Ceneri

Novembre incombe su di noi (molte nubi minacciose).

Mi correggo, si appropinqua: a falcate ampie e sicure.

Forse per questo motivo, mi sento κόνις, cenere; in greco antico (κόνις), sensazione – come direbbero i neo modernisti – contemporanea.

Siamo cenere, torneremo alla cenere: magari ce lo segniamo (previa gesti apotropaici), per non incorrere nella dimenticanza.

Il concetto è il medesimo –  cinis, cineris – ma la derivazione, se preferite, l’etimologia, è latina. Alla faccia degli zombi, delle lingue ritenute, incautamente, morte.

Cenere, quella sostanza polverosa grigia che si produce in seguito a combustione di legna, carbone, carta e altri, svariati, innumerevoli materiali. Bigio, cinereo (non cine reo), cenerino (non canarino): tonalità di colore che somiglia alla cenere, come i miei vetusti capelli.

Tra i sinonimi, cenerognolo che non è un nano o il compagno furfante che conduce alla rovina – ridurre in cenere, annientare – burattini lignei, eppure parlanti. Altresì, potrei citare un’altra variante, non troppo allegra, né ottimista: andare in cenere, in senso letterale e anche figurato. Del resto, secondo la fede che va per la maggiore, è la fine cui tutti siamo destinati.

Con esiti diversi, magari, eppure, tanto per citare un titolo letterario: la fine è nota.

Un’urna cineraria, ideale, metaforica, ci accoglierà tutti, tappa intermedia, forse, prima di spiccare il balzo verso nuove, sconosciute destinazioni, dimensioni.

Lungi dall’assumere pose da artista tormentato, esistenzialista e transalpino – qualcuno potrebbe rammentare uno spassoso numero di Gigi Proietti – urge digitare che la cenere in realtà si presta ad usi assai interessanti: fertilizzante naturale, repellente per insetti e lumache, coadiuvante per la pulizia domestica, oltre a essere ricca di minerali (potassio, fosforo – servirebbe a certe/certi smemorati selettivi), calcio), per nutrire le piante e combattere l’acidità del terreno.

Penso al clamoroso furto ai danni di Napoleone (“tutti i francesi sono ladri? no, Bonaparte“…), rettifico, del Louvre e penso che con la cenere, gli audaci ladri – Arsenio Lupin o Lupin III? – potranno lucidare l’argenteria. In alternativa, lasciare cenere da masticare, amara, alle disorientate forze dell’ordine.

Panna montata, per innervare autostima e forza d’animo, ma monta anche la nostalgia: che tempi meravigliosi quelli della Pantera Rosa e dell’ispettore Clouseau. Per tacere dell’eleganza naturale e della signorilità di David Niven.

In una società sempre più “militarizzata e finanziarizzata“, la bulimia da energia, ci colpisce come un ciclone e presto ci affonderà, definitivamente; ce lo spiega bene Roberto Battiston, professore di Fisica sperimentale, presso l’ateneo di Trento. Astrofisico, nonché divulgatore appassionato e accattivante, ci parla di tutto, dalla creazione fino alla probabile “morte termica del cosmo“. Se possiamo osare, ci parla anche della cenere che resterà di noi e dopo i nostri disastri. “Dietro ogni pensiero, dietro ogni emozione, dietro ogni flusso di coscienza esiste un flusso di energia“. L’approccio dell’accademico non si limita agli ineludibili aspetti pragmatici, ma è anche filosofico, con in mente il bene comune, come approdo finale. Chi controlla l’energia, controlla il destino stesso delle comunità umane, ma, forse, non si rende conto che le società possono collassare “se eccedono la capacità di carico energetico del proprio ambiente“.

Battiston ci ammonisce con chiarezza, senza ricorrere a frasi ammiccanti o ipocritamente ottimiste, edulcorate: “Dobbiamo riallinearci con i flussi naturali di energia – sole, vento, acqua – in sinergia con gli ecosistemi, senza più accumulare stock di energia antica immagazzinata nelle rocce“. Potremmo vivere armoniosamente, con la Natura e tra di noi. Presto, subito.

Riabilitata la cenere, sarebbe sempre l’ora di riabilitare il consesso umano, perché, antichi modi di dire a parte (“Bacco, tabacco e Venere riducono l’uomo in cenere“…), o meglio:

urge che il consesso umano si riabiliti da sé, prima di auto annientarsi, possibilmente diventando comunità cooperante e ‘trasformandosi’ da padrone a custode della Natura.

Qualcuno lo ha già detto e scritto.

Cavalli infernali di Troia

Avete mai notato al mattino, nelle prime ore del mattino:

la luce del Sole lenta e ritrosa, prudente pudica, a Oriente si insinua e sostituisce il manto notturno, poi libera e gioconda splendere in piena pace, mentre la gentile risacca delle Nubi blu cobalto, viola intenso galleggia nel Cielo, le onde gravitazionali delle Nuvole, rimbalzano contro la barriera corallina geologica delle pre Alpi, delle Alpi, argine e al tempo stesso preziosa cornice?

