Amelia, Mosè o del Tribunale (delle Acque)

Pagina bianca delle dimissioni, liquide, dimissioni di prova, tattiche, talvolta strategiche.

Caos smottamento shock, sostantivi e aggettivi convenzionali sensazionalistici li abbiamo usurati stracciati esauriti; sono tutti dallo psichiatra – il più bravo – ma al cospetto dello psicodramma più drammatico epocale virale, ha chiesto aiuto anche lui, da casa o da Marte sarà comunque gradito. Ultima ratio/speme che fugge i sepolcri, resterebbe il cyborg, ma al momento recalcitra temporeggia vagheggia.

Non sono previsti ritorni, però mai escludere sorprese impossibili; morire è solo migrare, molti universi, molto onore.

Sindaco di Roma, ministro della tv o velino con facoltà di opinione, non importa, una collocazione si troverà; come i beni nel paniere – rompere le uova nel paniere non è cortese – cambiano al mutare delle stagioni, così geneticamente si trasformano – trasformisti delle mie ghette – le figure pubbliche di riferimento, istituzionali, di prestigio, di conduzione politico sociale, intrattenimento: miii, che pubblica figura.

Se uno il liderismo non ce l’ha, non se lo può conferire, nemmeno per sporogenesi, prossimità ai Dolmen, immersione in acque benedette.

Cabarettista politicante presentatore scrittore, basta biechi ipocriti superati limitismi: libertà libertà libertà, ognuno sia ciò che capita, giudizi universali finali dall’Algoritmo.

Capita l’antifona – anti phon? – d’ingresso nello showbiz, anche Mosè il salvato dalle Acque ha immediatamente aggiornato catalogo e soprattutto tariffario: per tutelare Venezia dall’alta marea che compare e scompare periodicamente lunatica, anzi a fasi lunari alternate o programmate, ad ogni intervento fatturerà 15 milioni – tutto elettronico tutto regolare – a carico delle casse comunali. Del resto, se nell’antichità del Mondo Prima, Dogi incipriati e parrucconi celebravano lo sposalizio con la Laguna – Bucintoro, chi era costui? – per propiziare affari d’oro alla Serenissima, perché non riconoscere adeguato guiderdone alle bibliche competenze di Mosè?

Il principe della risata direbbe non ti pago, oppure sciorinerebbe movenze mossettine salaci battute di avanspettacolo – spettacolo molto avanti – e come risorsa finale: le banconote, quelle prodotte con alto artigianato dalla banda degli onesti.

Sia chiaro fresco dolce come acqua pubblica – di reputazione chiacchierata? – nessuno mi può giudicare, nemmeno il Tribunale delle Acque, organismo che, senza polemica né acrimonia, ha già le sue difficoltà nella gestione amministrativa dell’Oro Blu.

C’è nel Regno una Bimba in più, Amelia ti chiamerai Tu; non un nome casuale o per capriccio, designato assegnato a coloro che non sanno chi sono, né alla nascita né alla dipartita: sarai Principessa o Cosmonauta, Fiore o Poetessa, lo saprai decidere, percorrendo solo i Tuoi sentieri. Il destino nel nome, meglio: forgerai il Tuo destino, il Tuo cammino, ogni astro del Cielo, ogni Tuo respiro, rispettando sempre la natura del Tuo nome; viva Amelia, nata italica, non francese, saprai realizzare un mondo, meraviglioso.

Siamo creature anfibie, sorgiamo dalle acque, di acqua siamo composti per la maggior parte; forse per questo siamo soggetti all’influenza al potere alla suggestione di Selene che con il suo costante orbitare attorno al globo scandisce regola domina maree e cicli naturali.

Se non vivessimo ottenebrati dalla cupidigia, sapremmo che spesso un incantevole ruscello può causare mortali rivalità; Tigri e Eufrate, nella antica Mezza Luna fertile del Mondo Prima, assistettero sgomenti al primo conflitto per il controllo e il possesso delle Acque.

Condividere l’Acqua ci renderà liberi, salveremo Ambiente, Economia finalmente umana, Spirito; affinare sensi e capacità durante un grande pericolo è troppo facile, gestire il Mondo Dopo, la vera sfida: non basterà un giudice berlinese in tribunale, da creature liquide dovremo mutuare dal nostro elemento fondante e primigenio la capacità di adattarci al contenitore;

solo così l’Acqua non sarà solo forma, ma pura genuina semplice Sostanza.

