DI ALBERI FRUTTI ARTISTI LUPI

Siamo il paese che inventò la tutela costituzionale del paesaggio, il paese che si vanta – a vanvera e a sproposito, spesso e volentieri – di essere punto di riferimento esemplare (di solito: i 100 errori madornali, da non commettere mai) per il resto del Pianeta, il paese che ha inventato – di sane piante? magari – la transizione ecologica.

Infatti, il solito ministro a sua insaputa, si vanta per la rinascita di Pompei – risorta dalla propria colata lavica – ma di fronte alla severa bocciatura dell’Unesco con reprimenda, appurate tutte le mancanze le magagne le mancate tutele di quel gioiello unico nell’Universo chiamato Venezia, sa replicare solo stanche stracche irricevibili parole devitalizzate: “Ce lo aspettavamo, a Roma stiamo studiando soluzioni”. Certo, da almeno 20 anni.

Infatti, parte II, la vendetta: anche sulle rive del fiume Noncello, a Portus Naonis, da anni – per una sfortunata serie di coincidenze – gli Alberi pare si siano tutti ammalati, molto prima dell’arrivo del covid; così, mentre perfino in Cina in India in Usa, famigerati mega inquinatori dell’Ambiente, un po’ tutti scoprono, riscoprono l’importanza di piantare poderosi battaglioni arborei per contrastare smog e mitigare l’innalzamento delle febbri della Natura, deflagrate per colpa della sciocca attività antropica, ecco i bastian contrari del Nonsense del Nonsel, applicare una sottile strategia pseudo propedeutica al progresso (?) che prevede: asfalto cemento, estirpazione delle ingombranti piante; sempre con pretesti curiosi, i più varj avariati: dalle misteriose patologie verdi, alla mancanza di passaporto lasciapassare pedigree che attesti la tipicità, la natura indigena incontrovertibile della flora, una sorta di campanilismo sovranista in ambito bucolico. Sulle quiete – quando vengono lasciate in pace dai bipedi autoctoni, o meno – amate sponde del fiume, ora, altri 30 alberi tremano per la propria sorte; la loro vita rimane in bilico, sub judice, causa elezioni – si sa, quando balla il responso delle urne, meglio temporeggiare con i provvedimenti impopolari – sarebbero stati indicati dagli esperti (i soliti esperti) quali responsabili di incidenti tra auto, biciclette, pedoni, quali rei del caos e degli intralci al traffico quotidiano, lungo un importante viale urbano, vagamente poco urbano nei modi – a proposito, come da vocabolario, viale senza Alberi retrocede allo status di via semplice – quindi da condannare a sentenza capitale; ma con la gentile concessione del micro potere municipale, di essere sostituiti, come già avvenuto con esiti pietosi in altri punti del villaggio, da fusti fustini esangui arbusti locali, specie Giuda (non si tratta di scherzo, bagatella, motteggio).

Nel grande romanzo nero della storiella umana, siamo passati dal tradimento del Salvatore per trenta denari, a quello di Madre Gea per trenta fuscelli (a loro insaputa, pro economia fossilizzata, più che fossile), però docg, denominazione di origine controllata e garantita, del tradimento; vuoi mettere il grande balzo, lo scatto evolutivo.

Le norme si applicano, si ottemperano – anche con tempere e temperino? – non si discutono, come il vero presunto uomo che non deve chiedere, mai; ma se le leggi in questione sono inumane, contro l’uomo e contro la cultura, cosa facciamo, potremmo considerarle alberi malati di Portus Naonis e abbatterle? Liubomyr, fisarmonicista ucraino, diplomato, collaboratore di atenei per la Musica – simbolo universale di libertà, considerato anche nel 2021 i dittatori la temono e vogliono eliminarla – musicista di strada, ha ricevuto due discutibili provvedimenti di espulsione, lo hanno trasportato in un sedicente ‘centro per il rimpatrio’; Carta dei Diritti dell’Uomo dove sei? Protezione internazionale dei Rifugiati, dove sei? A Liubo, hanno tolto la sua fisarmonica cioè la sua vita, non può scrivere la musica che nasce e sgorga spontanea dalla sua mente e dalla sua anima, perché nessuno al momento gli concede nemmeno carta e penna; la Musica di origine divina non morirà mai, ma gli uomini sacri che la traducono per noi profani, non hanno il dono dell’immortalità terrestre.

