Del domani, sul domani: magari, domani

Do mani, fossero tre sarebbe preoccupante; oppure, la voce del padrone fuori campo ci direbbe di stare tranquilli: naturale variante genetica.

La giovinezza che per fortuna fugge via in fretta – quanta fretta, ma dove corri, dove vai? – chi avrebbe voluto essere lieto, auspichiamo lo sia stato, amen.

Un trattato sul domani, temo ne abbiano già scritto troppo, in troppi, ma certo il domani di oggi, non somiglia a quello di ieri.

Del domani nessuna certezza, anche l’oggi – forse invidioso – comunque non scherza. Abbiamo abolito per legge o per decreto o per dpcm le certezze, non le limitazioni alle libertà; tanto la democrazia era già un simulacro, un’icona, abbiamo almeno in questo campo semplificato le vessate questioni. Tra vessati ci si capisce, magari senza solidarietà ché tra tartassati spesso si finisce per bisticciare – con espressione demodé – come i manzoniani galli di Renzo (singolare, RenzO, detto anche Fermo il Tramaglino),

Senza solide realtà – come era bello quando potevi abbarbicarti ai Sogni – senza punti di riferimento, com’era bello senza inquinamento luminoso contare le Stelle nei Segni, considerato che con il linguaggio basico dei social, l’elegante fondamentale punteggiatura si è estinta, anelo risorgere – i deceduti dopo la prima inoculazione di rimedio, esclusi ad honorem dalla seconda, salvo risorgimento – in forma e sostanza di Orchidea Epifita, capace di crescere e svilupparsi con meravigliose cascate di fiori rosa, attraverso radici aeree, che gentilmente si sostengono alle cortecce degli Amici Alberi, senza diventarne parassiti;

ché nonostante la fine dei tempi, di parassiti siamo saturi.

Meno male che il domani non muore mai, o così sostiene non Pereira, ma James, Brooke; sempre più spesso ricevono e/o subiscono amare sorprese coloro che in massa rivoluzionaria pro vacanze ad Alghero – massa sì, poco critica, in verità – si assemblano per sottoporsi allegramente al rito miracoloso: la gilda dei cerusici, assurta al rango di nuova casta religiosa di stato, nega ogni coinvolgimento – emotivo, poco di sicuro – ogni addebito (gilda propensa più alla riscossione), ogni responsabilità di effetti negativi.

Non c’è nesso, scarsa anche la connessione – carenza di fibre – perfino Nessie ha preferito declinare (paradigmi ellenici) per rimanere nel suo amatissimo Loch Ness; almeno lì, nessuno rompe l’anima con i rimedi. I quali, tra l’altro, a sentire gli affidabilissimi professionisti dell’informazione, andranno in vacanza: almeno loro, buon per loro e che il domani sorrida d’oro.

E se Domani, mettiamo anche il caso, auspichiamo redento, mai più cinico, mai più baro; baroni al bando, all’osteria dell’ostracismo, collettivo.

Domani, esso stesso in persona, se così possiamo dire, avrebbe smentito che i sieri magici possano rendere i sedicenti umani fosforescenti (sai che risparmio di bolletta luce, però) e/o magnetici come il magnetico robot per poi tuffarsi in coppia dentro Fontana di Trevi, oppure per essere tazebao viventi (mercato fondato sui lavoretti) di spillette turistiche.

Peccato, perbacco e per pinzimonio.

Domani voglio scoprire l’Isola del Tesoro, quella di Lino, navigare insieme a Lui, Artista troppo presto dimenticato poco riconosciuto, Uomo meraviglioso, navigare placidi ma vigili, inseguendo Nuvole di Vetro, nella magica rete di canali, quelli di Venezia. Un caldo tropicale dalle acque ci investirà, Elio nutrirà le nostre anime di notte, tra calli e sotoporteghi fantasma.

Domani andrà finalmente tutto bene e soprattutto gli Uomini della Terra faranno funzionare estrarranno dai forzieri la loro dote miliardaria, quella dei neuroni nuovi di zecca inutilizzati, più fiammanti della fiamma di Megalopoli – sommersi da inutili megalomani, magari fossero melomani – del Pireo, del Krakatoa1883.

Domani, a mezzogiorno preciso, aspettami, non mancare;

seee, Domani, ciao Gorgonzola!

Forse non è proprio legale sai

Pagina delle Catapulte.

