Vacanza

Pagina dell’originalità: avercela! Sarebbe una manna.

Una manna lava l’altra, entrambe – magari un’anticchia – recano all’apoteosi; nella tratta segreta delle ferrovie del Messico. Grazie, sempre, a Gian Marco Griffi. Alla sua fantasia, alla sua cultura: in buca con un solo tiro.

Messico e nuvole, la solitudine necessaria e ritemprante suona con l’armonica (a bocca, rigosamente), ma mille violini sfiorati dal vento sono sempre una bella benedizione. Udendoli.

Vacanza vacanza, per piccina che tu sia, tu mi sembri una badia; ovviamente una valle, tra il Cadore e Lienz, ma sono dettagli. Personali.

Vacare, con rispetto parlando, da vacatio (o il contrario), con rispetto addirittura sormontante; da etimo, per i colti – popolo raro, in distinzione – essere vacuo, sgombro (non in senso ittico), libero e giocondo in visita culturale alla Gioconda, senza occupazioni. Finalmente o sfortunatamente. Liberi come l’aria, però inquinati dallo smog: ambientale, mentale, fisico; tanto, per i tuttologi negazionisti, non esiste. Perfino nelle scuole, serie, cessano le lezioni e le occupazioni, studentesche, financo le assemblee; rispettiamo le accademie, i loro nutrimenti di crusca, il loro meritato riposo in cagione – cosa vorrà dire? – di quiete. Da tutto, da tutti.

Esplorare a fondo sé stessi, in una mattinata agostana tra il 7 e il Ferragosto; malgrado la pioggerellina insistente, scoprire l’incantata valle di Anterselva e immaginare convintaMente di essere stati catapultati nella Terra di Mezzo; guardarsi attorno e vedere non solo gli Elfi e piccoli drappelli di orchi scatenati, ma anche gli Ent (non semplici abeti secolari) e perfino Gandalf il Mago; sarà Grigio, eppure la barba, nonostante il cielo plumbeo, permane addirittura candida.

Siete scettici, increduli? Anterselva di Sotto, Anterselva di Mezzo, Anterselva di Sopra. Non aggiungo altro, se non siete convinti, il problema, esistenziale, è solo e soltanto vostro. Peccato.

Liberi dal petrolio, dai nostri vizi sociali, dalle nostre innumerevoli manchevolezze, stupidità: crasse, anche in assenza di triumvirato.

Decidere infine di cambiare vita, non solo per una vacanza dall’esistenza, ma per trasferirsi in una malga o in rifugio nella mitica Valle Blu;

che forse esiste, o forse no: dipende.

Vento e ferrovie (Messico e nuvole)

Pagina delle ferrovie, statali e messicane.

La tristezza, le nuvole: certo, cosa altro sennò? Eppure… esistono ferrovie statali, in Messico? La domanda non è poi così pellegrina – meglio: peregrina? – se perfino Hitler si era convinto che la chiave segreta per vincere la seconda guerra mondiale (WW2, mai) si annidasse proprio lì. O almeno, ne è convinto Gian Marco Griffi, “scrittore del lunedì“, direttore del meraviglioso golf club di Fubine (Alessandria, non d’Egitto), piemontese schivo e amante di libri, capace di vergare ottocento e passa pagine, per spiegare l’ossessione tricolore del Fuhrer. Tricolore nel senso di stati uniti: del Messico.

Perché cominciare così? Con il Messico, i dubbi sulle sue ferrovie, un libro all’apparenza improbabile che rischia di vincere lo Strega (appoggiato dallo storico e autore Alessandro Barbero, Brick for stone) dopo essere stato letto solo da qualche decina di persone, tra amici e conoscenti?

Chiedo io: perché no? In fondo, la vera vita si rivela ponendosi le domande più assurde, sgangherate, inopportune.

Se le ferrovie statali messicane esistessero davvero, sarebbe cosa non solo buona, ma anche giusta, considerando l’estensione (14° al mondo) e le asperità di questa terra, meravigliosa e incantatrice.

Dunque, se esistono binari pubblici in Messico – tra l’altro, nonostante le incertezze e le oscillazioni controllate del mercato, 14° economia in classifica – non dovremmo più stupirci nemmeno di tutte le altre incongruenze del pianeta: prima delle altre, le guerre e la clamorosa distanza tra i pochissimi ricchissimi e i sempre in aumento esponenziale, poverissimi.

La perfezione è il nulla fagocitante, viviamo nella migliore realtà possibile oggi, qualcuno trova soluzioni geniali, nonché epocali, a problemi che ridurrebbero in ginocchio generazioni di super donne e uomini.

Dunque: sorridi, potrebbe andare peggio, potrebbe piovere…

Ah già, forse la pioggia, quella vera, non esiste più.

Viva il Messico, viva Zapata (Emiliano Brando)!