La regina di Babilonia

Pagina del Maltese, Corto; sembra superfluo specificare. Un uomo, un’avventura: la vita, in toto.

Chiedo venia al gentiluomo di (av)ventura e a HP, Hugo Pratt, fumettaro, in realtà persona erudita, intellettuale raffinato, cultore e creatore di disegni superbi. Letteratura a fumetti è riduttivo per chi trasformò semplici tratti in bianco e nero in pura Arte; per tacere degli acquerelli.

Difficile non rimanere incantati dalla qualità della scrittura, dal ritmo delle narrazioni, dalla fantasia allo stato brado, sempre orientata da una cultura sconfinata, da una curiosità infinita, da una sete alias voglia di vivere inestinguibile.

Prostrarsi al cospetto della sovrana di Babilonia (Babil in aramaico), anche se all’epoca era diffuso e indiscutibile il maschilismo; esplorare con ansia di conoscenza la città più grande, favolosa e importante del Mondo prima di Cristo. Quante e chi saranno state le regine – vere e inoppugnabili – della Città?Meridionale rispetto a Baghdad, adagiata sulle rive dell’Eufrate, con ziqqurat alte e meravigliose (da cui forse il mito della Torre di Babele), gli impareggiabili giardini pensili, rimasti ora e sempre leggendari, non solo per la cura maniacale, ma per la realizzazione grazie alla sopraffina ingegneria vegetale. Re come Hammurabi e Nabucodonosor esempi di raro ‘illuminismo’ e ampiezza di veduta che permisero una prosperità inimmaginabile per noi, rassegnati a epoche di continue crisi, benessere favorito forse dal culto indiscutibile dedicato al dio pagano, ma non meno portentoso, Marduk. Vorrei anch’io essere catapultato nel Giardino della Vita e bearmi, assorbire attraverso il respiro la sapienza e la genialità di quei popoli.

Dormire, sognare forse: essere imprigionato nella ziqqurat più elevata e irraggiungibile – dagli umani – anche senza maschera di ferro e scoprire che gli altri due galeotti sono Bastien Vives e Martin Quenehen; disegnatore e sceneggiatore delle nuove vicende di Corto in chiave moderna. Approfittare di tutto il tempo per per farsi molte domande, per rivolgere nuovi interrogativi al duo artistico, per realizzare una volta in più che siamo carcerieri spietati e implacabili di noi stessi.

Semiramide, Regina guerriera e preveggente, chiedo la Tua grazia, la Tua intercessione, la Tua generosità: liberami, da ogni dipendenza, da ogni schiavitù, da ogni zona di conforto e abitudine; fammi respirare sconfinatezza.

Mi piacerebbe vagare nel deserto, ma in massima allerta causa presenza di letali scorpioni, mi sentirei privilegiato nel rinascere sotto il segno del Capricorno, trovare l’esatta ubicazione e svelare tutti i particolari della civiltà di Mu, farmi rapire dalle Celtiche e dalle Etiopiche, divagare malinconico e riflessivo nel Tango, costruirmi una casa dorata a Samarcanda, accogliendo migranti e profughi di tutte le genti del Mondo.

Ascendere in bicicletta al Castello di Caneva e poi scrivere – pensandoci su, come Alessandro Manzoni – il relativo romanzo neo gotico; ascendere al Castello di Aviano, se e quando le gambe risultano a corto di inventiva e soprattutto energia, vergando il romanzo breve o racconto lungo mini neo gotico conseguente; girovagare all’improvviso per corte sconta detta arcana e profanare le parole misteriose delle società segrete della Serenissima, sopravvivere, anzi vivere, della e nella favola di Venezia.

Come in Una ballata del mare salato, ci si trova sballottati dalle intemperie esistenziali, sgomenti di fronte ai troppi casi di mancanza di umanità e compassione, oppure storditi al cospetto della varietà e dell’immensità delle storie – non conta quanto vere, quanto partorite dalla creatività dell’autore – di Corto;

naufraghi in mezzo al mare magnum, aggrappati miracolosamente a un relitto, di cui siamo parte integrante, salvati in extremis dal marinaio, dal suo sguardo vasto profondo e ironico,

dalla mente e dalle mani di HP.

Sette Meraviglie del Mondo

La regina di Babilonia (vacanza ‘morbi e fuggi’)

Pagina delle Regine.

D’Egitto, senza offesa.

