Esotismo di provincia

Avvertenza fondamentale: non confondiamolo con l’erotismo.

Si possono abbinare – spesso e volentieri – sapendo però che sono elementi distinti. L’erotismo esotico, languido se prediligete, aiuta in giornate uggiose come questa, che preannunciano una nuova incursione del freddo invernale. Non una mia fola pruriginosa, ma un importante atteggiamento artistico, originato e sviluppato dal Romanticismo in poi. Eugene Delacroix è stato l’alfiere del fenomeno, se volessimo limitarci alla sola pittura, ma per ottenere fama da intenditori, potremmo citare Lord George Byron, poeta, dandy tormentato e tenebroso che incontrò la morte combattendo per l’indipendenza greca.

Cos’è mai, dunque, questo misterioso esotismo, frullatomi in ‘capa’ tra uno scroscio e l’altro, mentre la mazzetta – non quella impropria, come usa ora – dei quotidiani appena acquistati precipitava senza rete dentro una grigia pozzanghera? Il Pireo personale, la mia piccola luce guida, la mia stella polare restano ora e sempre il dizionario dei lemmi italiani e il suo ‘collega’, fondamentale, etimologico.

Fidandomi del fiuto Treccani, “ogni elemento forestiero che compaia nella letteratura o nell’arte“. CVD, come volevasi dimostrare (quod erat demonstrandum, per i non addetti). Adesione alle forme artistiche dell’Oriente e del Sud del mondo; più è lontano, più è affascinante, quindi esotico. La passione – mia personale, dall’atterraggio di Ufo Robot in poi – per il Paese del Sol Levante non si è mai sopita.

Come racconta Bruno Gambarotta, memoria storica della cultura e della Rai, Paolo Conte, raffinato chansonnier piemontese, pianista jazz per vocazione – e molto altro – , avvocato per circostanze esistenziali, vive circonfuso da “un meraviglioso esotismo di provincia“. Un esotico indigeno, autoctono, volendo fare gli intellettuali da bancarella rionale.

Meraviglioso, invidiabile in senso buono, auspicabile; per tutti.

Se dovessi concentrarmi, per quanto possibile, su qualcosa di esotico, penserei alla Garota de Ipanema, ragazza di Ipanema, Brasile, dalla bellezza irresistibile, in quanto tale e siffatta, ma anche grazie alla canzone celebrativa poeticamente composta per lei dal duo Antonio Carlos Jobim e dal poeta Vinicius de Moraes. Folgorante, ammaliante, ipnotica: la ballata, l’armonia muliebre divenuta canone estetico senza tempo. Forse in quel quartiere non si pescava bene, ma parole, musica, poesia erano a profusione, a disposizione di chi le sapeva e voleva cogliere e condividere.

Non trascurerei l’etimo: “exoticus“, dal greco “exotikos“, straniero – non Lo straniero di Albert Camus, non adesso – colui/lei che arriva da paese estero. O barbaro, come dicevano una volta. Anche se certi capi di stato e di governo ci stanno trascinando all’indietro alla velocità della luce, tanto che persino i nostri vicini di casa ci appaiono molto esotici, incomprensibili. Forse, un po’ è vero.

Sosteneva il filosofo, saggista, aforista romeno Emil Cioran che “l’impersonalità orientale – l’idea, cara alla pittura cinese, di dipingere una foresta «come la vedrebbero gli alberi»… In Occidente, pittura, filosofia, poesia: è sempre io, io, io“. Non so se avesse ragione, ma l’Occidente ridotto a area protetta riservata a monadi egoiste e senza fantasia comunitaria, più che una brutta distopia è un’amara realtà.

Adesso qualcuno riscopre il glocalismo, di cui discettava in anticipo sui tempi, la professoressa Rita Levi Montalcini, quando i governanti faticavano a comprendere perfino il globalismo (infatti, per non sbagliare, non hanno capito entrambi); siamo tutti centrali, siamo tutti, anche quando non lo sappiamo, provinciali.

Forse, un glocalismo moderno potrebbe essere una prima, sostenibile risposta concreta alle troppe questioni planetarie che ci assillano; forse, al termine della fiera delle vanità/inutilità letali, anche senza essere Paolo Conte (purtroppo), diventeremo tutti dei meravigliosi esseri esotici;

di provincia.

Scia (non scià) nel cielo

Pagina di cui non resterà memoria, tantomeno traccia.

