La luce verde

Dovrei, forse, appellarmi alla teoria dei colori: per ottenere aiuto, per salvarmi, per capire. Me stesso e anche la teoria, compresa la pratica. Auspicabile.

La ruota cromatica di Goethe, Wolfgang, sarebbe utile; sembra un agile volante, volano, una ruota di carro – non certo, purtroppo, quella pizza deliziosa che sanno fare in Costiera amalfitana – che potrebbe condurmi, trasportarmi nel mondo immaginario partorito dalla mia fantasia. O qualcosa del genere.

Luce, ne abbiamo bisogno. Tutti, sempre di più. Non quella artificiale, ma naturale, vera, che illumini le menti (asfittiche) e perfino le anime; le nostre animacce nere, non ancora completamente dannate.

Green Lantern era un supereroe, almeno quando ero un bambino, troppe ere fa. Era, ero, ere: mi sto perdendo, la bussola o il lume della ragione, per ancorarmi al tema. Da adulto ho scoperto che in realtà Lanterna Verde era un nome collettivo, gli eroi erano – sono? – plurimi, appartenevano a un corpo di polizia spaziale con l’incarico di mantenere l’ordine (oggi, mi e vi chiederei: quale?) nell’Universo e di proteggerlo da eventuali minacce; del resto, qualcuno che si monti la testa – pratica complicata, ritengo – e che si creda padrone del mondo è sempre comparso, prima o poi, all’orizzonte. Saga a fumetti ideata e pubblicata dai tipi della statunitense DC Marvel, durante la leggendaria Golden Age – per noi ignoranti, Età dell’Oro – delle nuvole parlanti. Non parlano, le nuvole?

Saggio, Goethe, ma anche la sua Ruota cromatica (nel senso, è il titolo di un saggio: scientifico). Risalente al 1810, non ero ancora nato, credo, ma a Tubinga pubblicavano lo stesso innumerevoli tomi impegnativi, impegnati. Per recuperare il filo, non di Arianna, ma del mio scombinato discorso, riflessione, delirio, potrei aggiungere in punta di piedi che lo scrittore e poeta teutonico affida alle stampe una teoria cromatica in totale antitesi rispetto a quella di Newton. Non è la luce bianca a scaturire dalla sovrapposizione dei colori, ma l’esatto contrario. I colori primari non esistono, sempre per Wolfgang, ma vengono generati dall’offuscamento della luce o nell’interazione di questa con l’oscurità.

Teoria affascinante che attribuisce pari valore e importanza a luce e tenebra, a patto che non pretendiate che sia io a illustrarla ai posteri.

Tra le Lanterne Verdi e la Ruota di Colori riesco sempre a complicarmi il quotidiano, traballante incedere sulla crosta terrestre, ma ricavarsi sentieri – visibili o invisibili, tattili o evanescenti – non mi appare semplice, semplicistico.

Vorrei emulare Wolfango, consapevole – issimo, nel senso di: consapevolissimo (si potrà scrivere?) – della sua abilità poetica e letteraria, eppure convinto di essere superiore a Newton, certo che le sue conoscenze scientifiche all’avanguardia nascessero dalla sua produzione poetica e non viceversa. Fantastico.

Da profano, scavando nella miniera di gemme dell’etimo, indagando sul colore, scopro che colorem (latino), affine al sanscrito kalanka (macchia) e kala (nero), è solo una parte della derivazione: colors in provenzale, color in spagnolo, cor in portoghese; in greco kelis (macchia, non Macchia Nera), kelainos nero, oscuro, kelidoo macchiare, koleos fodera, senza tralasciare chroma, colore in senso stretto. Tutto questo elenco vorticoso, vertiginoso mi spinge a credere quanto ogni parola, ogni singolo termine, sia interconnesso agli altri, anche i più lontani e per noi astrusi. Aveva ragione Goethe, la scienza nasce dalla poesia. Le parole, meravigliose, sono davvero l’unica creazione, dall’alfa all’omega, umana.

Per dirimere dubbi, eventuali, ma anche per passione, cerco luce, in ogni senso: lux, in latino. Luz in provenzale, spagnolo e portoghese. La virtù che emana dal Sole, dalle stelle, dal fuoco e ci rende visibili gli oggetti; luce è ciò che illumina, mentre lume è lo splendore tramandato. Spesso, li confondiamo, purtroppo.

Resta, ultimo, ma non per me, il verde. Non in omaggio all’ipocrisia imperante che sempre precede le immense turlupinature sofferte dall’umanità, ma verde come colore della volontà, secondo le Lanterne Verdi, polizia dello spazio: Cavalieri dello Smeraldo. Personalmente, mi balza subito in mente il Corsaro Verde, uno dei due fratelli del Corsaro Nero, Emilio, Conte di Roccabruna, Signore di Ventimiglia e di Valpenta, che combatte il perfido duca fiammingo Van Guld, governatore disumano di Maracaibo. Volontà Verde, come un volenteroso gruppo di cittadini di Casalborgone, borgo torinese alle porte del Monferrato, che ai video e ai post preferiscono le azioni, per ripulire l’ambiente naturale da tutta l’immondizia che produciamo e, colpevolmente, abbandoniamo in giro. Inquinando e inquinandoci.