Non solo, anche a Babilonia a Babele a Babette – o era Ella una sovrana dedita all’arte culinaria? – veneravano una maestà, femminile.

Regina, forse non per merito e competenza, ma per schiatta (schiattavano le altre nobili Signore, d’invidia, non troppo sana, letale): avete mai notato il sangue blu, le zebre a pois, gli elefanti – o erano i Gronchi? – rosa?

Auguste Donne, dominatrici della Lingua e relativi poteri arcani, altere senza alterigia, magnetiche nel fascino e nella conduzioni, di governi governicchi popoli in masse. Masserizie Masserie Masse atomiche sub atomiche, relative.

Cristopher Lee, diabolico, vampiresco più che mai non può sottrarsi all’influenza sovrumana della Dominatrice di Babilonia, la favolosa: la mitica città nella Mezza Luna fertile che ci ha fatto sognare, con giardini pensili inusitati inimmaginabili; 7 meraviglie del Mondo, 7 peccati – quella però, meglio non lo sappia Nabucodonosor, era una taverna.

Nel frattempo, proprio come stagioni, mezze stagioni, mezze maniche, travet, anche le malattie di stagione pare si siano estinte; tra mascherine e divieti, costituzioni calpestate, hanno preferito ritirarsi, speriamo non sull’Aventino, speriamo non nel Giardino degli Aranci, passeggiando indolenti, senza più carica (virale o vitale?), su viale Nino Manfredi.

Primavera intermittente, come certi collegamenti internazionali del Mondo Prima; strani giorni, strane voglie, l’erba voglio non ricresce più nemmeno nei giardini delle Regine, cementificazione e smog hanno vinto, sono stati virali, anche mutando nome e abito hanno trionfato in tutti gli a-talent: transizione ecocida.

Il Canale all commerce di Suez ci ha impartito tre lezioni, numero perfetto, ma le abbiamo subito gettate nel dimenticatoio e nel trita balle, di fieno: possiamo continuare a fare gli idioti, a cuor leggero, o meglio, assente.

I Giovani – chi saranno mai? – languono per astinenza da socialità, ché i social sono la negazione l’aberrazione la frustrazione di ogni rapporto umano: Ragazzi, attenti, non uscite, là fuori il Mondo Dopo è insidioso, pieno di trabocchetti tranelli tradimenti.

Siamo le regine delle città, facciamo tutto quello che ci va, ci balocchiamo a sazietà… ci sbudelliamo in rivalità; ma sorellanza unità d’intenti senso di comunità, sono i nostri marchi, di qualità.

Ne uccise più la penna che la spada, nel piccolo Mondo Antico; oggi, siamo fortunati: parole a caso casaccio casarecce, in libertà, almeno esse; ne stermina più la nostra idiozia idiosincrasia all’organizzazione alla verità al rispetto della Vita e del Pianeta che le pandemie. Pazienza, finché c’è Guerra dei Morbi, c’è speranza.

Una bella vacanza pasquale, morbi e fuggi; soprattutto, fuggi dai morbi, se puoi.

Lassù, in una galassia lontana lontana, esiste una Regina cosmica;

ci ha inviato il suo messaggero con un discorso di pace e salvezza: donerà il codice della Salute, eterna, ai primi esploratori spaziali che riusciranno a raggiungerla, senza inquinare il Creato, senza nuocere o uccidere forme e esseri viventi.

I riccastri terrestri si sono già messi in competizione, ma a quanto pare, nonostante le loro (loro?) ingenti risorse gli scienziati mercenari hanno finora progettato razzi – razzetti a micette – in grado di raggiungere, a stento, Igea Marina da Cape Canaveral.

Nel frattempo, la Ministra dei Neutrini esulta; li aveva perduti dentro il buio lunghissimo cunicolo tra il Gran Sasso e Ginevra, ma un valente ingegnoso gruppo di scienziati, russi senza spia (ché chi la fa, non solo l’aspetti, ma non è figlio di Maria), ha scoperto la loro posizione velocità reale identità: dopo un’avventura ai limiti ai confini ai corral della realtà, dai buchi neri erano precipitati – incauti e spauriti – in fondo al Lago Baikal, Siberia, il più profondo della Terra.

Almeno essi, i magici Neutrini, potranno rientrare nella reggia materna e darsi alla pazza gioia, dentro i Giardini.

