My(mai)mose: fare la festa alle Donne

Pagina della Rivolta, femminile al femminile femminile al cubo (sul cubo?).

Fuori sincrono, come certe pellicole sonorizzate in modo approssimativo, fuori tempo, fuori dal tempo, come sempre, con tanti dubbi domande; esistono un momento un giorno un’era specifici per donare vivere respirare dignità e diritti? I diritti non sono classificabili in base alla specie (civili, politici, umani?), esistono o non esistono, si rispettano o si calpestano.

II Anno era CoVid: Donna festeggia, in Italia molto spesso trovi i tuoi seviziatori i tuoi assassini direttamente in casa tua – comodo – però Ti schiavizzano Ti violentano Ti uccidono molto meno rispetto ad altri paesi europei, ad esempio la Terra dei Teutoni; non sei felice?

II Anno era CoVid, il paese è reale, degli uomini, sedicenti tali, ominicchi più che altro, senza vergogna, senza attributi, capaci di dire pubblicamente che loro sono moderni evoluti di ampie vedute, di essere contenti quando le Ragazze lavoratrici manifestano progetti per costruire Famiglie, ma – cribbio – nel caso, dovrebbero essere così oneste sincere professionali da non firmare contratti di impiego; del resto, anni fa, nel Mondo Prima, a Roma, una datora di lavoro, madre di famiglia e imprenditrice rampante, si produceva spesso in audaci intemerate contro le sue compagne di genere: mai Donne in azienda, sono inaffidabili perché di solito hanno la pessima abitudine di restare incinte.

Scandalo tradimento, disfattismo, materno; giammai. Vade retro, femminino, dall’universo spietato e macho del lavoro. Pil vs Maternità. Donne rammentate i Lari e i Penati, l’Arrotino e perfino l’Aretino – forieri di – ecco, accontentatevi di sostituirli, per Voi è già incarico notevole, siate grate silenti remissive, non inviate missive. Ambasciator non porta pena, portatore insano di cefalopenis.

II Anno era CoVid, una fata Merlino ci salverà? Vorrei vivere sui Prati Stabili magari incontaminati e tutelati del (della?) Torre – come certi Affetti da dpcm (gentili viaggiatori, quando scendete dalla carrozza, ricordate di non scordarvi i vostri affetti personali) – Lei è una studentessa di 26 anni, ma appassionata dei Magredi, capace con un solo gesto della mano di mettere in fuga ruspe idiote, autorizzate aizzate da istituzioni quantomeno ignave inconsapevoli inadatte, a tutto.

C’era una volta un piccolo naviglio; chiedo venia, confondo piani, quinquennali e non: c’era una volta un piccolo gineceo dirigente esclusivo privilegiato, club del burraco della burrata delle golose tartine imburrate; tra confortevoli salottini damascati, le pregevoli Ospiti si misero in testa di conquistare il potere – non chiedete a me, di grazia, quale – ma quando scoccò la freccia del giudizio l’ora fatale (fatata?) l’ora delle supreme immersioni nella realtà, sul più bello, la combriccola poco allegra rispetto a qualche istante precedente si congedò, alla chetichella. Momenti fatali e addio novella, degli Scacchi, ma con aspiranti regine immobili auto detronizzate con foglio di via, chissà quanto libera.

Nel paese irreale desta scandalo sorpresa sgomento constatare l’esistenza, in vita, di Persone anziane capaci di rispettare il proprio turno in una fila composta di propri simili; Rita Levi Montalcini, Professoressa di tutti noi per sempre, attese in piedi ai seggi il momento di esercitare il diritto di voto, mentre poveri sciocchi colmi solo di bile e ignoranza La insultavano; Nonne del Mondo Prima, sotto i bombardamenti tornavano in fretta verso case ormai distrutte per recuperare in mezzo alle macerie la pentola con il minestrone di fagioli, neri come certi segni di un destino da prendere a ceffoni: consapevoli che quello sarebbe stato l’unico rancio disponibile, per i magri giorni a venire seguenti a inseguire: un domani nuovo, come le figlie e i figli in grembo.

Notti Bianche del ’48, uno a scelta, quello che preferite, telefoni bianchi inguainati anti contagio – inguaiati – Strade Bianche verso Sud, per antiche età della Gioia.

Nelle notti chiare d’Estate, quando il Cielo è più vicino, quando i Popoli vestono solo di colori primari naturali, mentre danzano gaudenti:

le Donne contano le Stelle, ma decodificano anche i numeri cosmogonici segreti, quelli necessari per arrivarci.

Cabiria

Pagina Bianca, pagine delle Notti Bianche.