Verde come la speranza. Come la Luce Verde. Luce, come la lastra di cristallo che funge da specchio e ci offre la nostra figura in visione:

gli sciocchi narcisi – senza offesa, per Narciso – si rimirano, le persone avvedute rintracciano quanto non conoscono di sé stesse e, soprattutto, del mondo (il dito e la Luna).

Pirati, creature degli Abissi, favole

Bandiera Nera, simbolo di spietata pirateria o libertà?

Ossa incrociate, vincastro del Profeta: si vincerà, trofeo in palio il tesoro nascosto sull’Isola che forse c’è o la sopravvivenza dell’ecosistema marino?

Per informazioni dettagliate, chiedere alla Lega, delle Megattere.

Jolanda, figlia del Corsaro Nero, sei una Donna di corsa anche Tu? Piratessa o corsara, stella, rossa di cuore chioma temperamento.

Seguire il canto delle Megattere, non solo melodia, talvolta frastuono più del rombo degli inquinantissimi aviogetti, ma negli abissi esiste il suono, come ove si propaga? Pro pagaia; per esplorare i 7 Mari, non andremo veloci, ma ricognizione e tutela saranno accurate, certosine, approfondite dalla superficie, dal profondo.

Se le lasciassimo in pace – a proposito come sta la Giovane balena grigia in vacanza in Costiera amalfitana senza green pass? – potrebbero vivere anche due secoli e continuare a garantire equilibrio biologico e salute al Pianeta, senza nemmeno blaterare sciocchezze su transizione e resilienza: le Megattere, naturalMente.

Forse Ti stupisci – mi capisci quando parlo? – del resto ammetto di apparire strano matto anche per il Napoleone dell’osteria centrale che racconta le proprie gesta, sappi però che il tanto reclamizzato rimedio è meno efficace del talismano degli Inuit, mentre i veri ‘miracoli’ hanno nomi cognomi identità, molto precise: Biodiversità Foreste Ghiacciai.

Tanto per dimostrare con geometrica potenza quanto siamo cambiati, in meglio, quanto abbiamo capito – mai più! – dalla pandemia di virale idiozia, abbiamo cancellato nel 2020 anno fatale un’area forestale grande quanto la Terra dei Tulipani; al bando l’economia fossile, certo, forse nel 2050/60, nel frattempo meglio attuare politiche per la proliferazione incontrollata, incontrollabile di centrali e immense condutture per il gas, tagliando a fette l’Africa Orientale, avvelenando ancora un po’ il Lago Vittoria, il Mediterraneo, l’atmosfera terrestre.

Non vorrete mettere sul lastrico le povere multinazionali, ri dipinte di verde marcio?

I Delfini non sono pagliacci, i calamari potrebbero urtarsi e rivolgersi direttamente al loro Padre nobile, il Kraken, per ricondurre gli uomini alla ragionevolezza, al fondo del barile, o sul fondo, degli Abissi.

Se vai per mare e non credi al Kraken, il pazzo sei tu e te lo certifico, mentre dal cielo sopra Dublino piovono gamberetti.

Che Tu possa essere profondo come il Mare di Lucio, Dalla, o scendere fino a 20.000 leghe sotto i mari insieme a Nemo con il Nautilus, per abbracciare scoprire rispettare quello che non si vede, ma pulsa di vita; non ci saranno fad criminali – fishing aggregate deviceses – che tengano.

Altrimenti alla fine i tentacoli del Calamaro Supremo avvolgeranno tutto, riavvolgeranno il nastro, chiuderanno l’epoca della razza invasiva e distruttrice.

Dylan, Thomas Bob perfino Dog, inafferrabile, indefinibile, cangiante: mutare sé stessi in ogni istante per rimanere fedeli alla linea, del pentagramma della poesia del fumetto della Vita.

Il Mare morto risorgerà, un mare abbandonato all’incuria e all’inquinamento definisce chi lo aveva ricevuto in comodato, d’uso, intelligente negli auspici degli aruspici.

Ci sono a Venezia tre luoghi magici e nascosti: Uno in calle dell’amor degli amici; un secondo vicino al ponte delle Meraveige; un terzo in calle dei marrani a San Geremia in Ghetto. Quando i veneziani (e qualche volta anche i maltesi..) sono stanchi delle autorità costituite, si recano in questi tre luoghi segreti e, aprendo le porte che stanno nel fondo di quelle corti, se ne vanno per sempre in posti bellissimi e in altre storie.

Sarà solo il finale di una Favola di Venezia, mastro Hugo, ma sarebbe bellissimo se fosse il finale di questo transitorio Mondo Dopo.