Guarda lassù, accanto al tetto – in apparenza – del palasport: nuvole grigie si stagliano nel cielo, sembrano nomadi in cammino che lasciano un’orma; per chi sa ancora alzare gli occhi, per chi ancora sa commuoversi, per chi cerca risposte ai quesiti esistenziali presso gli dei, nel volo degli uccelli, nei fenomeni atmosferici. I responsi potrebbero rivelarsi utili, ma non sono determinanti.

Una rosa rossa estiva si ribella e di primo mattino (o anche secondo) fuoriesce allegra e baldanzosa – semplicemente, sé stessa – dalla ringhiera che non può trattenerla; mostra all’universo mondo la sua bellezza, la sua freschezza, il suo coraggio, di vivere pienamente, di dispensare con generosità il suo profumo per allietare gli altri esseri viventi, per suggerire il modo per coesistere e collaborare per il bene supremo: quello comune.

Care Rita Clotilde e Margherita, la ricerca scientifica non ha mai fine, è vero, ma se ci sono più cose in cielo e in terra di quante ne immagini la nostra filosofia, chissà quali sono i veri limiti e le sorprese che la nostra mente simula, dissimula, ci nasconde, tiene gelosaMente in serbo per noi piccoli mortali. Volete le scoperte scientifiche? Pedalate.

Sapevate che amigdala e insula non sono galassie, astronavi o isole del mare, ma aree emozionali del nostro cervello? Se solo potessimo attivare – forse possiamo? – i neuroni specchio per capire le sofferenze e le gioie altrui, il Pianeta e l’Universo ci ringrazierebbero, calorosamente. O, considerate le asperità attuali, ci rinfrescherebbero. Non per apparire inutilmente saccenti, ma la poetica insula è una corteccia molto antica, la cui parte anteriore riceve una cospicua quantità di informazioni dalle zone frontali del nostro organo fondamentale; e, al termine della fiera e dei processi, associa lo stato fisico della persona a quello emozionale. Professor Giacomo Rizzolatti dixit.

Una finestra di un antico casale della pedemontana pordenonese – affacciata al piano terra, quello nobile – diffonde senza posa nell’aere un aroma forte e irresistibile di pane arrostito e cipolle: conferma, ennesima, che la ricetta del saper vivere bene è semplice; bene con sé stessi, con gli altri viventi, con l’universo, perfino con tutto quello che non si vede e non possiamo elencare.

Per decriptare l’enigmatico 95% dell’universo – una bazzecola, una pinzillacchera – ci affidiamo al benemerito CERN di Ginevra, la cui direttrice Fabiola Gianotti assicura che la scienza – quella vera è aperta – lavora per donare le proprie scoperte altruisticamente e inventare per l’umanità quello che ancora non esiste; una formazione prettamente umanistica aiuta poi a diventare grandi orchestrali della scienza, perché come la musica, i risultati migliori e più importanti sono ottenuti in ensemble. Per tacere dei neutrini, dispersi ormai per disperazione nelle viscere del Gran Sasso (ignari dell’esistenza del tunnel sotterraneo con la Svizzera).

Siamo immersi in queste oscure materie – se Philip Pullman e John Milton non sono geniali, chi lo è, di grazia? – e nemmeno ne siamo coscienti; possiamo registrare e tentare goffamente di decifrare solo il 5% di quanto esiste, eppure commettiamo con frequenza impressionante il peccato per noi mortale e mortifero di hybris. Chiediamo alla Polvere, meglio se magica, meglio se conosciuta con il nome di Particelle di Rusakov;

se poi dovessimo incappare per caso nel Bosone di Higgs o nei Fermioni (Enrico Fermi, chi era costui?), tenteremo – sempre a tentoni – di farli funzionare lo stesso.

My(mai)mose: fare la festa alle Donne

Pagina della Rivolta, femminile al femminile femminile al cubo (sul cubo?).

Fuori sincrono, come certe pellicole sonorizzate in modo approssimativo, fuori tempo, fuori dal tempo, come sempre, con tanti dubbi domande; esistono un momento un giorno un’era specifici per donare vivere respirare dignità e diritti? I diritti non sono classificabili in base alla specie (civili, politici, umani?), esistono o non esistono, si rispettano o si calpestano.