Assediare Città, tutte, bombardarle con ghiotti proiettili di miele di acacia castagno millefiori; assediarle senza tregua, prenderle per la gola grazie al lavoro di Api indomite.

Gola, sette vizietti capitali per sette spose, la taverna dei sette peccati, sette e non più di sette, anzi 6 in regime di copriMangiaFuoco; vigileremo sulla vostra depravazione licenziosità – avete la licenza, vero? – sulle vostre devianze dalla retta via ché anche nel mezzo del camino – Cam-caminì, cam-caminì, spazzacamin, Allegro e felice pensieri non ho (magari!) – era smarrita.

Mia cara diletta devota, l’uomo non è molecole immobili immutabili immarcescibili, sei più bella vestita di limiti, mi incoraggi ad annullare i miei lividi: voglio trovare la mia identità alternativa, il mio avatar, il mio avo primigenio, la scossa più forte che ho con le tre dita di Bem, mostro molto umano anche troppo, infilate nella presa giusta.

Toponomastica sterco del demonio, assessori urbanistici ante litteram poco urbani nemici del popolo: nella Vienna del 1770 la congiura dell’Imperatrice per stanare giovani e parsimoniosi, i primi destinati a offrirsi volontari per il ruolo poco ambito di carne da cannone, i secondi per ‘donare’ generosamente fondi alle casse dell’impero; casse da morto e forzieri imperiali ringraziano, le generazioni cancellate dalla storia con un tratto di penna d’oca, un colpo di pennello per verniciare nomi alle vie e numeri forse civici, certo poco civili, per niente empatici, temo di no.

E’ più reale Nessie o Fungie, Delfino uno e/o trino, finalmente fuggito nei mari aperti alla ricerca della Libertà perduta? Al marketing turistico, alle iconiche cicloniche clonate affiche pseudo artistiche, ai pescatori/agricoltori trasformati in pallide comparse del parco giochi in servizio attivo permanente – anche i parrucchieri delle divine degradate a tuttologhe on line ringraziano – la risibile ridicola rimaneggiata sentenza, appellabile o inappellabile, comunque inutile.

Sconvolgente apprendere dai reportage che in Irlanda esistano persistano ‘insistiscano’ meravigliose coste meridionali, verdi come da manuale abecedario sussidiario e abaco in omaggio, per contarle una ad una: caro Delfino, nuota veloce imprevedibile pazzo, hai donato 37 anni di vita agli Umani e ai loro tristi affari commerciali, hai diritto all’anonimato alla gioia alla Rivoluzione dei Mammiferi subacquei.

Hey nobile Julius, che Tu discenda dalle stelle, dagli stalli di un’accademia artistica, da nobili origini, passando da Ascanio il celestino sfuggito alla Combriccola, dal bosco greco Hylé o da Ilio (Troia, senza volgarità) – per restare in tema di assedi – la sai l’ultima? Non barzelletta, non bagatella in crociera su battello a vapore, non amenità, ma autentica svolta fantasiosa: la Letteratura Disegnata, il Disegno Popolare, l’Arte di HP e del resto della Banda Onirica, hanno fatto breccia nel bastione degli Uffizi, la Turris Eburnea degli intellettuali, sacerdoti e adoratori di urne funerarie, fuori contesto fuori di testa fuori balcone senza visione, è stata abbattuta:

Graphic Novel is back, Graphic Novel rules.

Forse non è proprio legale sai, forse è un mesto mestolo mefistotelico (altro che iconico, Totemico!) happy end – Neverending, Reverendo Never – da mulini bianchi calcinati dal Sole dopo la fuga di Sancho in sella a Fungie, forse saremo costretti ad ammettere che ha vinto il mercato, hanno perso le Città, ingannate da quel biondo miele.

La Terra rinata vedrà, scriverà cronache epifaniche, annales vergini.

In Campana di Bronzo con le opere di Achille Campanile: il male può annidarsi nel miele; le sicurezze – ordine e sicurezza! – hanno ventre flaccido, sono demoni ululanti con forconi di Belzebù, pronti a insinuarsi sinuosi sibilanti tra di noi;

ai primi brividi abbrivi breviari ‘da freddo’, sfigmomanometro aneroide sempre a portata di manicotto, per scongiurare la pressione bassa non in atmosfera, ma nelle Anime.

Alla riscossa, a-cefali, i Fiumi di china inchiostro colori hanno tracimato tra cime valli pianure, anche voi potete stare finalmente a galla, senza fare essere diventare:

Morti (tra parentesi: AUGURI).