Talassoterapia, terapia per il genere umano o terapia cura salvezza per il Mare violentato? Ilaria Greta Elena: tre Cerbiatte, tre Rubini, tre Progetti, sorellanza superiore, per un Futuro verde davvero; come sosteneva il mio amico Virgilio, contadino poeta: i Frutti migliori, sono generati sempre da Ottime piante.

Un futuro peggiore di quello distopico, quello ucronico: un globo apparentemente in pace, ma con due industrie belliche che attraverso armi micidiali e utilizzando come guerrieri eterni ragazzini geneticamente modificati e manipolati, mettono in scena una guerra perenne e quotidiana con battaglie violentissime, perché gli uomini dimenticano in fretta, hanno bisogno di vedere le atrocità e le vittime ogni giorno, in ogni istante, in presa diretta e soprattutto, vogliono odiare un nemico, per sua stessa natura eterno e invincibile. Sembra fantasia malata, sembra solo un romanzo animato nipponico, invece, ci siamo piombati dentro, mani e piedi e chissà se qualche ultimo erede discepolo memore di Houdini ci insegnerà a liberarci dal sacco di juta e dalle catene.

Ci trattano da numeri, mai primi, vuoti, da eterni adolescenti consumatori, elettori in gregge che eseguono gli ordini impartiti dai cani guardiani del Padrone. Ebbene orbene dabbene, come dicevano i profeti precursori del commercio equo e solidale – quello vero, non quello ipocrita lercio malefico delle multinazionali – , dovremmo cominciare a votare ogni giorno, con il portafoglio, meno pratico rispetto al lapis di grafite, ma senza tema di smentita più incisivo.

Storie di uomini e lupi che spesso e volentieri hanno esplorato gli stessi boschi, gli stessi sentieri, condiviso storie companatico destini; così Nicola, il Bimbo selvaggio del Mugello – selvaggio, nell’accezione migliore – di nemmeno due anni, dato per disperso nelle selve oscure della Toscana, è stato ritrovato in buona salute, a pochi chilometri da casa (piccolo grande esploratore):

forse proprio grazie ai pelosi quadrupedi, forse perché in una magica notte di Luna Piena, ha camminato e ballato insieme al Popolo dei Lupi.

E per una volta, viva gli Uomini, quelli che lo hanno cercato, trovato, soccorso.

Del domani, sul domani: magari, domani

Do mani, fossero tre sarebbe preoccupante; oppure, la voce del padrone fuori campo ci direbbe di stare tranquilli: naturale variante genetica.

La giovinezza che per fortuna fugge via in fretta – quanta fretta, ma dove corri, dove vai? – chi avrebbe voluto essere lieto, auspichiamo lo sia stato, amen.

Un trattato sul domani, temo ne abbiano già scritto troppo, in troppi, ma certo il domani di oggi, non somiglia a quello di ieri.

Del domani nessuna certezza, anche l’oggi – forse invidioso – comunque non scherza. Abbiamo abolito per legge o per decreto o per dpcm le certezze, non le limitazioni alle libertà; tanto la democrazia era già un simulacro, un’icona, abbiamo almeno in questo campo semplificato le vessate questioni. Tra vessati ci si capisce, magari senza solidarietà ché tra tartassati spesso si finisce per bisticciare – con espressione demodé – come i manzoniani galli di Renzo (singolare, RenzO, detto anche Fermo il Tramaglino),

Senza solide realtà – come era bello quando potevi abbarbicarti ai Sogni – senza punti di riferimento, com’era bello senza inquinamento luminoso contare le Stelle nei Segni, considerato che con il linguaggio basico dei social, l’elegante fondamentale punteggiatura si è estinta, anelo risorgere – i deceduti dopo la prima inoculazione di rimedio, esclusi ad honorem dalla seconda, salvo risorgimento – in forma e sostanza di Orchidea Epifita, capace di crescere e svilupparsi con meravigliose cascate di fiori rosa, attraverso radici aeree, che gentilmente si sostengono alle cortecce degli Amici Alberi, senza diventarne parassiti;

ché nonostante la fine dei tempi, di parassiti siamo saturi.