Non quelle antiche notti insonni e festose della Capitale, non le illusorie oniriche drammatiche notti di Cabiria o notti da incubo di Giuliette che amano davvero, confondendo letali gesti distruttivi di codardi invertebrati, senza dignità, con illusorie visioni di felicità; Donne filantropiche che sorridono lungo scogliere e mulattiere mostruose, che sanno e vogliono sorridere lungo cime tempestose, lungo rive procellose, incontrando Artisti di strada che regalano Cultura, in cambio di un po’ di gentilezza e di un pezzo di pane, buono però.

Rive brulicanti di folla, strade vicoli e piazze pacificamente invasi, assembramenti gioiosi, quando giocolieri maghi eteree danzatrici acrobatiche scalavano mura e torri di Castelli senza più Santi, né Angeli; Castelli incantati tra lampi di luci policrome, per abbagliare occhi menti fantasie in letargo, da secoli.

La Città Eterna (a momenti) intera compatta, senza ingiustizie, ma solo per una notte, accompagnava lo Spettacolo itinerante, la Città era allo stesso tempo palcoscenico e Attrice principale della Rappresentazione; che mai imita la Vita, semmai ne rivela oscuri, inconfessabili talvolta mirabolanti segreti.

Le prime luci dell’alba filtravano inaspettate, tra comitive comete quartieri antichi, come se quel miracolo potesse eternarsi e non fosse semplice passaggio terrestre mortale momentaneo: la magia e l’incanto, pudici, cedevano il passo alla ritualità del quotidiano incombente; il giorno dopo in quel Mondo Prima, agli inguaribili sognatori che non si arrendevano all’evidenza della realtà, ai sognatori che non volevano intendere ragioni e dirsi buonanotte (o buon nuovo giorno), mentre i bipedi (a)normali già si recavano al lavoro, sembrava solo una pausa, in attesa spasmodica e impaziente della successiva data della turné; cosa sono queste mani sempre flaccide? una vigorosa sciacquata con acqua fredda e sapone di Marsiglia, per ritrovare presa solida, scacciare torpore riattivare circolazione e moto diagonale e ondoso delle sinapsi.

Attendevamo un autobus che ancora oggi non passa; terremoto e blackout improvvisi, appoggiati a un muro scrostato e corroso dall’umidità, per non scivolare, per non piombare a terra, sulla Terra. Il balzo dimensionale dal regno magico è sempre traumatico. Temporale fortunale nubifragio, assenza di mezzi pubblici, di fortuna, di sfortuna, né piroghe, né zattere, da escludere a priori Arche di Salvataggio o di una qualche Alleanza. Pioveva il Cielo sulla città, cadeva sulle teste e sul Lungotevere la festa appena nata, era già finita, prima che la notte fosse giunta al termine, o a Termini.

Ieri Oggi Domani… Forse mai, cosa importa? Il surrealismo, tra le Nuvole, con o senza bombetta, non è comunque di questo Mondo?

Abbracciare una Donna che nel buio illumina la piazza più grande, impedirle di addormentarsi per scongiurare conseguenze; su un tappeto di Aladino uscito misteriosamente da una inesistente bottega di rigattiere, riaccompagnarla a casa sua in volo radente su mura antiche e inestricabili abominj contemporanei; abbandonarla prima che Oberon e Titania chiudano il varco, adagiarla sul suo letto intatto, per non gettarla in pasto ai demoni dalle mura diroccate di un acquedotto pre moderno, per non trafugare la sua borsetta e i suoi trucchi speciali, arti muliebri non replicabili;

Beata Ingenuità, anche Tu decrepita, chanson d’amour, souvenir d’Italie e viaggi mentali, telefoni e guanti bianchi, occhi cerchiati di nero, Pierrot metropolitani che vagheggiano ormai solo cornetti apotropaici e cappuccini con creme di latte rigenerante, nei artificiali di bellezze sbarazzine nelle vetrine delle boutique, niente più campanelli, solo volgari trilli, assordanti e dozzinali.

Nemmeno una Greta con un po’ di Garbo, cui porgere avanches di ardite conversazioni tra sconosciuti.

Cabiria non cedere, non credere alle fatue promesse degli Sceicchi Bianchi, non salire sulle loro altalene. Trova il Tuo, solo Tuo angolo in questo nostro presente che si dissolve come foglia secca d’acero sotto la suola di un gigante distratto.

Divino Amore, carnale spirituale metafisico, sei vero, umano o sei solo un santuario?

Non lasciamo ai poster ai posteri ai posteriori l’ardua (ir)responsabile sentenza.