Avete mai notato lo stupore, l’incredulità dei paladini indefessi dei lavoratori, quando finalmente li incontrano, dal vivo in presenza di persona? Restano di sasso, come se incontrassero lo sguardo della Gorgone, come se realizzassero che loro non sono esseri mitologici – loro i Lavoratori – ma esistono davvero, nella realtà reale, non in quella virtuale, nemmeno fossero protagonisti al massimo di programmi ludici tipo Sim City.

Di Sin City parlerei solo a pochi adepti, complottisti, però. Del resto anche Jigen, infallibile pistolero nonché solido sodale di Lupin III, proprio come pochi di noi, considera quest’epoca così volgare – in contumacia del Volgo – così noiosa.

Avete mai notato il capo dei paladini, abbracciato felice sorridente gongolante al Re dei Draghi, cavallo di Troia – chiedo venia ai Cavalli e alle Troiane, grande opera anti militarista del teatro greco classico – inviato fidato delle forze oscure del Male che però si presentano con la maschera del Progresso e della Tutela delle persone e del Pianeta?

Epèo
di Parnasso, il focese, costruí,
per consiglio d'Atèna, un gran cavallo,
pieno i fianchi d'armati, e lo sospinse,
simulacro funesto, entro le torri.

Avrete certo anche voi notato i nuovi spot, le nuove reclame, nelle quali all’improvviso compaiono miriadi di simpatici animali domestici addomesticabili, miriadi di bambini più o meno addomesticati e simpatici e schiere di adulti preoccupati per il futuro delle nuove generazioni – esistono o sono come i Lavoratori? – per la salute della Madre Terra, per la salvezza difesa tutela di una nuova figura retorica leggendaria, chiamata biodiversità, rappresentata al meglio dall’industrioso (messaggio subliminale) Popolo delle Api? Maia o Magà? La seconda forse per accomunarci, prepararci a quel suo destino ed epilogo, prima grami, poi catastrofici.

Avete mai provato a esercitare il diritto di critica contro il marchio verde bile, senza il quale per legge iniqua illegale non si può lavorare – la Costituzione1948 nella sua teca piange disperata – ma senza contratto e senza tutele di salute e sicurezza invece sì, altrimenti si minano le basi dell’inviolabile Dogma del Mercato?

Avete partecipato anche voi alle esequie dei Sogni e delle Illusioni che chissà poi in base a quale legge cosmica tendono a morire spesso all’alba? Forse perché Sorella Morte è mattiniera e soffre d’insonnia: millenni e millenni di consigli per preparare nuove efficaci tisane rilassanti, ma ancora la formula magica non è stata trovata, Lei poi ha più familiarità con il conto delle teste che con quelle di belanti zompanti pecorelle, fuoriuscite superstiti da antiche età degli interminabili tediosi intervalli televisivi.

A proposito, qualcuno di voi, tra i più saggi pii illuminati, un attimo prima della fine del Tutto, gentilissimaMente vorrà spiegare all’Umanità intera cosa siano i film ‘belli però lenti’? Giù le mani dai lenti, quando mani ansiose curiose percorrevano veloci in tre minuti – ci avete fatto caso? la durata di una ripresa sul ring pugilistico – spazi territori inesplorati proibiti recintati, mai immaginati, nemmeno negli universi onirici, nel Mondo Prima assai più vasti e variegati (senza intento polemico).

Avete notato anche voi il Fronte del porto, unico cuore ancora rosso pulsante vitale, solidale, difensore estremo contro il traffico di armi, contro i marchi d’infamia? Se dalle finestre spalancate verso le banchine, sui magnifici portuali di lotta e buon governo, buona applicazione di filosofie morali e fieraMente politiche, vi sgorgassero dal cuore poesie canti invettive – celebrative – vergatele, non necessariamente non solo su pergamene, unitevi a Loro, condividete pane companatico, anche pensieri come petali floreali, se avvertite nel petto impeti rivoluzionari inestirpabili.

Non sembrerebbe più lieve anche emigrare da questa dimensione, se con il coraggio e l’ironia di Mata Hari, ci rivolgessimo con un conturbante sorriso ai nostri plotoni, d’esecuzione, per scoccare loro un ultimo bacio di commiato e magari di arrivederci? La dipartita è certa, ma mai escludere clamorosi ritorni.

Morale della favola, favole senza morale e soprattutto senza moralità, la morale è sempre quella: fai merenda con Brighella; pifferai più o meno magici, imbonitori, cantacontafrottole – in assenza di ambulanti di gustose frittole – incantatori da tre soldi ma delle tre carte, cavalli di troia ormai scappati dal recinto, da troppo tempo:

prestiamo sempre attenzione estrema – prestiamola agli sbadati – per non finire poi a dare estrema unzione a noi stessi in primis; occhio ai bottegai di ogni genere di sconforto, di ogni settore merceologico e di provenienza, ché come avrebbe detto il Brutto – quello era un grande filosofo all’interno di un capolavoro –

sapete, cavalli dell’inferno, di chi siete figli voi?

Di una grandissima: Troika.

P.S. Colonna sonora di Ennio Morricone, grazie.