Incontro (no boxe) tra Titani

Pagina dell’incontro, non dello scontro.

Scontro nel senso di conflitto, polemica, diatriba. O giù di lì.

Incontro inteso come conoscenza di qualcuno o contesa sportiva, mai bellica. Incontro tra persone, possibilmente raziocinanti, non belluine né belligeranti. Non sarà un incontro tra Titani, ma tra esseri pensanti, proprio sì.

Nel 2024, fra poche ore, la radio compirà il suo primo – glorioso? – secolo di vita, mentre Happy Days, telefilm statunitense che ebbe l’ardire di superare Star Trek e Hazzard nel cuore e nell’attenzione degli spettatori italici (nonché, nell’indice di gradimento), festeggerà con soddisfazione i 50 anni; forse i due eventi non sono in relazione, non hanno punti in comune (sicuri?), però meglio segnalare, anche perché, riflettendo con calma, accuratezza, analiticamente, forse elementi di contatto si trovano. Almeno ci si prova, tra fenomeni culturali popolari.

Appunto un incontro che parla di noi, ci descrive, delinea tratti salienti e peculiari delle trasformazioni sociali e dei gusti comunitari, anche i più sfumati e meno evidenti, che hanno caratterizzato la gens tricolore negli anni rivoluzionari del ’70 , per poi sfociare inaspettatamente in quelli gaudenti e molto sciocchi dell’80. Del 1900, un’era geologica fa. Evviva gli italopitechi, direbbe il leggendario tennista letterato Gianni Clerici (per tacere dell’informatissimo e preparatissimo amico: Rino Tommasi).

Nei fossi sulla Pedemontana l’acqua è allo stato liquido (non ghiacciato) questo incoraggia i ciclisti; anche se, come purtroppo capiterà agli appassionati della montagna e dello sci, il dettaglio in apparenza favorevole, non sarà foriero né messaggero di prossime, liete sorprese.

I lampioni scompaiono sulle rive dei fiumi, ma rifrangono la luce del Sole, capace di prevalere anche sulla fastidiosa, insistente, penetrante nebbia; i Titani restano attoniti e perplessi. Non solo loro.

Abbiamo inventato e sganciato la bomba atomica, ce ne siamo vantati, gloriati, ne abbiamo fatto un fantasma (più ordigni accumulo, minacciando di farli esplodere, più ottengo la sicurezza e la pace; davvero?), scriviamo la fallace, falsa storia indicando l’occidente come civiltà progredita, evoluta, avanzatissima. Pensa fosse il contrario.

Rincuora che i Titani, seduti in un inverno vero accanto a un focolare vero, si raccontino ancora la leggenda di Andrés Aguyar, il Moro di Garibaldi (Giuseppe, spaccamontagne nizzardo, lui): nato da una famiglia di schiavi di Montevideo, analfabeta, “cavaliere eccellente, formidabile domatore di cavalli” (scrive di lui Gian Antonio Stella), salvò la vita al condottiero dei Mille almeno un paio di volte, grazie al suo coraggio, alla sua straripante vigoria fisica, alla convinzione di amare due patrie, quella natia e quella prescelta: le repubbliche d’America e quella di Roma. Morì a Trastevere, falciato da una granata francese, il 30 giugno 1849, eroe dimenticato in fretta – o oscurato con fretta sospetta – della troppo breve stagione della repubblica romana.

Ci sarebbe poi la piccola vicenda personale di Sam Allison, arbitro di colore nella ricca Premier League inglese post Brexit, ma questa è davvero un’altra storia, una di quelle che si raccontano i Titani, quando s’incontrano e sono di buon umore;

come quella dell’Uomo che decise di salvare il Pianeta, le generazioni future e se stesso.

Questa però è davvero una fiaba, auspicando sia solo fantasia e non frutto di fandonie.

Cocchi e Buoi dei paesi tuoi

Lo speziale ciarlatano intimò alle donne e agli uomini di fatica: non si parla degli effetti nocivi degli elisir traumaturgici, lo impone la santissima – nemmeno troppo – Inquisizione.

Gogna tortura rogo, sono in fondo pene lievi e dense di umanità per chi osa avanzare – avanzi tu, nel senso di lei – perplessità dubbi addirittura dissenso nei confronti dell’indiscutibile, supremo Dogma; come supremo, avrei preferito Doppler, matto con la fissa di dominare il Globo – fosse l’unico – ma almeno capace di suonare un fantastico organo a canne in modo sublime.