Meno male che il domani non muore mai, o così sostiene non Pereira, ma James, Brooke; sempre più spesso ricevono e/o subiscono amare sorprese coloro che in massa rivoluzionaria pro vacanze ad Alghero – massa sì, poco critica, in verità – si assemblano per sottoporsi allegramente al rito miracoloso: la gilda dei cerusici, assurta al rango di nuova casta religiosa di stato, nega ogni coinvolgimento – emotivo, poco di sicuro – ogni addebito (gilda propensa più alla riscossione), ogni responsabilità di effetti negativi.

Non c’è nesso, scarsa anche la connessione – carenza di fibre – perfino Nessie ha preferito declinare (paradigmi ellenici) per rimanere nel suo amatissimo Loch Ness; almeno lì, nessuno rompe l’anima con i rimedi. I quali, tra l’altro, a sentire gli affidabilissimi professionisti dell’informazione, andranno in vacanza: almeno loro, buon per loro e che il domani sorrida d’oro.

E se Domani, mettiamo anche il caso, auspichiamo redento, mai più cinico, mai più baro; baroni al bando, all’osteria dell’ostracismo, collettivo.

Domani, esso stesso in persona, se così possiamo dire, avrebbe smentito che i sieri magici possano rendere i sedicenti umani fosforescenti (sai che risparmio di bolletta luce, però) e/o magnetici come il magnetico robot per poi tuffarsi in coppia dentro Fontana di Trevi, oppure per essere tazebao viventi (mercato fondato sui lavoretti) di spillette turistiche.

Peccato, perbacco e per pinzimonio.

Domani voglio scoprire l’Isola del Tesoro, quella di Lino, navigare insieme a Lui, Artista troppo presto dimenticato poco riconosciuto, Uomo meraviglioso, navigare placidi ma vigili, inseguendo Nuvole di Vetro, nella magica rete di canali, quelli di Venezia. Un caldo tropicale dalle acque ci investirà, Elio nutrirà le nostre anime di notte, tra calli e sotoporteghi fantasma.

Domani andrà finalmente tutto bene e soprattutto gli Uomini della Terra faranno funzionare estrarranno dai forzieri la loro dote miliardaria, quella dei neuroni nuovi di zecca inutilizzati, più fiammanti della fiamma di Megalopoli – sommersi da inutili megalomani, magari fossero melomani – del Pireo, del Krakatoa1883.

Domani, a mezzogiorno preciso, aspettami, non mancare;

seee, Domani, ciao Gorgonzola!

Amelia, Mosè o del Tribunale (delle Acque)

Pagina bianca delle dimissioni, liquide, dimissioni di prova, tattiche, talvolta strategiche.

Caos smottamento shock, sostantivi e aggettivi convenzionali sensazionalistici li abbiamo usurati stracciati esauriti; sono tutti dallo psichiatra – il più bravo – ma al cospetto dello psicodramma più drammatico epocale virale, ha chiesto aiuto anche lui, da casa o da Marte sarà comunque gradito. Ultima ratio/speme che fugge i sepolcri, resterebbe il cyborg, ma al momento recalcitra temporeggia vagheggia.

Non sono previsti ritorni, però mai escludere sorprese impossibili; morire è solo migrare, molti universi, molto onore.