II Anno era CoVid: Donna festeggia, in Italia molto spesso trovi i tuoi seviziatori i tuoi assassini direttamente in casa tua – comodo – però Ti schiavizzano Ti violentano Ti uccidono molto meno rispetto ad altri paesi europei, ad esempio la Terra dei Teutoni; non sei felice?

II Anno era CoVid, il paese è reale, degli uomini, sedicenti tali, ominicchi più che altro, senza vergogna, senza attributi, capaci di dire pubblicamente che loro sono moderni evoluti di ampie vedute, di essere contenti quando le Ragazze lavoratrici manifestano progetti per costruire Famiglie, ma – cribbio – nel caso, dovrebbero essere così oneste sincere professionali da non firmare contratti di impiego; del resto, anni fa, nel Mondo Prima, a Roma, una datora di lavoro, madre di famiglia e imprenditrice rampante, si produceva spesso in audaci intemerate contro le sue compagne di genere: mai Donne in azienda, sono inaffidabili perché di solito hanno la pessima abitudine di restare incinte.

Scandalo tradimento, disfattismo, materno; giammai. Vade retro, femminino, dall’universo spietato e macho del lavoro. Pil vs Maternità. Donne rammentate i Lari e i Penati, l’Arrotino e perfino l’Aretino – forieri di – ecco, accontentatevi di sostituirli, per Voi è già incarico notevole, siate grate silenti remissive, non inviate missive. Ambasciator non porta pena, portatore insano di cefalopenis.

II Anno era CoVid, una fata Merlino ci salverà? Vorrei vivere sui Prati Stabili magari incontaminati e tutelati del (della?) Torre – come certi Affetti da dpcm (gentili viaggiatori, quando scendete dalla carrozza, ricordate di non scordarvi i vostri affetti personali) – Lei è una studentessa di 26 anni, ma appassionata dei Magredi, capace con un solo gesto della mano di mettere in fuga ruspe idiote, autorizzate aizzate da istituzioni quantomeno ignave inconsapevoli inadatte, a tutto.

C’era una volta un piccolo naviglio; chiedo venia, confondo piani, quinquennali e non: c’era una volta un piccolo gineceo dirigente esclusivo privilegiato, club del burraco della burrata delle golose tartine imburrate; tra confortevoli salottini damascati, le pregevoli Ospiti si misero in testa di conquistare il potere – non chiedete a me, di grazia, quale – ma quando scoccò la freccia del giudizio l’ora fatale (fatata?) l’ora delle supreme immersioni nella realtà, sul più bello, la combriccola poco allegra rispetto a qualche istante precedente si congedò, alla chetichella. Momenti fatali e addio novella, degli Scacchi, ma con aspiranti regine immobili auto detronizzate con foglio di via, chissà quanto libera.

Nel paese irreale desta scandalo sorpresa sgomento constatare l’esistenza, in vita, di Persone anziane capaci di rispettare il proprio turno in una fila composta di propri simili; Rita Levi Montalcini, Professoressa di tutti noi per sempre, attese in piedi ai seggi il momento di esercitare il diritto di voto, mentre poveri sciocchi colmi solo di bile e ignoranza La insultavano; Nonne del Mondo Prima, sotto i bombardamenti tornavano in fretta verso case ormai distrutte per recuperare in mezzo alle macerie la pentola con il minestrone di fagioli, neri come certi segni di un destino da prendere a ceffoni: consapevoli che quello sarebbe stato l’unico rancio disponibile, per i magri giorni a venire seguenti a inseguire: un domani nuovo, come le figlie e i figli in grembo.

Notti Bianche del ’48, uno a scelta, quello che preferite, telefoni bianchi inguainati anti contagio – inguaiati – Strade Bianche verso Sud, per antiche età della Gioia.

Nelle notti chiare d’Estate, quando il Cielo è più vicino, quando i Popoli vestono solo di colori primari naturali, mentre danzano gaudenti:

le Donne contano le Stelle, ma decodificano anche i numeri cosmogonici segreti, quelli necessari per arrivarci.

Alcalde … una notte

Pagina bianca per il Borgomastro, mastro del borgo, ma il Maestro e soprattutto l’antica figura della Maestra, punti verde speranza, stelle polari d’orientamento, Oriente del Sol Levante, colonne portanti sociali e urbani, nei modi e nella sofia, erano davvero saggi sapienti, agenti di salute pubblica, istruzione, civismo.

