Amenità pre (anti?) natalizie

Pagina davvero dentro, completamente immersa sommersa, nel teatro dell’assurdo.

Chiedo venia e anche valium per la banalità, assai poco kafkiana, poco beckettiana: non la banalità, l’azzardato accostamento.

Pagina reietta al cubo! Pagina strappata – che dottorone, parla proprio come un libro strappato, un re fosco stappato – tra i lamenti, non i suoi, della solitudine, in una stanza silenziosa, tra pile impolverate di vecchi volumi e bagliori incandescenti del Sole al tramonto.

Pagina miscredente, pagina eretica che osa criticare, mettere in dubbio il pensiero (suvvia, pensiero… non esageriamo), pensiero unico, alias Dogma;

pagina meschina che cede alle coatte manipolazioni, quindi inaffidabile a prescindere, soprattutto dopo la presunta resa alle dita minacciose, autoritarie che l’hanno sfogliata, esaminata da cima a fondo, fino all’ultimo punto. Pagina mercuriale – da non confondere con il mattinale, ammesso qualcuno ancora sappia cosa fu – pagina in perenne conflitto contro sé stessa, contro i propri limiti e difetti, adesso ancora di più.

Amenità – menate, avrebbero detto i sociopatici anni ’70 – pre natalizie, ma resta imperativo categorico non debellare violenti e violenza: salvare il Natale. Messaggio ecumenico, molto condiviso, oscuro però, quasi quanto la comicità dentro uno scaduto cine panettone.

La carica dei 608 (decessi) ‘correlati’ a Balaklava; morire in Crimea, galoppando furiosamente contro mura inespugnabili, contro serrate fila di cannoni tonanti è forse meno eroico di chi muore per qualche non meglio precisato, non previsto effetto fatale dei rimedi magici? Rimedi così magici che di colpo – il giorno successivo – le vittime si riducono a 16 – sempre troppe, ammettono dolenti gli aedi della gilda – meglio di 608; una grande carica, divenuta piccola, piccola così: una carichetta.

Come sapeva quel duro, quel dritto dal cuore tenero di Fred, nelle notti buie e tempestose, anche una piccola può sparare, al cuore.

Pagina della Resistenza, mai sterile o futile, mai. Resistenza adeguata, resistenza resiliente (tié, beccati ‘sta resilienza di ritorno!): la strategia generale resta adamantina, mutano le tattiche per raggiungere l’obiettivo, Mahatma docet.

Pagina apparentemente piegata, per autotutela: che disguido, che scivolone, che topica. Pagina come Mercurio il dio e come il mercurio: alata, inarrestabile; liquida impetuosa, quando sembra incanalata, scivola via, ovunque, più inafferrabile che pria.

Puoi chiedere tutto a questa Pagina, tra le righe delle Pagine non esistono segreti barriere giudizi pregiudizi: sarà la pagina cartacea di un preistorico elenco telefonico a sconfiggere l’arida impersonalità della matrix ipertecnologica; fidatevi di Simenon, tutti i suoi Personaggi uscivano in carne, ossa, difetti, misfatti dagli elenchi cartacei degli abbonati ai servizi telefonici del Mondo Prima.

L’Anima della Pagina è intatta, la struttura stava cedendo, come in quei giorni di abbandono a Roma.

La fine sarebbe stata nota – forse nobile? – molto prevedibile, molto stupida: quando le forze nemiche sono soverchianti, si può simulare alleanza, perfino resa, meglio galleggiare dentro una fontana, fingendo annegamento. 

Certe pagine sono sorelle vere di Michele Strogoff, il corriere dello zar: simulano cecità, mancanza d’orizzonti, ma rifiutano, respingono in autonomia gli inchiostri letali, corrivi, corrosivi.

Un’amazzone in sella al proprio fidato puledro arabo, al trotto sugli argini, osserva il panorama; campi esausti, montagne innevate, fiume inquinato dai liquami del progresso e della civiltà.

Nonostante l’aria così sporca, nonostante questa storia sempre più sporca, scocca il momento di benedire le affinità elettive, serrare la Simbiosi tra le Pagine:

quelle Resistenti.

Tassonomia clima salute: a Orte, a Orte!