Sindaco di Roma, ministro della tv o velino con facoltà di opinione, non importa, una collocazione si troverà; come i beni nel paniere – rompere le uova nel paniere non è cortese – cambiano al mutare delle stagioni, così geneticamente si trasformano – trasformisti delle mie ghette – le figure pubbliche di riferimento, istituzionali, di prestigio, di conduzione politico sociale, intrattenimento: miii, che pubblica figura.

Se uno il liderismo non ce l’ha, non se lo può conferire, nemmeno per sporogenesi, prossimità ai Dolmen, immersione in acque benedette.

Cabarettista politicante presentatore scrittore, basta biechi ipocriti superati limitismi: libertà libertà libertà, ognuno sia ciò che capita, giudizi universali finali dall’Algoritmo.

Capita l’antifona – anti phon? – d’ingresso nello showbiz, anche Mosè il salvato dalle Acque ha immediatamente aggiornato catalogo e soprattutto tariffario: per tutelare Venezia dall’alta marea che compare e scompare periodicamente lunatica, anzi a fasi lunari alternate o programmate, ad ogni intervento fatturerà 15 milioni – tutto elettronico tutto regolare – a carico delle casse comunali. Del resto, se nell’antichità del Mondo Prima, Dogi incipriati e parrucconi celebravano lo sposalizio con la Laguna – Bucintoro, chi era costui? – per propiziare affari d’oro alla Serenissima, perché non riconoscere adeguato guiderdone alle bibliche competenze di Mosè?

Il principe della risata direbbe non ti pago, oppure sciorinerebbe movenze mossettine salaci battute di avanspettacolo – spettacolo molto avanti – e come risorsa finale: le banconote, quelle prodotte con alto artigianato dalla banda degli onesti.

Sia chiaro fresco dolce come acqua pubblica – di reputazione chiacchierata? – nessuno mi può giudicare, nemmeno il Tribunale delle Acque, organismo che, senza polemica né acrimonia, ha già le sue difficoltà nella gestione amministrativa dell’Oro Blu.

C’è nel Regno una Bimba in più, Amelia ti chiamerai Tu; non un nome casuale o per capriccio, designato assegnato a coloro che non sanno chi sono, né alla nascita né alla dipartita: sarai Principessa o Cosmonauta, Fiore o Poetessa, lo saprai decidere, percorrendo solo i Tuoi sentieri. Il destino nel nome, meglio: forgerai il Tuo destino, il Tuo cammino, ogni astro del Cielo, ogni Tuo respiro, rispettando sempre la natura del Tuo nome; viva Amelia, nata italica, non francese, saprai realizzare un mondo, meraviglioso.

Siamo creature anfibie, sorgiamo dalle acque, di acqua siamo composti per la maggior parte; forse per questo siamo soggetti all’influenza al potere alla suggestione di Selene che con il suo costante orbitare attorno al globo scandisce regola domina maree e cicli naturali.

Se non vivessimo ottenebrati dalla cupidigia, sapremmo che spesso un incantevole ruscello può causare mortali rivalità; Tigri e Eufrate, nella antica Mezza Luna fertile del Mondo Prima, assistettero sgomenti al primo conflitto per il controllo e il possesso delle Acque.

Condividere l’Acqua ci renderà liberi, salveremo Ambiente, Economia finalmente umana, Spirito; affinare sensi e capacità durante un grande pericolo è troppo facile, gestire il Mondo Dopo, la vera sfida: non basterà un giudice berlinese in tribunale, da creature liquide dovremo mutuare dal nostro elemento fondante e primigenio la capacità di adattarci al contenitore;

solo così l’Acqua non sarà solo forma, ma pura genuina semplice Sostanza.

Sentieri.

Doppelganger?

Quando ti appresterai a metterti in cammino, nella tua bisaccia non manchino mai lo yo-yo magico e la bussola; tutto il resto, lo troverai lungo i sentieri”.

Avevo un appuntamento? Come quello di HP, il Maestro Hugo Pratt?

Mi sembrava di sì. Un appuntamento al buio? O nel buio? Un appuntamento del Mondo Prima?

