Germi

Pagina bianca del veleno inoculato, senza doppi sensi.

Quale privilegio, almeno il veleno venefico – fico nelle vene – risulta oculato

Per pudore, per non peccare di irriverenza, non chiamerò in causa San Sebastiano, ché tra l’altro in vita e poi anche nei dipinti, ne ha già subite di tutti i colori della tavolozza, trafitto tradito trapassato da guai come frecce; certo, un piccolo dardo leggero, quasi invisibile, quasi incorporeo ha trafitto l’animo, con la sua punta intinta nel curaro – non curacao, magari – diffondendo malefici, intossicazioni, letali miasmi.

Sai Mimì, viviamo tempi strani: inoculatori di germi, di grano, di pandemie e di rimedi mercenari, di opinioni mimetizzate – malissimo – da verità un tanto all’ingaggio. Rischi poi di incontrare sempre qualcuno che si crede Napoleone o il di lui Cavallo bianco; imbatterti in qualcuno che è convinto di essere Annibale, pronto a valicare le Alpi per sconfiggere un qualche impero liberticida, peccato non si accorga che sotto le zampe degli Elefanti ci sia finito tu e non le legioni nemiche.

A proposito di calpestare, pestare calli, pestare carta impregnata per modellarla, ti ho mai rivelato che non riesco a calpestare le facce altrui, nemmeno quelle disegnate sull’asfalto nemmeno quelle che si meriterebbero calci con la stessa approvazione dei rispettivi sacri deretani? E’ una delle mie tante debolezze, congenite.

Impero Liberticida, quello che colpisce ancora, soprattutto i deboli in e spirito (ispirito? ispirato o spiritato?), insetticida carta moschicida per giocare a mosca cieca, Mosca capitale, non fatemi saltare la mosca al naso; la sambuca consolatoria, se qualcuno dà buca – d’angolo, con o senza sponda – con o senza mosca, nel dubbio due chicchi di caffè, ma anche una riserva di proteine non sarebbe da scartare. Come caramelle caravelle che forse arriveranno all’agognato porto, ridendo a crepapelle per aver posato i piedi – calpestio di ritorno – su una terra, promessa. sognata, immaginaria, salvifica.

In attesa, come troppo spesso, non più di Godot, ma di El Salvador.

Il Grande Gatsby fu poi davvero così grande? Fu vera gloria o un abbaglio di marketting letterario anni ’20 dell’arcaico archeologico 1900?

Cos’era quella crisi leggiadra, un can can e tutto scivolava via;

archiviata una crisi, dietro l’angolo in agguato per fortuna ce ne sono sempre altre, più agguerrite, più affamate, più ambiziose che mai.

Fu vera Belle Epoque?

Benvenuti nell’era della marmellata democratica, bollita un po’ troppo. Anche in questo frangente – “storico epocale irripetibile” – democrazia globale o globalizzata democrazia, magari poco autorevole, in compenso assai autoritaria, anche e soprattutto presso le civiltà più Insospettabili. Un bel regime non fu mai scritto, sempre e solo applicato: voglia diffusa di nuovi show e soprattutto nuove shoah, non riservate in esclusiva a un gruppo etnico, ma aperte a tutti, nuove stelle gialle non solo per David michelangioleschi, ma per chi non vorrebbe usufruire dell’incantesimo taumaturgico, per chi vorrebbe sottrarsi al controllo mentale virtuale; mente virtuale, controllo molto concreto esemplare draconiano.

Sarà vero che il denaro non può comprare l’Amore, ma surrogati e succedanei di sicuro; state tranquilli, i super ricchi non si estingueranno, riceveranno l’elisir direttamente sulle spiagge di Dubai.

Questo inverno cosa porterà in dote – nozze in contumacia, anche degli sposi novelli, fino a novello ordine, mondiale – l’ennesima primavera fragile (grazie Vibrazioni) e chissà se sboccerà dentro respiri nuovi profondi purificati; nell’attesa, fiutiamo venti e olezzi, potrebbero attivare in automatico i naturali meccanismi di Salvazione:

i Germi benefici di nuovi consessi finalmente umani, i semi originali per tramandare al Mondo Dopo il tesoro leggendario della Biodiversità e magari dell’intelligenza.

Stay tuned, Hermanos: con il cervelletto.

Do we need a yellow wheel?

Pagina del: Conosci te stesso, Figliolo.

Migliaia di anni dopo, migliaia di filosofi dopo, il fatto non sussiste: presentateci.

Faccio faccia facce ride fatica a conoscere riconoscere disconoscere chi sono, immaginate gli Altri, nel senso che spesso conoscere la loro identità è solo puro frutto del peccato originario originale a denominazione di origine certificata, un atto di immaginazione di fede di balzo dimensionale nel buio.

Nei romanzi le stagioni le mezze stagioni perfino i quartini di stagione si moltiplicano riproducono prosperano per sporogenesi incontrollata non solo d’ispirazione ma di legge draconiana mai scritta del marketting.

Tra poco arriverà Maometto scortato dalla Montagna e dal simpatico Vegliardo, offrirà a tutti i deboli del cuore, ma di buona robusta volontà rocce autentiche per individuare il Tao, per abbarbicarsi alle nostre sacre tradizioni: mai tradire tradurre (in carcere o in ostrogoto) tradizioni patrie, meglio abbattere una casa, al netto dei tornado; lasciate finalmente in pace gli Alberi, prima o poi – prima – il Popolo degli Ent vi inseguirà per prendervi a calci, con scarponi iodati!

Arriverà Mao Ze Dong, trapper imperiale della rivoluzione gentile a colpi di involtini primavera musicali, bozzoli di Primavera botticelliana vivaldiana (viva Zapata certo, ma anche Vivaldi), involtolati nella prima vera rivoluzione (piroetta su sé stessi?) senza armi senza soprusi per imporre nuovi regimi, senza sedicenti lider – massimi o minimi – leder, lieder (Kaiser Franz, Schubert).

Mara Mao (la moglie?) perché sei morto/a? Pan e Vin non ti mancavano, forse la miccia era nell’orto – troppo corta – e poi ormai con questi venti tempestosi e eventi fenomenali improvvisi improvvidi imprevedibili catastrofici, leggere il futuro seguendo la direzione aerea del fumo, è diventata impresa riservata a narratori ciechi.

Meglio affidarsi fidarsi sfidarsi ai soliti astrologi da rotocalco calcomania da bar ex sport, da web in air, cartomanzia di strada in strada per riciclare carta straccia carte d’identità stracciate carte da gioco cartoni cartongesso; illudendosi di non finire asfaltati.

Donne sole, per opzione, scrutano verso l’Orizzonte, cercano uomini, invisibili introvabili inesistenti, forse. Ne seguono puntigliosamente tracce su polverose piste ciclabili impraticabili.

Sono i cicli della Natura: mono ruota gigante o, per inguaribili ottimiste, tandem giallo sommergibile, con periscopio omaggio per vedute panoramiche!

Intanto, Bonnie Tyler con la sua voce graffia ancora pelle, mente, pensieri:

sarà sventurato quel paese che ne ha bisogno, ma ogni tanto anche noi vorremmo acclamare un Eroe, vero.

Total eclipse.