonici cartacei sono a rischio, ma invischiate nella rete si trovano tante belle e disponibili fuck identità.

Mi dipingevo la faccia e le mani di verde smeraldo, rubacchiavo lemmi dal vocabolario dell’Ambientalismo – beni comuni, resilienza, sostenibilità – ottenevo applausi consensi sostegno sui social, nel frattempo ho continuato a trivellare, a consumare risorse selvaggiamente, a ricoprire la Terra di polvere tossica; del resto, non possiamo tornare nelle caverne ai viaggi a dorso di mulo alle candele di cera: ho continuato a fottere il Pianeta, fottendomi da me, a mia insaputa.

In Natura vince chi con meno fa di più, anche perché non esiste produzione di nuovi prodotti per il mero consumo, ogni prodotto origina altro prodotto utile; nei veri sistemi naturali tutto è in connessione, condivisione e vira senza tensioni verso l’empatia, perfino la simbiosi; mi assumo la responsabilità della gravità delle mie affermazioni: Gravità, fantastica fonte di energia a disposizione di tutti sempre, sotto braccio alla sorella Energia Solare. Concetti gravidi di conseguenze, perché in Natura si passa da poche varietà, a una incredibile sontuosa abbondante Biodiversità, esatto contrario e negazione del modello economico capitalistico consumistico.

Le clessidre sono vuote – come le nostre tasche bucate, nelle quali troviamo impigliati frammenti di briciole, dell’eternità – o forse abbiamo smesso di cercarle di guardarle, restano pregevoli soprammobili;

non basterà la vernice verde, anche per copiare – emulare plagiare – serve come base principale l’Intelligenza; speriamo che gli Asini volanti non cadano al suolo.

Germi

Pagina bianca del veleno inoculato, senza doppi sensi.

Quale privilegio, almeno il veleno venefico – fico nelle vene – risulta oculato

Per pudore, per non peccare di irriverenza, non chiamerò in causa San Sebastiano, ché tra l’altro in vita e poi anche nei dipinti, ne ha già subite di tutti i colori della tavolozza, trafitto tradito trapassato da guai come frecce; certo, un piccolo dardo leggero, quasi invisibile, quasi incorporeo ha trafitto l’animo, con la sua punta intinta nel curaro – non curacao, magari – diffondendo malefici, intossicazioni, letali miasmi.

Sai Mimì, viviamo tempi strani: inoculatori di germi, di grano, di pandemie e di rimedi mercenari, di opinioni mimetizzate – malissimo – da verità un tanto all’ingaggio. Rischi poi di incontrare sempre qualcuno che si crede Napoleone o il di lui Cavallo bianco; imbatterti in qualcuno che è convinto di essere Annibale, pronto a valicare le Alpi per sconfiggere un qualche impero liberticida, peccato non si accorga che sotto le zampe degli Elefanti ci sia finito tu e non le legioni nemiche.

A proposito di calpestare, pestare calli, pestare carta impregnata per modellarla, ti ho mai rivelato che non riesco a calpestare le facce altrui, nemmeno quelle disegnate sull’asfalto nemmeno quelle che si meriterebbero calci con la stessa approvazione dei rispettivi sacri deretani? E’ una delle mie tante debolezze, congenite.

Impero Liberticida, quello che colpisce ancora, soprattutto i deboli in e spirito (ispirito? ispirato o spiritato?), insetticida carta moschicida per giocare a mosca cieca, Mosca capitale, non fatemi saltare la mosca al naso; la sambuca consolatoria, se qualcuno dà buca – d’angolo, con o senza sponda – con o senza mosca, nel dubbio due chicchi di caffè, ma anche una riserva di proteine non sarebbe da scartare. Come caramelle caravelle che forse arriveranno all’agognato porto, ridendo a crepapelle per aver posato i piedi – calpestio di ritorno – su una terra, promessa. sognata, immaginaria, salvifica.

In attesa, come troppo spesso, non più di Godot, ma di El Salvador.

Il Grande Gatsby fu poi davvero così grande? Fu vera gloria o un abbaglio di marketting letterario anni ’20 dell’arcaico archeologico 1900?

Cos’era quella crisi leggiadra, un can can e tutto scivolava via;

archiviata una crisi, dietro l’angolo in agguato per fortuna ce ne sono sempre altre, più agguerrite, più affamate, più ambiziose che mai.

Fu vera Belle Epoque?

Benvenuti nell’era della marmellata democratica, bollita un po’ troppo. Anche in questo frangente – “storico epocale irripetibile” – democrazia globale o globalizzata democrazia, magari poco autorevole, in compenso assai autoritaria, anche e soprattutto presso le civiltà più Insospettabili. Un bel regime non fu mai scritto, sempre e solo applicato: voglia diffusa di nuovi show e soprattutto nuove shoah, non riservate in esclusiva a un gruppo etnico, ma aperte a tutti, nuove stelle gialle non solo per David michelangioleschi, ma per chi non vorrebbe usufruire dell’incantesimo taumaturgico, per chi vorrebbe sottrarsi al controllo mentale virtuale; mente virtuale, controllo molto concreto esemplare draconiano.

Sarà vero che il denaro non può comprare l’Amore, ma surrogati e succedanei di sicuro; state tranquilli, i super ricchi non si estingueranno, riceveranno l’elisir direttamente sulle spiagge di Dubai.

Questo inverno cosa porterà in dote – nozze in contumacia, anche degli sposi novelli, fino a novello ordine, mondiale – l’ennesima primavera fragile (grazie Vibrazioni) e chissà se sboccerà dentro respiri nuovi profondi purificati; nell’attesa, fiutiamo venti e olezzi, potrebbero attivare in automatico i naturali meccanismi di Salvazione:

i Germi benefici di nuovi consessi finalmente umani, i semi originali per tramandare al Mondo Dopo il tesoro leggendario della Biodiversità e magari dell’intelligenza.

Stay tuned, Hermanos: con il cervelletto.