Console Podestà Doge Rettore – Donatella, hai finito prima le lamette o le vene? – siamo così riluttanti al cospetto di regole progetti speranze che semel in anno una tantum, accoglieremmo come un divo financo un satrapo, un birbante satiro danzante, un tiranno però dispotico quanto basta.

?Borgomastro, entiende? Alcalde sempre al caldo, alcalde de Aguilar de la Frontera – Messico o El Andalus? – alcalde turpe malvagio corrotto de Los Angeles, quando una maschera con mantello baffi spada e cavallo nero era sinonimo e simbolo di Libertà, sindaco marshall sceriffo sheriff – I shot the Sheriff (by Slow Hand, in Slow Motion)? Solo con parole appuntite spigolose talvolta beffarde – perché oggi questo chiede il pubblico della grande rete: un uomo, o surrogato, deciso senza dubbio, un concentrato una spremuta, se non di arance, almeno di vacue certezze, senza cedimenti strutturali come ponti viadotti edifici, un autentico condottiero delle genti, delle folle, delle masse, da stipare intruppare assemblare assembrare dentro piccole piazze all’ombra di campanili autoctoni;

ché se l’assembramento è istituzionale diventa lecito, con o senza lasciapassare giuridico, scientifico, del buon senno dei Nonni, ma se la ribellione è individuale, fuori schema, fuori contesto, stigma condanna anatema per direttissima della santissima inquisizione, rogo in piazza – sempre la medesima! tanto, ormai… – con mordacchia al condannato, giusto per dare l’esempio. Bruciarne Uno per incenerire Tutti.

Le Donne in parlamento, al governo, al volante, pericolo costante? Provate a dirlo – prima provate a prenderla! – a Eliska Junkova; provate a leggere la targa della Sua adorata Bugatti alla Targa Florio 1928, durante la quale, oltre ogni omaggio floreale, fece ingoiare polvere fiele e pregiudizi a tanti, sempre troppi ominicchi.

Ditelo alla Professoressa Rita Levi M. nom de plume: Clotilde.

Principe di Danimarca, Tu che insegui fantasmi teschi streghe sui bastioni dei castelli, Tu tormentato dai dilemmi di ogni genere tipo specie, Tu che conosci le sofferenze dell’iniquità delle congiure vere, dell’ingiustizia, sii cleMente sbucciando clementine, magari canticchiando Oh my Darling Clementine: con un atto d’imperio concedi la grazia a 15 milioni di visoni innocenti, la cui unica colpa è non essere responsabili della pandemia, delle mutazioni transgeniche, della deforestazione; salva i visoni popolo faunista faunistico fausto, non foriero di cadaveriche pellicce, salva i pipistrelli con i pastelli, capi espiatori senza peccato dell’imbecillità degli antropitechi.

La Talpa forse cieca dopo decenni di studi e letture da matta disperatissima intellettuale, magari fuori dalla propria tana non vede benissimo, ma l’udito è fine accurato sensibile: politicanti comandanti trafficoni non rispondono mai a puntuale domanda, riempiono il vuoto il voto il video con faccioni blateranti parole a go go, quindi inutili, seguendo un binario unico prefissato preconfezionato, un binario morto con gli scambi guasti da secoli che conduce solo tra le braccia della Morte.

Don Zauker, il cervello è un mattacchione che agisce spesso e volentieri sorprendeteMente, ma credo non sia un’informazione rivoluzionaria per Te; nasce prima l’azione o la decisione? Il libero arbitrio è arbitrario discrezionale discreto? I processi cerebrali – al netto della loro proverbiale complessità! – assolvono o condannano, una volta ‘cerebrati’? Il povero Messer Cerebrum, constatato che in Italia non nascono più difensori cerberi, ha deciso di giocare jolly, ma sempre in anticipo.

Borgomastro Gubernator (Gubana con?) Amiral, deve essere duro per contratto, per accordo con gli sponsor, per antonomasia – chi sarà mai questa Signora? Chi lo sa risponda – strenuo, mascella squadrata come morsa d’acciaio anche se noi preferiremmo Hiroshi, sguardo corrucciato rivolto o disperso nel vuoto cosmico, ammesso esista:

ah, cari bovini, menti superiori relegate al pascolo, costrette per nascita alla mungitura e al macello;

draconiano senza essere conte, sanguisuga senza essere Dracula, duro inflessibile senza essere metallo raro né diamante, duro senza se e senza ma, talvolta durissimo:

soprattutto di comprendonio.