Un rimasuglio, una frattaglia, una ferita del Prima? Retaggi psicologici, some spirituali di epoche lontane irrecuperabili?

Appuntamento con qualcuno o per fare qualcosa? Forse mi ero anche scritto un appunto, un richiamo mnemonico a base di vecchio inchiostro sulle pagine di quelle antiche agende cartacee che le banche del Mondo consunto fingevano di consegnare in omaggio alla fine di ogni anno ai clienti migliori? Omaggi, dalle banche… Omaggi, esclusivi, solo ai clienti migliori.

Oppure avevo segnato questo presunto impegno nell’epoca delle follie digitali sulla memoria virtuale di qualche “fattapposta” elettronico?

Nebbia di Londra, nebbia padana, confusione nella testa, kaos neuronale, respiro affannoso, ancora, di nuovo, forse ero preda di un delirio da febbre equatoriale? Ero all’equatore?

Sempre, martellante, quella voce interna (coscienza? grillo sparlante? grillo mentale?) che impartiva ordini inesorabili indifferibili che rendevano categorico il ‘dover andare’.

Andare dove se l’ordine dall’alto era rimasto lo stesso: – Non muovetevi! E’ vietato ! E’ pericoloso! Tutelate voi stessi e i vostri concittadini! Chiudetevi in casa, mettetevi la museruola!

Pensavo ogni tanto, sempre più di rado, agli altri, ai sedicenti concittadini: esistevano ancora? erano ancora Persone? Da tempo non ne rilevavo tracce, non ne incontravo e del resto, come avrei potuto, senza possibilità, senza diritto di movimento?

Non udivo più da molto (o almeno questa era la mia convinzione) nemmeno i classici rumori del vicinato: il rasaerba dal giardino della villetta confinante, una assordante canzoncina commerciale ululante da qualche finestra del condominio dietro casa, o i toni sempre sopra le righe e sopra l’umana sopportazione di qualche battibecco tra coniugi smemorati ormai di avere scelto un tempo una sorte comune.

Non credo passassero più per le vie nemmeno i mezzi rumorosi e inquinanti e maleolenti della cosiddetta nettezza urbana per la tutela del decoro e dell’ambiente!

Tutto e tutti scomparsi, fagocitati dal grande, incombente, innaturale Silenzio assoluto.

Il mio doppelganger si annidava nel buio? Era lui il mio appuntamento con il destino, del destino?

Lo chiedevo ad alta voce a me stesso, per capire se avevo ancora una voce, se ero vivente.

Nessuna risposta. Silenzio, solo una sorta di respiro quasi impercettibile, un respiro interrotto, nelle tenebre senza soluzione di continuità e senza cuore. Ché un cuore di tenebra resta comunque un cuore. Era lì davvero o si trattava di una potente auto suggestione? Attendeva me? Per aggredirmi, ghermire la mia anima sdrucita e ormai quasi inutile? Inerte, intransigente, mi scrutava.

L’appuntamento era forse a Venezia, la patria adorata di HP? Serenissima un tempo, ora spettrale, senza più le offese di orde di turisti incontrollabili e senza auto controllo, senza la patetica rassegnazione degli sparuti indigeni, senza mastodonti meccanici a minacciare l’esistenza stessa della Laguna.

Tra calli piazzette giardini segreti sotoporteghi misteriosi mai segnati sulle mappe o semplicemente cancellati dalle memorie umane, forse avrei potuto finalmente incontrare Corto Maltese, gentiluomo di fortuna, e il padre nobile creatore, Hugo Pratt.

Forse, passeggiando in modo indo-lento, conversando amabilmente e senza la sciocca frenesia del dover fare e/o dover raggiungere, trio quanto mai improbabile e negazione di ogni geometria euclidea (geometria arcana e mercuriale, senza ombre ma con molti dubbi), con ponderate e giuste soste conviviali, tentare di risolvere l’enigma più astruso:

quello relativo alla scomparsa dell’Umanità.