Pagina della calamita o della calamità, la differenza non è solo un accento: ne converrete anche Voi, giusto?

Tragedia degli orizzonti, un tempo erano di Gloria – di Umberto Tozzi – nel Mondo Dopo, di sopravvivenza.

Colpa del Tasso? Gerusalemme Liberata, opera principale del Tassoni, come cantava Mina in una nota reclame, sorseggiando fresca invitante deliziosa cedrata.

Non fare come il Tasso, o seguire pedissequamente il suo esempio, applicare alle nostre vite la sua strategia di resilienza?

Sognavo da tempo di scrivere anch’io questa parola così trendy.

Dorme di giorno – ma la notte, no! – indossa mascherine nere – Diabolik, Zorro, Maschera Nera di Max Bunker, The Phantom, Batman (anche se il Pipistrello è un po’ in ribasso, sul mercato) o Tassinik? – abilissimo a scavare cunicoli e tane che condivide volentieri, ma fumantino qualora qualcuno lo infastidisca o si comporti in modo villano (non villico); mammifero carnivoro eukaryota, così intelligente da essere riuscito a farsi inserire tra le specie protette – chiamalo fesso; cercando informazioni sul suo conto, al netto dei pettegolezzi, il tasso comune compare sia nella famiglia del mondo animale, sia in quella del mondo vegetale: per dirimere dubbi personali e questioni legali, rivolgersi al rinomato Studio Carlo Linneo, astenersi … perdigiorno.

Tra cinque anni – un’inezia o un’eternità, a seconda degli occhiali degli schermi dell’algoritmo digestivo – sarà più popolosa – popolare? – la Cina o l’India? Dilemmi amletici, dilemmi pellegrini, questioni nodali? Chiedetelo alla democrazia alla geopolitica all’economia della salute e alla salute dell’economia: hip hip hurrà, brinderà bene chi brinderà l’ultimo, a patto che non sia ultimo, in senso stretto.

L’installazione artistica composta da centomila gavette di ghiaccio, repetita per la gioventù, a breve non sarà più possibile, nemmeno con l’immaginazione, carente come fantasie quasi spente; e poi cosa saranno mai state queste gavette, contenitori in lamiera, alluminio, latta, apprendistati artigianali umili, volte architettoniche a gavetta, financo gavettoni, considerando la fine dell’anno scolastico, mai davvero cominciato?

I volti dei sedicenti grandi della Terra, ormai davvero a terra e quasi sepolti, dalle loro inemendabili responsabilità, sono stati ritratti – come i presidenti Usa sul Monte Rushmore in Intrigo Internazionale – attraverso materiali di fortuna, poca per l’Ambiente, utilizzando ogni sorta tipo foggia di rifiuto solido che inquina insozza avvelena il nostro Pianeta e noi stessi, le nostre vite anime menti.

Attendo con impazienza un vertice smussato, durante il quale i capoccia degli stati e dei governi annuncino all’unanimità e financo all’Umanità: le armi sono dichiarate al bando della Storia umana, tutte le risorse economiche fino a oggi destinate alle industrie belliche, saranno dirottate – in senso buono – per sempre sui comparti globali di Ambiente Cultura Salute; notare il vecchio solido irrinunciabile ordine: non mondiale, alfabetico.

Tassonomia tassonomia, per dura che tu sia, resti la legge più rigorosa che ci sia: dura tassolex, sed lex; non ammesso il solito, famigerato, legibus solutus, uno salta fuori sempre (il mio caso è diverso, io son chi sono).

Non saprei indicare formulare spiegare il significato alchemico massonico esoterico di questo fatto scientifico – scientifico, non scientista – , comunque, il Tasso possiede il doppio delle aorte rispetto agli altri mammiferi.

Come gridavano i 600 Lanceri britannici al galoppo, sciabole sguainate: a Orte, a Orte! Già all’epoca, trovarsi davanti alle bocche di cannoni, russi, non era piacevole come passeggiare per Montmartre, cercando Cafè Chantant.

Del resto, il grido di battaglia dell’impavido ex viaggiatore globale, resta scolpito nel marmo: con il pendolino guasto, Roma o Orte, purché sia magnereccia la nostra sorte!