Siamo i primi al mondo per fanfaluche e non rammento più se si tratti di eco balle – perché sia chiaro le balle che spariamo sull’ecologia sono spaziali più di quelle del film di Mel Brooks – o antiche monete, false, magari veloci golette di pirati, Falene attirate dal fuoco, cenere che vola via su bolle d’aria; abbiamo le trivelle sostenibili, da Titano, ma in Danimarca nonostante i possenti ricavi le mettono definitivamente al bando – non di concorso o annuncio del banditore comunale – in Cina i fedelissimi del Celeste Impero sono diventati campioni nella produzione e commercio di cocchi elettrici, o elettrificati, giusto per rammentare ai miscredenti che la vita è tutta una scossa, un brivido sopra le follie, un coacervo, ma di emozioni continue.

Caro Conte Vlad, sapete che questo è davvero il momento più lieto e propizio per i vampiri di anime? Prosperano dilagano imperano durante epidemie – soprattutto di idiozia – e guerre: senza allusioni, senza offese, senza volontà polemica.

Ottavio, Amico mio, cos’è il genio? Ah, saperlo. Riadattare vecchi calzettoni calcistici dimessi e dismessi – lavati e profumati, per puntiglio di cronaca – a guaine per borracce ciclistiche in metallo; il Pianeta è uno e uno solo, meglio riciclare prima che decida di rottamarci, tutti. Anche in bicicletta, andare in fuga sarebbe impresa vagamente improbabile.

Come diceva quello? Al millesimo sfilatino di pane, persino a Fantozzi balenò un leggerissimo sospetto; con gli avventi avversi dei magici miracolosi rimedi, non accade lo stesso, ma si sa, i maghi i cerusici gli speziali al servizio dell’Oscurità non dispongono della stessa materia, grigia, del noto Ragioniere.

Poi, caro Bertrando, patriarca non per caso né a caso o casaccio, le gilde dei tecnocrati dell’energia infernale e dei rimedi miracolosi, hanno assoldato a cifre faraoniche gli scriba e gli aedi più noti e popolari per cantare – incantare – le masse volgari con le presunte meraviglie da essi stessi prodotte e immesse sul mercatone globale del Mondo Dopo e dentro le vene dei bipedi. La reclame è l’anima de li mejo commerci, a patto che siano i loro.

Sbarazzina Belinda, i tuoi occhi sono azzurro rugiada, azzurro color di lontananza e infinito, nei quali si rischia di annegare; rammenti quel tempo della tua vita mortale, quando la tv programmava la serie fantascientifica – adesso lascienzah ufficiale è diventata ultra fanta – Star Trek? Presto trasformata nella fantasia dei liceali buontemponi, dediti alla registrazione su audiocassetta delle canzoni di successo trasmessi dalle radio, in start rec.

Umberto Eco mi ha confermato in sogno che passare da start rec a start big res, reset per i non addetti, è un attimo: lo dicono e lo scrivono i capoccia del big three – tutto big nella loro ottica, perché s’illudono che il loro agglomerato criminale sia ‘too big to fail’, ma non rammentano la storia di Davide e Golia – il grande Tre, non il grosso Albero (tipo Sequoia sacra), club esclusivo dei più grandi fondi d’investimento, con all’interno tutte le multinazionali del web, dell’energia, delle armi, del farmaco; insomma, quelli che in assenza di opposizione, decidono a piacimento le nostre sorti, contando su uno stato permanente di crisi allerta terrore, causa epidemie, guerre e catastrofi naturali.

Quando le balle vengono propagate dalle massime cariche istituzionali politiche religiose, possono essere classificate come fuck news o sono semplici verità alternative?

Mi consenta: pampalugo sarà Lei.

Le Mogli si sono dimesse, restano cocchi e buoi, speriamo almeno questi siano dei paesi tuoi e non fulcro dell’ennesimo complotto smascherato – senza maschera, senza vergogna – contro l’Umanità; sapendo, come da saggezza popolare, che esiste una Forza Motrice superiore a quella dei buoi, Quella che nel Mondo Prima, dal big bang in poi, ha sempre garantita la rotazione della Terra intorno al proprio asse;

in ogni caso, resteranno i cocchi e, poco auspicabilmente, saranno cocchi amari per ogni singola persona di buona volontà e mente libera.