Amelia, Mosè o del Tribunale (delle Acque)

Pagina bianca delle dimissioni, liquide, dimissioni di prova, tattiche, talvolta strategiche.

Caos smottamento shock, sostantivi e aggettivi convenzionali sensazionalistici li abbiamo usurati stracciati esauriti; sono tutti dallo psichiatra – il più bravo – ma al cospetto dello psicodramma più drammatico epocale virale, ha chiesto aiuto anche lui, da casa o da Marte sarà comunque gradito. Ultima ratio/speme che fugge i sepolcri, resterebbe il cyborg, ma al momento recalcitra temporeggia vagheggia.

Non sono previsti ritorni, però mai escludere sorprese impossibili; morire è solo migrare, molti universi, molto onore.

Sindaco di Roma, ministro della tv o velino con facoltà di opinione, non importa, una collocazione si troverà; come i beni nel paniere – rompere le uova nel paniere non è cortese – cambiano al mutare delle stagioni, così geneticamente si trasformano – trasformisti delle mie ghette – le figure pubbliche di riferimento, istituzionali, di prestigio, di conduzione politico sociale, intrattenimento: miii, che pubblica figura.

Se uno il liderismo non ce l’ha, non se lo può conferire, nemmeno per sporogenesi, prossimità ai Dolmen, immersione in acque benedette.

Cabarettista politicante presentatore scrittore, basta biechi ipocriti superati limitismi: libertà libertà libertà, ognuno sia ciò che capita, giudizi universali finali dall’Algoritmo.

Capita l’antifona – anti phon? – d’ingresso nello showbiz, anche Mosè il salvato dalle Acque ha immediatamente aggiornato catalogo e soprattutto tariffario: per tutelare Venezia dall’alta marea che compare e scompare periodicamente lunatica, anzi a fasi lunari alternate o programmate, ad ogni intervento fatturerà 15 milioni – tutto elettronico tutto regolare – a carico delle casse comunali. Del resto, se nell’antichità del Mondo Prima, Dogi incipriati e parrucconi celebravano lo sposalizio con la Laguna – Bucintoro, chi era costui? – per propiziare affari d’oro alla Serenissima, perché non riconoscere adeguato guiderdone alle bibliche competenze di Mosè?

Il principe della risata direbbe non ti pago, oppure sciorinerebbe movenze mossettine salaci battute di avanspettacolo – spettacolo molto avanti – e come risorsa finale: le banconote, quelle prodotte con alto artigianato dalla banda degli onesti.

Sia chiaro fresco dolce come acqua pubblica – di reputazione chiacchierata? – nessuno mi può giudicare, nemmeno il Tribunale delle Acque, organismo che, senza polemica né acrimonia, ha già le sue difficoltà nella gestione amministrativa dell’Oro Blu.

C’è nel Regno una Bimba in più, Amelia ti chiamerai Tu; non un nome casuale o per capriccio, designato assegnato a coloro che non sanno chi sono, né alla nascita né alla dipartita: sarai Principessa o Cosmonauta, Fiore o Poetessa, lo saprai decidere, percorrendo solo i Tuoi sentieri. Il destino nel nome, meglio: forgerai il Tuo destino, il Tuo cammino, ogni astro del Cielo, ogni Tuo respiro, rispettando sempre la natura del Tuo nome; viva Amelia, nata italica, non francese, saprai realizzare un mondo, meraviglioso.

Siamo creature anfibie, sorgiamo dalle acque, di acqua siamo composti per la maggior parte; forse per questo siamo soggetti all’influenza al potere alla suggestione di Selene che con il suo costante orbitare attorno al globo scandisce regola domina maree e cicli naturali.

Se non vivessimo ottenebrati dalla cupidigia, sapremmo che spesso un incantevole ruscello può causare mortali rivalità; Tigri e Eufrate, nella antica Mezza Luna fertile del Mondo Prima, assistettero sgomenti al primo conflitto per il controllo e il possesso delle Acque.

Condividere l’Acqua ci renderà liberi, salveremo Ambiente, Economia finalmente umana, Spirito; affinare sensi e capacità durante un grande pericolo è troppo facile, gestire il Mondo Dopo, la vera sfida: non basterà un giudice berlinese in tribunale, da creature liquide dovremo mutuare dal nostro elemento fondante e primigenio la capacità di adattarci al contenitore;

solo così l’Acqua non sarà solo forma, ma pura genuina semplice Sostanza.