Sentieri.

Doppelganger?

Quando ti appresterai a metterti in cammino, nella tua bisaccia non manchino mai lo yo-yo magico e la bussola; tutto il resto, lo troverai lungo i sentieri”.

Avevo un appuntamento? Come quello di HP, il Maestro Hugo Pratt?

Mi sembrava di sì. Un appuntamento al buio? O nel buio? Un appuntamento del Mondo Prima?

Un rimasuglio, una frattaglia, una ferita del Prima? Retaggi psicologici, some spirituali di epoche lontane irrecuperabili?

Appuntamento con qualcuno o per fare qualcosa? Forse mi ero anche scritto un appunto, un richiamo mnemonico a base di vecchio inchiostro sulle pagine di quelle antiche agende cartacee che le banche del Mondo consunto fingevano di consegnare in omaggio alla fine di ogni anno ai clienti migliori? Omaggi, dalle banche… Omaggi, esclusivi, solo ai clienti migliori.

Oppure avevo segnato questo presunto impegno nell’epoca delle follie digitali sulla memoria virtuale di qualche “fattapposta” elettronico?

Nebbia di Londra, nebbia padana, confusione nella testa, kaos neuronale, respiro affannoso, ancora, di nuovo, forse ero preda di un delirio da febbre equatoriale? Ero all’equatore?

Sempre, martellante, quella voce interna (coscienza? grillo sparlante? grillo mentale?) che impartiva ordini inesorabili indifferibili che rendevano categorico il ‘dover andare’.

Andare dove se l’ordine dall’alto era rimasto lo stesso: – Non muovetevi! E’ vietato ! E’ pericoloso! Tutelate voi stessi e i vostri concittadini! Chiudetevi in casa, mettetevi la museruola!

Pensavo ogni tanto, sempre più di rado, agli altri, ai sedicenti concittadini: esistevano ancora? erano ancora Persone? Da tempo non ne rilevavo tracce, non ne incontravo e del resto, come avrei potuto, senza possibilità, senza diritto di movimento?

Non udivo più da molto (o almeno questa era la mia convinzione) nemmeno i classici rumori del vicinato: il rasaerba dal giardino della villetta confinante, una assordante canzoncina commerciale ululante da qualche finestra del condominio dietro casa, o i toni sempre sopra le righe e sopra l’umana sopportazione di qualche battibecco tra coniugi smemorati ormai di avere scelto un tempo una sorte comune.

Non credo passassero più per le vie nemmeno i mezzi rumorosi e inquinanti e maleolenti della cosiddetta nettezza urbana per la tutela del decoro e dell’ambiente!

Tutto e tutti scomparsi, fagocitati dal grande, incombente, innaturale Silenzio assoluto.

Il mio doppelganger si annidava nel buio? Era lui il mio appuntamento con il destino, del destino?

Lo chiedevo ad alta voce a me stesso, per capire se avevo ancora una voce, se ero vivente.

Nessuna risposta. Silenzio, solo una sorta di respiro quasi impercettibile, un respiro interrotto, nelle tenebre senza soluzione di continuità e senza cuore. Ché un cuore di tenebra resta comunque un cuore. Era lì davvero o si trattava di una potente auto suggestione? Attendeva me? Per aggredirmi, ghermire la mia anima sdrucita e ormai quasi inutile? Inerte, intransigente, mi scrutava.

L’appuntamento era forse a Venezia, la patria adorata di HP? Serenissima un tempo, ora spettrale, senza più le offese di orde di turisti incontrollabili e senza auto controllo, senza la patetica rassegnazione degli sparuti indigeni, senza mastodonti meccanici a minacciare l’esistenza stessa della Laguna.

Tra calli piazzette giardini segreti sotoporteghi misteriosi mai segnati sulle mappe o semplicemente cancellati dalle memorie umane, forse avrei potuto finalmente incontrare Corto Maltese, gentiluomo di fortuna, e il padre nobile creatore, Hugo Pratt.

Forse, passeggiando in modo indo-lento, conversando amabilmente e senza la sciocca frenesia del dover fare e/o dover raggiungere, trio quanto mai improbabile e negazione di ogni geometria euclidea (geometria arcana e mercuriale, senza ombre ma con molti dubbi), con ponderate e giuste soste conviviali, tentare di risolvere l’enigma più astruso:

quello relativo alla scomparsa dell’Umanità.